Debiti e successione – accettazione e rinuncia dell'eredità

La successione ereditaria

La morte estingue la capacità giuridica della persona e i diritti a essa inerenti (ossia i diritti personali) ma non i diritti patrimoniali, i quali dovranno essere perciò trasmessi ad altri. Il complesso di norme che regola tale trasferimento si chiama diritto ereditario o successorio.

La successione ereditaria è un evento attraverso il quale uno o più soggetti (successori, aventi causa) subentrano in tutti i rapporti giuridici, attivi e passivi, di cui era titolare il de cuius (dante causa), esclusi i crediti e debiti con carattere strettamente personale; in pratica, un soggetto vivente subentra a un altro deceduto nella titolarità di uno o più diritti. Il successore è colui che subentra nel patrimonio del de cuius.

La successione ereditaria

Nelle successioni per causa di morte, vale a dire quelle concernenti la destinazione del patrimonio di una persona defunta, sono presenti due soggetti: il de cuius, cioè colui della cui eredità si tratta, e i successori, cioè colore che subentrano nel patrimonio del de cuius.

La successione si apre al momento della morte, nel luogo dell'ultimo domicilio del defunto. E' questo il momento in cui si stabilisce chi abbia diritto di succedere. L'apertura della successione determinerà quindi il subentro di uno o più soggetti nella posizione giuridica e patrimoniale del defunto, secondo le modalità indicate nell'articolo 457 del codice civile.

La successione può quindi essere definita come un fenomeno giuridico di carattere generale che comporta una modificazione nel soggetto attivo o passivo del rapporto giuridico, per cui un soggetto subentra in uno o più rapporti giuridici che fanno capo a un altro soggetto.

La nozione di successione comprende ogni specie di acquisto a causa di morte, stabilito dalla volontà del defunto o dalla legge, purché derivi dal patrimonio del defunto.

Pertanto, non ogni acquisto dipendente dalla morte rientra nella nozione di successione a causa di morte. Ad esempio, sono esclusi quegli acquisti che non derivano dal patrimonio del defunto, come le pensioni, indennità varie, eccetera, i quali avvengono direttamente a favore dei superstiti "iure proprio" e non "iure successionis".

Nell'ambito della successione si distingue tra:

E' una differenza importante perché mentre l'erede si sostituisce al defunto in tutti i suoi rapporti, ne acquista i diritti e nel contempo diviene obbligato per i suoi debiti, in pratica può essere definito il suo "continuatore", il legatario non risponde dei debiti ereditari. A differenza dell’eredità, inoltre, il legato si acquisisce senza bisogno di accettazione, fatta salva comunque la facoltà di rinunciarvi.

Dato che l'acquisto di un legato non comporta, di norma, alcun rischio di natura patrimoniale, il legato stesso viene acquisito di diritto e può essere preteso in qualsiasi momento dagli eredi.

Ogni persona che vi abbia un interesse diretto può chiedere in giudizio che al legatario venga dato un termine entro il quale egli dovrà dichiarare se rinuncia al legato stesso.

Gli eredi subentrano nelle situazioni soggettive del defunto e, quindi, anche in quelle di natura tributaria: quelle attive (quali, ad esempio, i crediti di imposta) ma anche quelle passive (tributi arretrati, interessi).

L'attivo ereditario è composto da tutti i beni e diritti detenuti dal de cuius, compresi i beni alienati a titolo oneroso negli ultimi sei mesi di vita (previsione, quest'ultima, soppressa dall'articolo 69 della legge numero 342/2000).

La base imponibile è determinata dal valore venale in comune commercio dei beni al momento della morte.

I princìpi base della successione ereditaria sono: l'irrevocabilità della qualità di erede, l'unità del patrimonio, il trapasso di tutti i diritti e le obbligazioni senza alcuna modificazione (compreso il possesso), la confusione tra patrimonio del defunto e patrimonio dell'erede.

Cause della successione ereditaria possono essere due: una dichiarazione di volontà del de cuius, cioè il testamento, oppure la disposizione di legge.

Accettazione e rinuncia all'eredità

L'apertura della successione avviene a seguito della morte e nell'ultimo domicilio del defunto ossia nel luogo dove, alla data della morte, aveva la sede principale dei suoi affari e interessi. Questo riferimento è importante per stabilire quale sia il giudice territorialmente competente a decidere degli eventuali procedimenti successori o delle cause ereditarie.

Successivamente all'apertura della successione, si ha la delazione o vocazione ereditaria: essa consiste nell'offerta dell’eredità a persone che, se vogliono, possono accettarla. Il destinatario di tale offerta è detto "chiamato all'eredità".

Il codice prevede due forme di delazione:

La capacità di ereditare

Possono ereditare:

Possono ricevere testamento i figli di una determinata persona vivente al tempo della morte del testatore, benché non ancora concepiti.

Eredità giacente

Con la morte del de cuius, il chiamato all'eredità non acquista ipso iure la qualità di erede, stante la necessità di una manifestazione di volontà diretta in tal senso: quindi fra la morte del de cuius e l'eventuale accettazione può intercorrere del tempo durante il quale il patrimonio del defunto si trova sprovvisto di un titolare.

