Informazioni sul recupero crediti

La maggior parte delle persone che prestano volontariato rispondendo in questo forum o pubblicando documentazione (si spera utile) sul blog, hanno avuto, chi più, chi meno, una esperienza di lavoro nel campo del recupero crediti.

Si tratta di un lavoro come un altro, sia che venga svolto come addetto alla phone collection piuttosto che al back office o direttamente sul campo, nelle attività di riscossione presso i debitori. Non abbiamo, e non potremmo averla, alcuna preclusione ideologica verso chi si guadagna il pane come agente di recupero crediti.

Come ogni lavoro può essere condotto in un modo o nell'altro. Si può avere la fortuna di essere assunti in una società che crede nell'etica professionale oppure da una cricca di speculatori decisi a sfruttare il business senza rispettare le regole.

Entrano in gioco anche fattori culturali, di estrazione sociale, di semplice educazione.

E dunque, noi cerchiamo di contrastare, attraverso l'informazione, le derive e le degenerazioni di un'attività che dovrebbe, invece, perseguire gli interessi legittimi del creditore senza necessariamente comprimere quelli del debitore.

Cominciamo con l'evidenziare una differenza di sostanza: le società che "fanno gestione" operano, in linea di principio, curando, si può ancora dire, gli interessi del creditore. Tentano di escutere il debito e per il servizio che erogano hanno diritto ad una provvigione commisurata al recuperato; nel caso in cui l'operazione di recupero non vada a buon fine, di solito, percepiscono un compenso fisso.

Altra cosa sono le società di factoring. Acquistano dei crediti a chili ed a prezzi di saldo (alcune volte si arriva al 10 per mille del valore nominale del debito) spesso senza curarsi della loro "anzianità" e solvibilità. Si tratta, a mio giudizio, di pura speculazione. A questo punto non c'è più alcun legame con il creditore originario ed il danno economico a lui causato dal debitore insolvente. La considerazione non è inutile, ed è rivolta soprattutto a quelle "anime belle e candide" che tanto spesso criticano il nostro operato asserendo che nel rivendicare i diritti del debitore compiamo una operazione di parte, iniqua, di rottura dell'equilibrio sociale che deve vedere rappresentate anche le legittime aspettative di chi aspira a vedere rimborsato il proprio credito.

Queste società si imbarcano poi in tecniche di recupero cosiddette "a strascico". Lettere di messa in mora inviate purchessia, con richieste di crediti ormai prescritti ed applicazione di interessi da usura. Implementazione di pratiche scorrette ed ingannevoli: spesso la comunicazione sembra provenire da tribunali o uffici giudiziari (nel blog sono numerosi i casi segnalati e documentati). Indagini sul debitore effettuate da operatori di call center che si spacciano per avvocati e contattano vicini, parenti, amici e datori di lavoro del debitore. Contatti di recupero a domicilio che si traducono in chiare minacce ed estorsioni. Persecuzioni telefoniche che assumono la fattispecie di stalking. Questo, altro e peggio.

Chi vuole cominciare questo tipo di attività deve, questo il consiglio, saper analizzare e comprandere con che tipo di società sta per formalizzare il proprio rapporto di lavoro. E, c'è un modo, una prova del nove iniziale per capirlo. La partita IVA. Il lavoro di recupero crediti è un lavoro continuato e subordinato, e non c'è alcun bisogno di costringere chi, come lei è in cerca di una occupazione e mosso dal bisogno, a configurarsi, dal punto di vista fiscale e previdenziale, come lavoratore autonomo.

Diffidi di chi le propone l'apertura della partita IVA. Non ricaverà nulla di buono accettando questa condizione. Una società di recupero crediti seria non le proporrebbe l'apertura della partita IVA. A tal proposito le consiglio di dare uno sguardo al post "in evidenza" nel forum dal titolo "Samantha agente precario di recupero crediti contro Pippo debitore per forza" di Simone Saintjust. Capirà, leggendo l'articolo, perchè non le consiglio di imbarcarsi in una simile avventura, che le porterà solo altre difficoltà, amarezze e disillusioni.

Poi, ognuno è libero di fare le scelte che crede, naturalmente. Il nostro compito e soprattutto quello di dare risposte a chi pone una domanda. Ed allora, nel merito, rispondo alla sua (forse penserà, finalmente).

Ebbene, Il decreto legge 98/2011 (nuovo regime fiscale agevolato in vigore dal 1° gennaio 2012) limita i benefici al periodo d'imposta in cui è iniziata l'attività ed ai quattro successivi, consentendo l'applicazione del regime stesso anche oltre detto arco temporale, purché non venga superata dal contribuente la soglia dei 35 anni di età. Potrà, in pratica, adottare il nuovo regime fiscale per l'anno d'imposta in cui compie i 35 anni. Non per gli esercizi successivi, purtroppo.

Un sincero "in bocca al lupo" nella speranza che possa presto superare questo periodo difficile, per lei come per molti.

21 novembre 2012 · Ludmilla Karadzic

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