I VIZI DEL SOCIAL LENDING

In primo luogo, il rischio di credito vero e proprio: qui non si depositano i soldi in banca, si prestano somme a persone che potrebbero non restituirle. Un punto importante è che la società online (Zopa, ad esempio) non si interpone fra creditori e debitori e quindi non garantisce il rimborso : il debitore non deve del denaro a Zopa, Boober o prestiamoci.it, ma sempre direttamente ai singoli creditori.

A sua volta, chi investe non vanta un credito nei confronti della società online , ma delle persone a cui ha prestato denaro. Anche dopo l'intervento della società di recupero crediti, potrebbe volerci del tempo per vedersi restituire il poprio capitale. Il nove per cento comincia, improvvisamente, a non sembrare così invitante?

Per risolvere il problema, si possono chiedere garanzie, reali o personali, ma la complessità delle transazioni inevitabilmente aumenta. O in generale, giova ricordarlo, l'investitore diventa, in piccolo, un banchiere: con tutti i vantaggi, ma anche con buona parte dei grattacapi del ruolo. Esiste poi un altro problema.

L'appartenenza a società conosciute o la solidità degli sponsor della società di social lending è importante e viene spesso dimenticata, quando si discute dei rischi e delle opportunità del social lending. E' invece rilevante, per un semplice motivo: queste società s’incaricano di gestire il flusso di pagamenti e se non ci sono loro, i prestatori dovranno andare personalmente a caccia dei debitori, recuperare la contrattualistica che regola i loro rapporti con essi e rimettere in piedi l'intera infrastruttura.

Sembra un evento remoto? In Italia, certamente: tutti i siti citati sono gestiti da professionisti con ua solida reputazione nel proprio rispettivo campo, sia esso la finanza o l'IT. Non è così altrove: il Boober originale, olandese, sembra essere collassato a metà giugno; creditori e debitori non hanno più accesso ai fondi e non riescono più ad accedere ai database, con risultati devastanti. E qui si osserva il paradosso della vigilanza di Banca d'Italia, che ha sanzionato forse troppo drasticamente Zopa.it per un peccato probabilmente veniale, ma che poco potrebbe fare contro il vero problema : la scomparsa del sito Web e dei database contenenti i dati necessari per mandare avanti il meccanismo dle social lending.

22 agosto 2013 · Carla Benvenuto

Richiedi assistenza gratuita sugli argomenti trattati nell'articolo

Commenti e domande dei lettori

Per porre una domanda sul tema trattato nell'articolo e visualizzare il form per l'inserimento, devi prima autenticarti cliccando qui. Potrai anche utilizzare le icone posizionate in basso nel pannello di registrazione, che ti consentiranno l'accesso diretto con un account Facebook, Google+ o Twitter.