Le banche italiane costose ed inefficienti - Bossi condivide la denuncia della CGIA di Mestre mentre Giulio Tremonti affonda: "Salvare le famiglie, non i banchieri falliti!"

bancheLe banche italiane sono "le più care e le meno efficienti" d'Europa. E a pagarne le conseguenze sono gli italiani e in particolare gli imprenditori. E' la dura denuncia dell'ufficio studi della Cgia di Mestre che ha elaborato una serie di dati forniti sia dalla Banca Mondiale sia dalla Bce.

Il primo indicatore preso in esame è l'efficienza degli istituti di credito nei principali Paesi Ue. Ebbene, in Italia le percentuali minime di spese di commissione e accessorie a carico delle piccole e medie imprese sul prestito richiesto sono le più elevate dei 5 Paesi presi in esame.

Infatti, se in Italia il costo mediamente è pari al 4,8% del prestito richiesto, nel Regno Unito è dell'1,5%, in Francia e Spagna dell'1% e in Germania, solo, dello 0,5%.

Se, invece, si prendono come parametro di riferimento i giorni necessari per la valutazione della pratica e l'attivazione del prestito alle Pmi, l'Italia è sempre fanalino di coda tra i big dell'Ue. Infatti, se nel nostro Paese sono necessari mediamente 19 giorni, nel Regno Unito ne servono 5, in Francia e Spagna 4 e in Germania solo 2.

"E' vero - commenta Giuseppe Bortolussi direttore dell'Ufficio studi - che il dato è riferito a 2 anni fa. Ma è altrettanto vero che in questi ultimi anni le cose non sono cambiate in meglio. Anzi. Le operazioni di fusione avvenute in Italia tra le grandi banche hanno peggiorato la situazione". E una ulteriore conferma, secondo la Cgia, emerge in maniera molto nitida quando si prende in esame l'andamento dei tassi di interesse attivati dagli istituti di credito dei principali Paesi europei dell'area euro alle imprese per prestiti a breve e a medio lungo termine. Se ad agosto 2008, in riferimento ai prestiti inferiori a 1 anno, lo spread rispetto alla media europea era di 0,43 punti (in Italia si praticava un tasso medio del 6,71% contro una media europea del 6,28) a dicembre è aumentato fino a toccare lo 0,62. Infatti, nell'ultimo mese del 2008 le banche italiane hanno praticato un tasso medio sui prestiti a breve del 6,34% contro una media Ue-15 del 5,72%. Seppur in calo - vista la contrazione sia del Tus praticato dalla Bce e conseguentemente anche dall'Euribor - in Spagna le banche hanno applicato alle loro imprese un tasso del 5,64% in Germania del 5,52% e in Francia addirittura del 5%.

"Se teniamo conto che le sofferenze delle imprese italiane sono state anche negli ultimi mesi in costante calo - conclude Bortolussi - l'inefficienza del nostro sistema creditizio si scarica soprattutto su quelle di piccole dimensioni che, come sappiamo, sono indebitate prevalentemente a breve termine. Tuttavia, non si può solo denunciare ciò che non va. E' giusto anche sottolineare che i nostri istituti di credito sono, tra quelli europei, i meno coinvolti dagli effetti nefasti della crisi finanziaria partita dagli Stati Uniti".

E sul tema fa sentire la sua voce anche Umberto Bossi. Che avverte: "Gli aiuti che il governo darà alle banche dovranno servire per sostenere le imprese. Abbiamo dato i soldi alle banche non per loro ma perchè li diano alle imprese, se non li danno allora è inutile aiutarle". Bossi aggiunge di concordare con il ministro dell'Economia Giulio Tremonti su un meccanismo di monitoraggio del credito affidato alle prefetture: "Serve un sistema di controllo legato al governo" spiega.

Sulla nazionalizzazione delle banche, Bossi si dice "daccordo, se nazionalizzazione vuol dire dare o ridare quello che è stato preso prima".

Secondo Bossi, «prima c'erano le casse di risparmio, grandi banche svuotate dalla caduta della Dc e dei Socialisti che hanno creato le Fondazioni». Il ministro sostiene dunque che «il sistema produttivo era sostenuto dalle grande casse di risparmio ed è saltato tutto». Quanto al sostegno alle banche, secondo Bossi «gli abbiamo dato i soldi non per loro, ma per darli alle imprese». Dunque «serve un sistema di controllo legato al governo» che sia in grado di verificare l'effettiva erogazione di credito alle imprese. «Tremonti vuole affidare il controllo alle prefetture», ha proseguito Bossi che si è detto d'accordo su questa soluzione.

Sull'argomento c'è poi da registrare una chiara e ferma presa di posizione da parte del ministro dell'economia Giulio Tremonti. "Non possiamo salvare i banchieri che hanno fallito. Dobbiamo invece salvare le famiglie, il lavoro, le imprese e la parte buona delle banche". Queste le parole del ministro dell'economia, Giulio Tremonti, nel suo intervento  nel corso di un convegno sul futuro delle piccole e medie imprese a Busto Arsizio. Tremonti ha poi aggiunto che "ci vuole la saggezza del ‘bonus pater familias'. Ma troppe volte nelle banche si è pensato al bonus più che alla famiglia".

«Mai come in questo momento l'articolo 47 è il più importante della Costituzione» ha aggiunto il  ministro dell'Economia, che ha pure  ha sottolineato come «la Repubblica promuove, ma soprattutto disciplina e controlla il credito».

Secondo Tremonti «le banche debbono poter fare le banche, e gli strumenti che forniamo loro penso siano quelli giusti». Tremonti, parlando della crisi, ha spiegato che «il problema non è leggere di economia ma leggere la Bibbia, noi dobbiamo salvare la parte buona delle banche, salvare le famiglie, il lavoro e le imprese, ma non possiamo salvare i banchieri falliti, è inaccettabile».

Citando poi il concetto di «economia giusta che non è anticapitalismo», ma un modo per «escludere dagli aiuti chi fa ancora i derivati, perché i loro profitti sono le nostre perdite».

7 marzo 2009 · Patrizio Oliva

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