Per evitare che il patrimonio del defunto rimanga abbandonato a se stesso e resti privo di tutela giuridica, è predisposto l'istituto dell’eredità giacente, che prevede la nomina di un curatore da parte dell'autorità giudiziaria con il compito di curare gli interessi dell’eredità fino al momento in cui quest'ultima non venga accettata o, in mancanza dell'accettazione, non sia devoluta allo Stato.
I presupposti della fattispecie di giacenza, pertanto, sono:

Accettazione dell’eredità - Il chiamato ha dieci anni per accettare

Dopo l'apertura della successione, i chiamati all'eredità devono valutare se accettare o rinunciare all’eredità stessa. Il chiamato ha 10 anni di tempo per accettare.

L'accettazione trasforma il chiamato all'eredità in erede vero e proprio. In caso di rinuncia non si perde definitivamente il diritto all’eredità perché il chiamato può revocare la propria rinuncia fino a quando l’eredità non sia stata accettata dagli ulteriori chiamati.

Gli eredi, in caso di accettazione, subentrano in tutte le situazioni soggettive del defunto comprese quelle di natura tributaria, attive e passive

L'accettazione può essere pura e semplice o con beneficio di inventario.

La responsabilità degli eredi per i debiti ereditari, compresi quelli fiscali, sussiste anche se questi superano l'attivo ereditario. In caso di chiamata all’eredità è quindi opportuno evitare accettazioni frettolose e cercare prima di verificare se esistano e a quanto ammontano le situazioni debitorie del defunto.

L'accettazione pura e semplice comporta che i beni del de cuius si confondano col patrimonio dell'erede, con la conseguenza che l'erede dovrà pagare gli eventuali debiti del defunto non solo con i beni ereditati, ma anche con il proprio patrimonio.

Accettazione dell’eredità con beneficio di inventario

L'accettazione con beneficio di inventario non provoca la confusione dei patrimoni e l'erede pagherà i debiti ereditari solo entro il valore dei beni a lui pervenuti per successione.

In caso di dubbio quindi è consigliabile, se non si vuole rinunciare all’eredità, quanto meno accettarla con beneficio di inventario; in tal caso il patrimonio del de cuius non si confonde con quello personale dell'erede.

L'accettazione dell'eredità non può essere legata a condizioni o termini, ed essa è irrevocabile.

Una accettazione parziale dell’eredità non è possibile, nel senso che non è possibile decidere di rifiutare una parte di eredità a favore di un'altra.

L'accettazione pura e semplice può essere espressa o tacita.

Accettazione espressa dell’eredità

Ricorre quando il chiamato emette una dichiarazione espressa di volontà diretta ad acquistare l’eredità, cioè quando colui che eredita dichiara espressamente per iscritto di accettare l'eredità.

E' un atto giuridico unilaterale (in quanto emesso soltanto dal chiamato), non recettizio (in quanto non deve essere né notificato né comunicato perché produca i suoi effetti) e irrevocabile. La dichiarazione deve essere resa nella forma dell'atto pubblico o della scrittura privata.

Accettazione tacita dell’eredità

Ai sensi dell'articolo 476 del codice civile, si ha accettazione tacita quando il chiamato all'eredità compie un atto che presuppone necessariamente la sua volontà di accettare e che non avrebbe il diritto di compiere se non nella qualità di erede.

Quindi, si ha accettazione tacita quando l'erede, a seguito di un suo comportamento chiaro e inequivocabile, lascia intendere di avere accettato l'eredità (ad esempio, appropriazione di beni ereditari, disposizione sugli stessi beni o promozione di un'azione spettante all'erede).

Sono considerate in ogni caso forme di accettazione tacita la donazione, la vendita o la cessione che il chiamato all'eredità faccia dei suoi diritti di successione a un estraneo o a tutti gli altri chiamati o ad alcuno di questi (articolo 477 del codice civile).

Altre fattispecie considerate come forma di accettazione tacita:

Per contro, sono considerate come non produttive di accettazione tacita:

Non costituisce accettazione dell'eredità la presentazione della dichiarazione di successione da parte di uno degli eredi.

Impugnazione dell'accettazione dell'eredità

L'accettazione può essere impugnata per violenza o per dolo, per errore ostativo, ma non per errore motivo.
I chiamati minori, interdetti, inabilitati o emancipati, e le persone giuridiche diverse dalla società, se intendono accettare l'eredità, devono necessariamente farlo mediante beneficio di inventario. In mancanza l'accettazione è nulla.

Il diritto di accettare si prescrive nel termine di dieci anni dall'apertura della successione, e, nel caso di istituzione condizionale, dal giorno in cui si verifica la condizione.

Ai sensi dell'articolo 481 del codice civile, chiunque vi ha interesse può chiedere che l'autorità giudiziaria fissi un termine entro il quale il chiamato dichiari se accetta o rinunzia all’eredità. Trascorso questo termine senza che abbia fatto la dichiarazione, il chiamato perde il diritto di accettare. La norma prevede un'ipotesi di decadenza dal diritto di accettare nei confronti del chiamato inerte.

