La vita da cani è diventata un paradiso di benessere

A due passi dal ponte di Queensborough, reso celebre da Woody Allen nel film "Manhattan", è nato un centro polifunzionale (hotel, palestra, salone di bellezza) per cani di lusso. Possono mantenersi in forma sui tapis roulant (un quarto d'ora di corsa per 10 dollari), essere tosati all'ultimo grido e trascorrere giorni e notti in compagnia di altri amici a quattro zampe.

"Nell'America di oggi l'1 per cento degli animali domestici vive meglio del 99 per cento della popolazione mondiale; e assieme al numero di case senza figli, cresce anche il numero di bestiole superviziate", nota Mark Penn, lo stratega politico di Hillary Clinton che fiuta un ricco serbatoio di voti.

E' anche un mercato in piena espansione economica.

Dai 17 miliardi di dollari nel 1994, si passerà quest’anno a 40,8 miliardi: tanti vengono sborsati dagli americani per mantenere 74,8 milioni di cani, oltre a milioni di gatti e canarini, pesci e tartarughe. Sono cifre che superano, per ampiezza, il mercato dei giocattoli o quello dei dolciumi. Il grosso della spesa va ovviamente per le cure veterinarie (9,8 miliardi) e per l'alimentazione (16,1 miliardi), dove si registra un trend di "umanizzazione dei prodotti", come lo chiama la rivista "Petfood industry", riferendosi al boom di pasti vegetariani, organici o da "gourmet". In pratica la scodella di Fido ricorda sempre più, per profumi e varietà, i piatti dei ristoranti chic.

Ma la vera novità è il boom dei consumi voluttuari per i cani degli "uberproprietari", cioè dei "genitori" più opulenti.

L'anno scorso hanno speso 9 miliardi di dollari non solo per tradizionali guinzagli o collari antipulci, ma per gadgets elettronici, abbigliamento e prodotti di bellezza. I negozi specializzati vendono ad esempio pasticche per l'alito delle bestie, sbiancanti per i denti, golfini firmati, pellicce di falso visone, gioiellini, sedili per proteggerli in auto, lenti a contatto, profumi antiallergici, creme contro le rughe e persino i "doggles", gli occhiali per l'animale che viaggia nella decapottabile.

Accanto ai prodotti, fioriscono i servizi: taxi ad hoc, cooperative di badanti, esperti di psicologia canina che affrontano problemi di socializzazione, agenzie matrimoniali e di pompe funebri, che si incaricano della cremazione e delle pietre tombali.

Non è finita: 8 proprietari su dieci comprano dei regali per il compleanno o per le feste dei loro cani. E la settimana scorsa il "New York Times" ha illustrato i nuovi modi di "far tornare Lassie a casa" usando collari muniti di gps o radio interattive che permettono di mandare ordini a distanza.

In questa esplosione del consumismo cinofilo è comprensibile che fioriscano anche alberghi e palestre come quella all'ombra del ponte di Quuensborough. Quel che potrebbe stupire, semmai, è che per iscrivere il cane al centro polifunzionale, oltre a fornire la carta di credito e copia dei documenti, bisogna riempire un modulo di otto pagine preparato dagli avvocati. Ma anche ciò ha una spiegazione: la febbre delle cause giudiziarie ha contagiato anche il mondo degli animali. E un veterinario del Texas è stato costretto a pagare 39mila dollari per i danni emotivi provocati al proprietario di un cane morto sotto i ferri per un errore.

di Arturo Zampaglione

10 dicembre 2007 · Antonio Scognamiglio

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