Le sfumature del credito

Attenzione » il contenuto dell'articolo è stato oggetto di revisioni normative e/o aggiornamenti giurisprudenziali successivi alla pubblicazione e le informazioni in esso contenute potrebbero risultare non corrette o non attuali. Potrai trovare i post aggiornati sull'argomento nella sezione di approfondimento in fondo alla pagina, oppure qui.

Credito etico, credito responsabile e credito sociale non sono sinonimi e per chiarire le implicazioni di ciascun concetto è necessaria una breve analisi, tenendo d'occhio anche il concetto di responsabilità, condivisibile da tutti.

In pochi anni la concessione di credito alle famiglie ha assunto una dimensione diversa, nella direzione di un'espansione vistosa rispetto al passato anche recente: sviluppo dei mutui fondiari, credito al consumo in tutte le sue forme, prestito finalizzato e non finalizzato, finanziamento personale, carta di credito (dilazioni, revolving, prepagate, usa e getta, ecc.), cessione del quinto dello stipendio e della pensione, leasing anche per i consumatori, nuovi prodotti come i mutui per consolidamento e per sostituzione, sviluppo (ancora ridotto) dell'offerta di credito attraverso internet.

Il nuovo panorama ha fatto nascere scuole di pensiero diverse. Una è, certamente, quella dell'utilità dello sviluppo della concessione del credito perché utile all'economia: il credito al consumo ci avvicina all'Europa, consente di progredire in termine di prodotti e di processi. A questa scuola di pensiero si contrappone quella che ritiene il credito al consumo uno strumento da “maneggiare con cura” perché i rischi possono essere molti, dall'utilizzo non informato, all'uso troppo “spensierato”, fino alla creazione di forme di sovraindebitamento pericolose non solo in termini finanziari ma anche sociali, per le famiglie e per la società nel suo complesso.

Una scuola di pensiero che va per la maggiore è quella che riguarda l'eticità del credito. Una definizione, fornita dalla Fondazione della Banca Etica, indica come finanza etica, più precisamente socialmente responsabile, quella che persegue l'obiettivo di ottimizzare i rendimenti, innovando i prodotti e i criteri di analisi del rischio e degli investimenti attraverso il coordinamento delle valutazioni dell'impatto sociale e ambientale con quelle economiche e finanziarie. L'intento non è del tutto convincente, a mio parere. Quando si parla di etica, di solito il riferimento è agli investimenti e non alla concessione di credito e, in secondo luogo, non sempre finanziare alcuni settori è in assoluto contrario all'etica. Se tratto con un intermediario (banca, finanziaria, mediatore punto vendita che sia) chiedo personalmente che rispetti le leggi, che offra prodotti adatti alle mie personali esigenze, che presenti informazioni chiare e complete e, infine, che il credito mi sia concesso a condizioni vantaggiose e non peggiori, pena il rischio di peggiorare, invece che migliorare, la mia condizione personale e familiare. Si può correre il rischio di sbagliare, forse, ma se sono questi i comportamenti chiesti all'intermediario, la parola giusta sarebbe forse professionalità piuttosto che etica.

Credito responsabile versus credito etico

Il ragionamento cambia se invece di credito etico si parla di credito responsabile. Il credito deve essere responsabile sia da parte dell'intermediario che da parte del consumatore.
L'intermediario, non solo deve utilizzare la professionalità di cui è stato detto prima, ma deve (o dovrebbe) usare altre cautele nell'offerta di credito. È utile, in questo senso, un esempio che si riferisce alla finanza e agli investimenti. Al momento del primo contatto tra intermediario e consumatore è procedura ormai generalizzata effettuare la cosiddetta profilatura, ovvero conoscere le esigenze, le attese e ogni altro elemento utile per pianificare un investimento in linea con le aspettative del risparmiatore. Quello che è prassi nella finanza non lo è nella concessione di credito. Il credito è concesso a richiesta: una volta che sia stata controllata la centrale rischi e verificata la capacità di rimborso (e non sempre), troppo spesso non esistono limiti nella concessione del credito. Volendo esagerare, ma neppure troppo, si può affermare che se compri un bene la spinta è al pagamento a rate (quello, per intendersi, che reca slogan del tipo: tasso zero, compri oggi e paghi tra un tot di tempo, addirittura se accetti il finanziamento, il prezzo del bene è inferiore a quello che pagheresti in contanti), possibilmente con la carta di credito revolving. Nel caso dei dipendenti pubblici è “indispensabile” avere una cessione del quinto, se possiedi una casa e sei anziano, la proposta è di avere denaro subito, tanto pagheranno gli eredi; si potrebbe continuare con molti altri esempi.

La proposta funzionale alle reali esigenze del richiedente; la consulenza non finalizzata obbligatoriamente alla concessione del finanziamento o, quanto meno, all'offerta di un prestito funzionale alle esigenze del cliente e non a quelle dell'intermediario ; il rifiuto, da parte di alcuni intermediari d'assalto, di concedere un prestito a chi non ha oggettivamente capacità creditizia, sono, spesso e per non pochi intermediari, utili argomenti da esporre nei convegni. A conferma di quanto affermato c'è la modifica apportata alla proposta di direttiva per il credito ai consumatori. La proposta originaria conteneva il cosiddetto “prestito responsabile” e prevedeva il coinvolgimento del finanziatore nella concessione di un prestito ad un consumatore. Nell'ultima stesura della proposta di Direttiva il principio del “prestito responsabile” è scomparso.

In un mercato del credito che funziona nei modi fin qui citati, anche se è corretto affermare che rispetto al passato sono stati fatti grandi passi avanti e che non tutti gli intermediari si comportano nello stesso modo, è fondamentale una condotta responsabile da parte del consumatore, futuro debitore.

