Le borse di stato, la nuova finanza miracolosa e l'iperinflazione prossima ventura

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Surreale la conferenza stampa di ieri l'altro, lunedì 13 ottobre, promossa dalla board governativa (Giulio Tremonti, Vittorio Grilli)  dopo che I 15 Paesi dell'Eurozona avevano raggiunto l'accordo sul piano per fronteggiare la crisi finanziaria internazionale. Accordo che prevede garanzie sui prestiti interbancari e garanzie pubbliche in caso di eventuali ricapitalizzazioni delle banche in difficoltà.

Alla domanda se le misure adottate contro la crisi e gli interventi a sostegno delle banche si tradurranno in ulteriori costi e dunque in un aumento della pressione fiscale, o in una riduzione dei servizi erogati ai cittadini, cosi rispondeva il ministro Giulio Tremonti: "Noi puntiamo a spendere poco denaro pubblico e a guadagnarci in uscita. Può essere che l'investimento abbia un costo  ma può anche essere che abbia un rendimento e noi puntiamo al rendimento, ad avere un eventuale capital gain".

Può essere ...  ma può anche essere. Il ministro Tremonti si decida a sciogliere il "uòlteriano" dubbio da cui sembra pervaso.

Qualcuno chiede poi se I decreti approvati dal governo determineranno un aggravamento del deficit pubblico. Ed ecco, nero su bianco,  un'altra perla di saggezza economica. Ce la rifila Vittorio Grilli, ragioniere generale dello Stato, affermando che: "I decreti approvati dal governo non avranno alcuna incidenza sul deficit.  Le garanzie, se utilizzate, potrebbero avere effetti sul debito lordo".

Il momento è solenne: abbiamo appena assistito alla enunciazione di un nuovo paradigma di politica economica. In pratica ci hanno spiegato, il ministro Tremonti ed il ragioniere generale dello Stato, come quadrare il cerchio,  in che modo fare ubriacare la moglie mantenendo la botte piena.

Dopo la "finanza creativa", il ministro Tremonti ed il "ragioniere" ci propinano lezioni di "finanza miracolosa". Maggiori costi per lo Stato, nessun aumento della pressione fiscale per i cittadini, nessuna riduzione dei servizi erogati dalla Pubblica Amministrazione. Anzi possiamo puntare anche al rendimento, dice Tremonti. Il capital gain sui bond subprime, cioè sulla "monnezza". Mii chiedo come mai non ci avessero pensato prima ... ma poi ricordo che in realtà ci avevano già pensato; proprio i banchieri che ci hanno accompagnato, con la loro sfrenata avidità,  nel baratro in cui ci troviamo.

Se le ingenti risorse finanziarie richieste per fronteggiare la crisi finanziaria e ridare fiato alle "Borse di Stato" non si traducono in aumento della pressione fiscale nè in una contrazione dei già pochi servizi erogati al cittadino,  ciò può voler dire solo una cosa: sforamento del deficit di bilancio.

Della piccola contraddizione si deve essere accorto qualche economista. Tanto è vero che ieri, martedì 14 ottobre, fonti della Commissione Europea hanno subito fatto riferimento ad una interpretazione più flessibile del patto di stabilità e di crescita che consentirebbe in "circostanze eccezionali", come questa, di non considerare eccessivo un deficit "temporaneamente al di sopra ma vicino al 3% del Pil".

E dunque la prima verità: i finanziamenti alle banche si tradurranno in un sforamento dei deficit di bilancio!

Quindi l'operazione  salvataggio mercati finanziari non è che una pura partita di giro: i debiti delle banche diventano debiti dello Stato. Finalmente la confessione e salta fuori un'altra verità: è stata messa in cantiere una semplicissima socializzazione dei debiti delle banche!

Ma uno sforamento piccolo piccolo (di qualche punto decimale) non basterà, comunque, ad assorbire le ingenti risorse finanziarie che lo Stato mette a disposizione dei banchieri. Come si procederà quando  i vincoli di bilancio, imposti dai trattati vigenti in seno all'Unione Europea, non consentiranno ulteriori manovre su questo versante ? Non resta un'ultima opzione: stampare denaro.

