Quando una clausola contrattuale può definirsi vessatoria

Secondo il codice civile “devono considerarsi vessatorie le clausole che, malgrado la buona fede, determinano a carico del consumatore un significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi derivanti dal contratto” (articolo 1469 bis, c. 1).

Il criterio centrale è quindi quello del “significativo squilibrio tra le prestazioni”, con la precisazione, però, che esso deve essere inteso come squilibrio normativo (riferito cioè ai diritti ed agli obblighi reciproci derivanti dalle clausole) e non economico; non attiene, pertanto, alla valutazione della vessatorietà l'eventuale sproporzione tra prezzo pattuito e valore effettivo del bene o del servizio.

L'elenco esemplificativo di cui al comma terzo dell'articolo 1469 bis servirà comunque a chiarire il concetto di “squilibrio tra le prestazioni”.

L'espressione “malgrado la buona fede” costituisce, purtroppo, come è unanimemente riconosciuto, un errore di traduzione dei termini della direttiva ed è pertanto da interpretarsi nel senso di “contrariamente alla buona fede”.

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Stai leggendo Quando una clausola contrattuale può definirsi vessatoria Autore Giovanni Napoletano Articolo pubblicato il giorno 25 giugno 2013 Ultima modifica effettuata il giorno 19 giugno 2016 Classificato nella categoria tutela consumatori - credito al consumo Inserito nella sezione tutela consumatori del sito la comunità dei debitori e dei consumatori italiani.

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