Il consumatore deve ragionare sulla necessità di accendere il finanziamento, di non poter rinviare l'acquisto e valutare attentamente la propria capacità di rimborsare il prestito. Una volta valutati questi aspetti, il consumatore ha un ulteriore onere: ricercare il finanziamento più adatto o, se legato a un'offerta predeterminata, verificare attentamente le condizioni della proposta.

Il credito: opportunità e non rischio

Il credito deve quindi essere vissuto come un'opportunità e non come un rischio. Deve essere utilizzato come parte della programmazione finanziaria della famiglia, in termini immediati (acquisti altrimenti impossibili) e di costi (uscite basate sulle entrate effettive e non ipotetiche o, peggio, azzardate) .

L'alternativa, senza con questo voler fare demonizzazioni, è di un credito che sia uno strumento pericoloso perché il consumatore rischia di non poter rimborsare regolarmente il proprio debito, di accumulare ritardi difficilmente ripianabili, di subire segnalazioni nei sistemi di referenza creditizia che impediranno l'accesso ad altri crediti, di arrivare a forme di sovraindebitamento, fino all'espulsione dal circuito del credito legale.

La speranza e la volontà di chi vuole veramente trovare soluzioni positive alle problematiche del credito (istituzioni, intermediari, rappresentanti dei consumatori) è di costruire, nel più breve tempo possibile, un circolo virtuoso sulla base di una comunione di intenti dell'intermediario e del consumatore.

Il mancato raggiungimento di questo obiettivo può portare come conseguenza ad accedere (o tentare di accedere) ad una terza tipologia di credito che possiamo definire sociale ma che sarebbe meglio chiamare di solidarietà.

Credito sociale e credito di solidarietà

Nel credito di solidarietà il consumatore è, nell'accezione più completa del termine, il contraente debole, mentre, allo stesso tempo, il finanziatore non è l'impresa che opera al solo fine di fare profitto.

Nel credito di solidarietà il debitore è disposto ad accettare qualsiasi condizione, perché non ha alternative: non c'è possibilità di rinvio, non è possibile accedere ad altre forme di credito, perché nessuno le concederebbe. Tra l'altro, un altro aspetto si presenta terribilmente difficile nell'accesso al credito di solidarietà: la consapevolezza di avere bisogno di aiuto e il coraggio di chiederlo.

Dall'altra parte c'è un soggetto che non è solo un finanziatore, ma è un soggetto che si fa carico della necessità di riportare il “soggetto debole” in una situazione di normalità economico-finanziaria e soprattutto sociale. Il finanziatore nel credito sociale o di solidarietà può essere chiunque, purché abbia acquisito delle consapevolezze.

Il finanziatore può essere lo Stato e gli enti locali, magari attraverso lo stanziamento di fondi speciali a favore di alcune classi sociali (esemplificativo il fondo di garanzia per il credito al consumo gestito dal Ministero dello sviluppo economico per le famiglie a basso e bassissimo reddito), le fondazioni religiose e le associazioni, i confidi, che lottano per prevenire e contrastare il racket e l'usura (esemplificativi sono i fondi di solidarietà a favore di famiglie e imprese a rischio di usura), ancora lo Stato per i soggetti vittime di usura, che hanno avuto il coraggio personale e civile di denunciare gli usurai, gli intermediari che hanno accettato di rapportarsi con soggetti che secondo i normali criteri non avrebbero accesso al credito (esemplificative le molte convenzioni fatte da banche e società finanziarie per la concessione di prestiti a condizioni di favore ai soggetti più sfortunati che, però, si sono assunti la responsabilità e l'onere di superare le proprie crisi).

Attenzione particolare va dedicata, però, a una distinzione concettuale: il credito sociale non è beneficenza . Il credito anche se concesso con motivazioni particolari, deve essere rimborsato; il debitore deve farsi carico degli impegni assunti.

Il credito sociale non è beneficenza

Beneficenza è un'altra cosa e spetta ad altri soggetti o, almeno, ad ambiti diversi degli stessi soggetti, tra tutti, Stato e Chiesa. Beneficenza è un contributo a fondo perduto che solleva dai problemi, spesso solo momentanei, il soggetto debole. La beneficenza, per quanto importante e fondamentale, ha due limiti: da una parte, l'importo solitamente limitato dell'intervento sia in senso assoluto, sia per la necessità di distribuzione in tanti rivoli diversi; dall'altra esso è, spesso, una scappatoia che consente al debitore di non prendere piena coscienza della propria drammatica situazione.

Tre tipologie di credito, etico, responsabile, solidale vengono a torto ritenuti la stessa cosa. Ogni tipologia riguarda forse gli stessi soggetti, ma situazioni diverse, con peculiari modalità di soluzione, utilizzando più strumenti e coinvolgendo vari soggetti che secondo la tipologia del credito assumono ruoli e funzioni diverse.

Il giorno in cui non si parlerà più di credito etico o responsabile o solidale, ma solo di credito significherà che consumatori e intermediari avranno acquisito comportamenti tanto virtuosi, da non rendere necessari appellativi per definire la concessione del prestito in quanto legata esclusivamente e realmente alla condizione oggettiva e soggettiva dei due contraenti.

di Fabio Picciolini

19 novembre 2007 · Antonio Scognamiglio

Commenti e domande dei lettori

Per porre una domanda sul tema trattato nell'articolo e visualizzare il form per l'inserimento, devi prima autenticarti cliccando qui. Potrai anche utilizzare le icone posizionate in basso nel pannello di registrazione, che ti consentiranno l'accesso diretto con un account Facebook, Google+ o Twitter.