Avete presente l'iper-inflazione dello Zimbabwe, che gira sul 200 mila%? «E' il destino di euro, dollaro e sterlina»: lo ha detto alla CNC Martin Hennecke, gran gestore di patrimoni privati alla Tyche. A forza di stampare moneta per salvare le banche, i Paesi occidentali mettono in pericolo la loro stesse monete.

Hennecke ha fatto il caso dell'Islanda, 320 mila abitanti e con le sue banche esposte per 13 volte il PIL nazionale. L'Islanda ha nazionalizzato le sue banche, sicchè adesso i loro colossali debiti sono a carico dei cittadini islandesi. L'Islanda ha questo debito verso l'estero, in divise straniere; dunque non può stampare la sua moneta per tirarsi fuori dai guai. «Invece l'Europa, gli USA e la Gran Bretagna possono», ha detto Hennecke, ed è questo il problema: «E' la strada dell'iperinflazione».

Secondo Hennecke il nuovo piano del Governo non è nient’altro che una nuova tassa imposta ai cittadini. “E' interessante evidenziare come la più grande agenzia di rating al mondo, Standard and Poor, ha predetto che tutti i principali paesi occidentali stanno andando verso il default del loro debito nazionale. L cosa e è stata predetta prima che la crisi iniziasse e ora che trilioni di dollari  sono stati spesi per salvare le banche e privatizzarle, è chiaro che  questo quadro si verificherà prima del previsto”.

E allora? Allora neanche la liquidità riuscirà a salvarci da questa crisi finanziaria. In un contesto iperinflattivo, infatti, la liquidità sarà uno degli investimenti più a rischio.

Qualcuno dirà: "che me ne frega, ho un conto in banca quasi prossimo allo zero". Beh, attenti. Liquidità significa anche TFR, pensioni, stipendi e fondi pensione. Iperinflazione vuol dire  lievtazione abnorme dei prezzi relativi ai generi di prima necessità. Insomma eccoci giunti alla conclusione:  finiremo tutti in miseria, per salvare gli avidi, protervi, arroganti ed incapaci banchieri mondiali e quelli di casa nostra!

Ma mentre i signori delle "stock option",  pur con l'iperinflazione galoppante, continueranno a condurre una vita da nababbi,  noi, stipendiati e salariati, diventeremo sempre più poveri ed emarginati. In pratica saremo tutti, noi ed i nostri figli,  ridotti alla fame.

15 ottobre 2008 · Antonio Scognamiglio

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  • bamboccioni alla riscossa 18 ottobre 2008 at 15:22

    Cara Karalis,
    sono perfettamente d'accordo con te: il piano di salvataggio delle banche europee (e pure quello in salsa Usa) è davvero un perfetto esempio di "socialismo per ricchi". Ovvero - e per usare le parole di Nouriel Roubini (uno dei pochi economisti ad aver previsto l'effetto devastante della crisi dei mutui subprime) - di "privatizzazione dei profitti e statalizzazione delle perdite". E che perdite! Secondo i nostri calcoli (basati su dati del Sole 24ore), i piani di Usa e Ue potrebbero costare - a contribuenti americani ed europei - 2,3 miliardi di euro. E questo senza contare l'assegno in bianco ("Non c'è bisogno di stabilire una cifra", ha detto in sostanza Tremonti) del nostro (ex) Belpaese. E gli interventi già messi in campo nelle settimane e nei mesi passati (vedi i casi Northern Rock, Aig, Bear Stearns, Funny Mae&Freddie Mac; e compagnia briscola).

    Resta da capire: perchè la gran parte dei giornali (soprattutto quelli nostrani) abbiano presentato questi piani - che per altro non prevedono alcun tentativo di accertare le responsabilità della crisi - come la panacea di tutti i mali (o comunque come una medicina necessaria). Non credi?

    P.S. Se hai tempo, vienici a trovare. Per l'occasione abbiamo messo in campo anche noi una vignetta adeguata (titolo del post: "Vieni avanti, cretino").

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