L'Africa dovrebbe proprio dire grazie alle politiche che Banca mondiale e Fondo monetario internazionale portano avanti da decenni?

Insomma, l'Africa dovrebbe proprio dire grazie alle politiche che Banca mondiale e Fondo monetario internazionale portano avanti da decenni. Politiche che, sotto il ricatto della concessione di prestiti, hanno spinto i governi africani a investire soldi nella riduzione dei debiti con l'estero piuttosto che in infrastrutture; a ridurre l'inflazione a spese dell'occupazione; ad avviare privatizzazioni anche in settori fondamentali e d'utilità pubblica; ad aprire alla concorrenza internazionale i propri mercati ancora troppo deboli per non soccombere di fronte ai grandi colossi occidentali.

I risultati, quelli veri, quelli detti sotto voce per non apparire troppo in contraddizione con quel più 5,4 per cento, dicono altro. Dicono che, ancora oggi, la povertà è ben lontana dall'abbandonare il continente nero. Il 41 per cento degli africani, infatti, vive/sopravvive con meno di un dollaro al giorno. Il 60 per cento non può usufruire di un sistema sanitario né di quello scolastico. E tutto questo mentre Aids, tubercolosi, malaria e non solo, continuano a imperversare, anche grazie a un'industria farmaceutica che impegna più risorse nel tentativo di difendere i propri brevetti che in ricerca e sviluppo. “I nostri tassi di crescita non sono accompagnati da una significativa riduzione della povertà”, ha ammesso il presidente algerino Abdelaziz Bouteflika.

E poi ci sono quei 18 miliardi di dollari che in quindici anni ventitré Stati africani hanno scelto di bruciare per comprare armi. Benzina sul fuoco di conflitti etnici e religiosi come quello in Darfur. Dimostrazione del fatto che non basta quantificare il giro d'affari per valutare lo stato di salute dell'Africa. Perché se una parte del Pil dipende dalla produzione e dal commercio delle armi, usate poi per uccidere su quello stesso suolo, a che serve? A che serve dare prestiti su prestiti se poi non si controlla che tutto non finisca nelle mani di politici corrotti che tutto hanno a cuore eccetto il miglioramento delle condizioni di vita dei cittadini che hanno promesso di rappresentare?

Non sorprende che le punte d'eccellenza, i paesi che più di altri contribuirebbero a questa presunta ricchezza africana, sarebbero proprio quelli in grado di attirare capitali esteri con le proprio risorse petrolifere: Mauritania (+19,8%), Angola (+17,6%), Ciad (9%), Mozambico (+7,9%). Bastano questi nomi per capire quanto sia effimero e falso sventolare alti tassi di crescita spacciandoli per progresso.

di Agnese Licata

5 dicembre 2007 · Antonio Scognamiglio

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