Come deve tutelarsi il cittadino nelle situazioni di lavoro non regolare

Spesso capita di essere imbrogliati e derubati perché non si è a conoscenza dei propri diritti sul lavoro: le leggi sono complicate, ma non ammettono ignoranza, come dire che seppure avevi ragione, ma non lo sapevi, sono problemi tuoi.

Cosa è possibile fare in questi casi?

Si può sempre fare una causa di lavoro, assistiti dal sindacato, benché i tempi siano lunghi. Ma per chiarire bene le cose conviene cominciare dal principio.

Salvo rare eccezioni si può dire che l'assunzione deve sempre essere comunicata all'INPS e all'INAIL (e ai centri per l'impiego, l'ex collocamento) entro 5 giorni dall'inizio del lavoro (in Edilizia la comunicazione va fatta invece il giorno prima).

Ma - ricorda - un'assunzione illegale è valida comunque e produce tutti i suoi effetti, come ad esempio l'anzianità di lavoro al fine del calcolo della retribuzione.

Se si lavora in una azienda senza contratto, per la legge, è il padrone ad essere illegale, mentre il lavoratore ha gli stessi diritti degli altri lavoratori assunti regolarmente, dalle ferie al pagamento durante la malattia, alla tutela in caso di licenziamento, ecc.

Anche se il contratto non è stato scritto nero su bianco, esiste e ha la stessa validità giuridica. Il datore invece commette una serie di illeciti che vanno oltre la semplice elusione delle norme sull'assunzione: evasione fiscale e dei contributi sociali per iniziare, fino, spesso, al non rispetto delle norme sulla sicurezza e sulla prevenzione degli infortuni.

Cosa posso fare per avere quello che mi spetta?

È evidente che fra l'avere un diritto sulla carta ed il suo rispetto c'è una bella differenza, visto che sono i datori ad avere il coltello dalla parte del manico. Se si chiede il rispetto dei propri diritti, il rischio di trovarsi licenziati, con molte probabilità, è alto. Non sarà difficile sostituire questo lavoratore "visto che fuori c'è tanta gente che aspetta". Forse sarebbe meglio star zitti e subire?

Certamente questo è il consiglio del datore! Non il nostro, non quello del sindacato e dei lavoratori organizzati.

Ma allora che fare?

L'ipotesi migliore è quella di convincere il padrone che licenziarti gli costerà di più che metterti in regola, magari con l'aiuto - se c'è - del delegato sindacale presente in azienda, e comunque con l'aiuto di un sindacalista presente in città (in ogni città c'è una Camera del Lavoro della Cgil che potrà aiutarti).

Puoi chiedere di essere messo in regola, sapendo benissimo che ti licenzierà subito, per poi ricorrere al sindacato e al giudice per farti reintegrare nel posto di lavoro o, come accade di solito, per ricavare un risarcimento più alto possibile.

Il risultato che puoi ottenere dipende anche dal numero di dipendenti che ha la ditta, perché una delle leggi più importanti in materia, lo Statuto dei lavoratori, si applica solo alle imprese con più di 15 dipendenti.

Che cosa è il tentativo di conciliazione?

Prima di ricorrere al giudice del lavoro si può tentare la conciliazione, con o senza l'intervento dell'avvocato, presso un'apposita commissione, presente presso la Direzione Provinciale del Lavoro. O ancora presso una sede detta di "conciliazione sindacale", una sede cioè costituita per disposizione dei Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro (Ccnl), proprio al fine di ridurre il contenzioso giuridico.

La conciliazione conviene quasi sempre perché i tempi sono più rapidi, altrimenti si deve ricorrere al giudice. Ovviamente spesso capita che il datore di lavoro rifiuti di presentarsi, dopo essere stato convocato dal sindacato, o proponga cifre irrisorie per chiudere il procedimento. In questo ultimo caso sta a te decidere, in base alla proposta di mediazione fatta dal datore e in base a tutte le tue personali valutazioni (consigliati comunque sempre con il sindacalista che ti sta aiutando. Ha molta più esperienza di te in materia!).

Esiste inoltre una nuova fattispecie di conciliazione: detta monocratica, introdotta dalla riforma dei servizi ispettivi del 2004.

Come posso far causa?

Il rapporto che, con i tuoi compagni, riesci ad avere con il datore è importante, ma ci sono dei casi in cui è indispensabile difendersi, come quando si è ingiustamente licenziati.

È importante rivolgersi in questi casi al sindacato di categoria che esperirà tutte le azioni necessarie per tutelare i tuoi diritti. Se fosse necessario, il sindacato si avvarrà dei suoi avvocati. Puoi anche sceglierlo tu l'avvocato, ma il rischio è che te ne possa capitare uno incompetente o disonesto.

Al sindacato invece ti chiedono l'iscrizione ed una quota fra il 7 ed il 10% di quello che otterrai in caso di vittoria. Questi soldi vanno al sindacato, non all'avvocato che ti ha difeso, che viene pagato dalla parte che perde.

Cosa devo fare per prepararmi ad un'eventuale causa?

Se stai lavorando "in nero" e vuoi essere previdente, ci sono alcune accortezze e suggerimenti che puoi seguire:

  1. segnati tutte le ore di lavoro che fai, straordinari compresi;
  2. cerca di fare copie di tutti i fogli degli orari, delle firme giornaliere, del piano delle ferie, ecc., che provano la tua presenza continua sul posto di lavoro;
  3. segna le somme che ricevi come compenso; se ti pagano con assegni trascrivi il numero, o meglio ancora - se puoi - fai una fotocopia di tutto;
  4. quando discuti con il padrone cerca di essere sempre in compagnia di un collega in modo tale da avere un testimone;
  5. prendi gli indirizzi dei colleghi in modo da poterli rintracciare senza passare per l'azienda, anche nel caso in cui se ne siano andati;
  6. se fai colazione al bar di fronte a dove lavori o comunque se ti intrattiene spesso con persone che lavorano vicino al tuo luogo di lavoro (tutte persone - il barista e i vicini - che possono confermare che entri ed esci dall'azienda) annota anche i loro nomi ed indirizzi, possono essere altri utili testimoni;
  7. cerca di fare la causa insieme ad altri colleghi: una denuncia collettiva ha sicuramente un peso maggiore.

Tutto questo ti servirà per farti fare i "conteggi" esatti (cioè sapere quanto il datore ti deve) e ovviamente per vincere la causa.

Come si svolge la causa?

Fallita la conciliazione (perché il datore non si è presentato o perché si è rifiutata la mediazione) l'avvocato deve presentare un ricorso al giudice del lavoro che contiene una dettagliata esposizione dei fatti, elenca le prove ed i testimoni a tuo favore (ricorda che in seguito non sarà possibile aggiungere altro).

Seguono le udienze al termine delle quali, il giudice, sentite le parti in causa, emette la sentenza. Il codice di Procedura prevede una durata del processo di appena due mesi, ma la durata media, spesso supera l'anno e mezzo/ due anni.

Se vinci puoi chiedere di essere pagato subito, anche se il datore di lavoro fa appello. E se non è disposto a pagare, i suoi beni possono essere pignorati. Per il processo sono importantissime le prove che puoi portare, quindi è il caso che tu ne raccolga il più possibile.

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