Le tipologie di carte credito

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Più correttamente dovremmo parlare di carte di pagamento e non di carte di credito. Infatti, la carta di credito è solo una fra le possibili tipologie di carte di pagamento.

Dunque, possiamo distinguere le carte di pagamento in:

Carta di credito a saldo (in lingua inglese “charge”)

Simile alla carta di debito, però con addebito di tutti gli importi spesi nell'arco del mese in un'unica soluzione, di norma entro la metà del mese successivo.

Il saldo del conto avviene normalmente tramite addebito sul conto corrente del cliente. E' la carta di credito più diffusa ed è quella che normalmente viene richiesta alla propria banca.

Carta di debito più comunemente conosciuta come bancomat

Viene emessa da un istituto bancario a favore di un consumatore che ha un conto corrente presso i suoi sportelli. Consente di prelevare contanti nonché di effettuare spese presso esercizi abilitati (tramite il sistema POS, Point of Sale). L'addebito avviene direttamente sul conto corrente del titolare con valuta del giorno stesso.

Il suo utilizzo, sia per il prelievo di contante che per il pagamento prevede la digitazione del proprio PIN (Personal identification number).

Carta di credito revolving

Prevede i medesimi servizi della carta a saldo, ma ha la caratteristica di “contenere” un affidamento, cioè funziona grazie ad un prestito al titolare della card. In altre parole, questa carta gli offre la possibilità di spendere del denaro indipendentemente dai fondi disponibili sul conto corrente e di ripagare ratealmente il debito che si crea.

Nel corso del mese il cliente può scegliere la rata di rimborso che preferisce pagare, purché superiore ad una rata minima (normalmente, intorno al 5% dell'esposizione debitoria).

Carta privativa o Fidelity Card

Viene emessa da un supermercato o un grande magazzino o da una catena di negozi (in accordo con un istituto finanziario) ed è utilizzabile solo in un circuito di negozi o di esercizi prestabiliti.

Questa operazione consente peraltro di raccogliere dati sulla clientela, alla quale poi offrire prezzi e prodotti sempre più mirati, e può consentire anche delle formule di pagamento con sconti o con servizi di credito.

Particolarmente interessante appare la carta revolving per le possibilità di espansione che è destinata ad avere sul mercato dei sistemi di pagamento elettronici. Questa carta, infatti, è appetibile su larga scala sia dal piccolo che dal medio utilizzatore e nel settore del business d'impresa.

Come abbiamo visto, in contropartita della possibilità di usare una linea di credito con la carta revolving, il titolare della card accetta di pagare un tasso di interesse mensile che va a remunerare l'impiego effettivo del finanziamento concesso.

Può sembrare ovvio, ma va sottolineato che gli interessi si applicano solo alle somme utilizzate, per cui l'istituto emittente, a differenza degli affidamenti in conto corrente (dove vengono addebitate delle commissioni di massimo scoperto) non percepisce nulla per il fatto di mettere a disposizione del denaro, se questo non è effettivamente speso e la carta non viene utilizzata.

Oltre agli interessi, nei costi per l'utilizzo della carta revolving è da considerare che l'emittente può richiedere una quota fissa annua di associazione, in modo non dissimile da ciò che accade per la carta bancomat o per la carta “charge”. O che la card può essere associata ad altri servizi più o meno facoltativi.

CARTA REVOLVING - AVVERTENZE

A proposito della CARTA REVOLVING è’ bene però tenere presente che:

  • A fronte di indubbi vantaggi per la sua comodità, l'utilizzatore deve però ricordare che la sostanza della carta è quella di concedere un prestito, e quindi nel momento in cui viene avviata la richiesta della carta revolving, l'erogatore trasmetterà i dati dell'affidamento alle Banche Dati private (per importi fino a 30.000 Euro) e il nominativo sarà segnalato per la posizione di rischio. In buona sostanza, rimarrà la “storia” della sua posizione, con la segnalazione - a seconda dei casi - da un minimo di un mese anche solo per la richiesta del finanziamento ad un massimo di trentasei mesi in caso di morosità.

  • Questo fatto occorre che sia tenuto presente perché in caso di ulteriori richieste di fidi bancari o di mutui - magari per l'acquisto della prima casa o per l'azienda - il soggetto risulterà già segnalato e magari il successivo prestito sarà negato.

  • In ogni caso, l'utilizzatore ha diritto che gli venga fornito conto dei dati che lo riguardano e del loro trattamento a questi fini.

  • Inoltre, il titolare della carta - grazie alla facilità del suo utilizzo - può indebitarsi eccessivamente.

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7 dicembre 2007 · Ornella De Bellis

Commenti e domande dei lettori

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  • Stefano 3 novembre 2009 at 18:51

    Buonasera, come si colloca fra queste tipologie il Conto Tascabile Chebanca?

    • c0cc0bill 3 novembre 2009 at 20:35

      Non commentiamo prodotti specifici.