LA CHIAMATA ALL'EREDITA'

Il chiamato all'eredità acquista la qualità di erede solo quando dichiara di accettare l'eredità. L'accettazione può essere:

  • espressa: quando avviene in un atto pubblico o in una scrittura privata;
  • tacita: quando il chiamato, pur non dichiarandolo espressamente, compie un atto di amministrazione del patrimonio ereditato che presuppone la sua volontà di accettare l'eredità, poiché non avrebbe il diritto di farlo se non nella qualità di erede;
  • con beneficio di inventario: è il tipo di soluzione scelta quando si è in presenza di debiti o di una situazione patrimoniale non chiara. Con questo tipo di accettazione, che deve essere resa a un notaio o al cancelliere della Pretura competente, il patrimonio del defunto non si confonde con quello personale dell'erede, il quale risponde dei debiti del defunto solo nei limiti del valore dei beni ricevuti, come accertati a seguito di inventario. È obbligatorio seguire questa prassi quando fra gli eredi vi sono minori oppure persone dichiarate incapaci di intendere e volere.

I chiamati all'eredità possono anche rinunciare mediante una dichiarazione resa davanti a un notaio o al cancelliere della pretura competente. Tuttavia il chiamato che rinuncia può revocare la propria rinunzia fino a quando l'eredità non sia stata accettata dagli ulteriori chiamati. In caso di rinuncia, all'erede subentrano i suoi figli.

Richiedi assistenza gratuita sugli argomenti trattati nell'articolo

Commenti e domande dei lettori

Per porre una domanda sul tema trattato nell'articolo e visualizzare il form per l'inserimento, devi prima autenticarti cliccando qui. Potrai anche utilizzare le icone posizionate in basso nel pannello di registrazione, che ti consentiranno l'accesso diretto con un account Facebook, Google+ o Twitter.

1 2