Altra ipotesi di decadenza è prevista dall'articolo 487, comma 3: interessa il chiamato all'eredità che non è nel possesso dei beni ereditari, quando, fatto l'inventario non preceduto da dichiarazione d'accettazione, nei successivi quaranta giorni non rende la dichiarazione di accettazione.

di Alfredo Carnevale

La dichiarazione di successione - come, quando e da chi va presentata

Come accennato nella prima sezione di questo articolo, la dichiarazione di successione deve essere resa dagli eredi del defunto per informare l’Agenzia delle Entrate sull'ammontare e la consistenza del patrimonio ereditario, allo scopo di rendere possibile il calcolo delle imposte di successione.

La dichiarazione di successione va presentata, entro 12 mesi dalla morte, all'Agenzia delle Entrate territorialmente competente in base all'ultima residenza del defunto, compilando l'apposito modulo (reperibile anche sul sito internet dell'Agenzia) a pena di nullità della dichiarazione stessa.

La dichiarazione di successione deve indicare tutti i beni e i diritti di cui il defunto era titolare in vita. In essa vanno quindi inseriti eventuali beni immobili, azioni o quote di società, denaro e titoli depositati in banca, aziende agricole o commerciali, gioielli e preziosi di vario genere, come mobili e quadri.

Sono obbligati a presentare la dichiarazione di successione: gli eredi e i legatari, ovvero i loro rappresentanti legali gli immessi nel possesso dei beni, in caso di assenza del defunto o di dichiarazione di morte presunta gli amministratori dell’eredità i curatori delle eredità giacenti gli esecutori testamentari i trust.

Se più persone sono obbligate alla presentazione della dichiarazione è sufficiente presentarne una. Non c'è obbligo di dichiarazione se l’eredità è devoluta al coniuge e ai parenti in linea retta del defunto e l'attivo ereditario ha un valore non superiore a 25.823 euro e non comprende beni immobili o diritti reali immobiliari. Queste condizioni possono venire a mancare per effetto di sopravvenienze ereditarie.

Gli eredi e i legatari che hanno presentato la dichiarazione di successione in cui sono indicati beni immobili sono esonerati dall'obbligo della dichiarazione ai fini dell'imposta municipale propria (Imu). Spetta, infatti, agli uffici dell'Agenzia delle Entrate, competenti a ricevere la dichiarazione di successione, trasmetterne copia a ciascun Comune in cui sono ubicati gli immobili.

Se nell’eredità sono compresi anche beni immobili gli eredi sono tenuti al pagamento delle imposte ipotecarie e catastali nella misura rispettivamente del 2% e dell'1% del valore catastale rivalutato secondo appositi coefficienti. La misura di queste due imposte sarà determinata in misura fissa (Euro 168 ciascuna) qualora uno o più eredi possano godere dei benefici prima casa. Oltre a quelle citate, sono poi dovute anche l’imposta di bollo, la tassa ipotecaria nonché i tributi speciali per ogni trascrizione presso i Registri Immobiliari.

imposte di successione

Alla dichiarazione di successione vanno, pertanto, allegati:

  1. le visure catastali dei beni immobili del defunto;
  2. il certificato di morte o autocertificazione;
  3. l'eventuale dichiarazione sostitutiva per la richiesta di agevolazione prima casa;
  4. il certificato di destinazione urbanistica per i terreni eventualmente posseduti dal defunto;
  5. nel caso di rinuncia all'eredità copia autentica del verbale;
  6. nel caso di successione testata copia originale o autenticata del testamento.

E, nel caso, anche il modello F23 relativo al pagamento in autoliquidazione di:

  1. imposta ipotecaria;
  2. imposta catastale;
  3. imposta di bollo;
  4. tassa ipotecaria;
  5. tributi speciali.

Dopo aver presentato la dichiarazione di successione ed aver effettuato l'autoliquidazione, l’Agenzia delle Entrate provvederà a notificare agli eredi la liquidazione a saldo dell'imposta di successione. Il termine per il pagamento è di 60 giorni a far data dalla richiesta.

Sono tenuti al pagamento dell'imposta di successione tutti gli eredi in solido tra loro. Ciò significa che il fisco può agire per la riscossione dell'intero anche nei confronti di un erede soltanto. Naturalmente l'erede escusso potrà successivamente rivalersi sugli altri in proporzione alle loro quote di eredità.

17 giugno 2013 · Paolo Rastelli

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Stai leggendo Debiti e successione – accettazione e rinuncia dell'eredità Autore Paolo Rastelli Articolo pubblicato il giorno 17 giugno 2013 Ultima modifica effettuata il giorno 19 giugno 2016 Classificato nella categoria accettazione e rinuncia eredità - accettazione con beneficio di inventario Inserito nella sezione tutela dei beni del debitore del sito la comunità dei debitori e dei consumatori italiani.

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