L'azzardo non è un «vizio», ma una vera malattia difficile da diagnosticare e curare

Tolleranza, dipendenza e astinenza, stessi sintomi della droga, ma nessuno stupefacente: è la «febbre» da gioco, così diffusa da essere diventata in pochi anni oggetto di studio in psicologia e psichiatria. Tutti d'accordo nel distinguere il giocatore d'azzardo dal giocatore patologico ossessivo-compulsivo.

Per quest'ultimo infatti il gioco non è un «vizio», ma una vera e propria malattia autodistruttiva, scientificamente chiamata G.A.P (gioco d'azzardo patologico). Molti sono i segnali per riconoscere questa nuova forma di dipendenza e vanno dalla continuità nell'attività di gioco, alla perdita delle relazioni importanti fino alla richiesta di prestiti esorbitanti ad amici e parenti.

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