La rinegoziazione mutui raccontata dai mutuatari: una allucinante e ridicola vicenda kafkiana

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La rinegoziazione mutui raccontata dai mutuatari - una allucinante e ridicola vicenda kafkiana

siamo la coppia più bella del mondo e ci dispiace per gli altri ... che pagano il mutuo

“Rinegoziando il mutuo guadagnerei un euro”: fu l'ironica segnalazione di un lettore di Repubblica all'indomani dell'entrata in vigore dell'accordo Abi-governo sulla rinegoziazione mutui.

Un caso limite, ma sintomatico della delusione dei titolari di mutuo, che si aspettavano vantaggi autentici dalla nuova normativa.

Proviamo in questo articolo a ripercorrere, all'indietro, la storia dell'accordo promosso dal  fantasioso, ma sempre evanescente ed inconcludente, ministro Tremonti.

Lo faremo attraverso le reazioni disilluse e indignate di quanti hanno ritenuto di affidare, alle lettere ai quotidiani o ai commenti nella blogsfera , la propria testimonianza su una legge che si è rivelata un miserabile flop per i mutuatari in difficoltà ed un lucroso affare per le banche.

Le quali sono riuscite, guarda caso, ad organizzarsi in un paio di mesi per applicare la rinegoziazione mutui; mentre da quasi due anni continuano ad osteggiare la portabilità accampando risibili scuse sulle difficoltà insite nell'automatizzare le procedure di surroga.

E non tralasceremo, in questo breve excursus gli appelli, che da inascoltate Cassandre, hanno più volte lanciato le associazioni dei consumatori.

Mercoledì 24 settembre

Carlo  Bartoli, in un articolo apparso su L'espresso, ci racconta due storielle esilaranti sulla rinegoziazione mutui secondo l'accordo ABI Governo.

Un operaio extracomunitario  si presenta, tra l'incredulo e il dubbioso, alla sede pratese dell'Adiconsum.

L'uomo, titolare di un mutuo trentennale di 150mila euro, ha ricevuto dalla propria banca il prospetto con allegata proposta di rinegoziazione che avrebbe prolungato la durata del mutuo di altri 25 anni, per un totale di 55 anni. «L'immigrato - racconta Giovanni Mannocci - ha stipulato un contratto con uno spread rilevante, dell'1,60% e dalla rata originaria di 733,50 euro, in virtù di un tasso iniziale del 4,15%, era passato a una rata di 941,93, per via di un tasso salito al 6,65%.

Il fatto è che per passare a un tasso fisso al 4,6% e un conseguente risparmio di circa 173 euro al mese avrebbe accumulato un debito residuo di quasi 127mila euro, per smaltire il quale, alla scadenza dei trent’anni, avrebbe dovuto pagare altre 309 rate mensili, pari a poco meno di 26 anni». La rinegoziazione Abi-governo, infatti, non interviene riducendo lo spread incassato dalla banca, ma trasferisce in un conto accessorio il differenziale tra la rata dovuta e la rata rinegoziata; questo conto è ovviamente gravato di interessi e in questo modo il debito rischia di diventare infinito.

Sempre all'Adiconsum di Prato si è presentato un dipendente di una impresa edile titolare di un mutuo ventennale che, sulla base dell'ipotesi di rinegoziazione, alla scadenza dei 20 anni avrebbe dovuto ripagare 52mila euro di rate non versate a cui si sarebbero sommati gli interessi aggiuntivi del conto accessorio che comportavano un raddoppio della somma dovuta. Insomma, durante gli anni non pago 52mila euro e in compenso poi ne devo sborsare più di 100mila dopo aver estinto il mutuo. «Per questo - aggiunge Mannocci - mettiamo in guardia i mutuatari e li invitiamo a valutare attentamente l'opportunità o meno di accedere alla rinegoziazione. Molto meglio verificare la possibilità di una surroga».

Lunedì 22 settembre

Altroconsumo denuncia alla Banca d'Italia ed al ministro Tremonti  irregolarità nelle lettere spedite dalle banche ai clienti per la rinegoziazione mutui.

Nel dettaglio, ecco cosa non va nelle lettere delle banche: senza piano ammortamento sulla proposta dell'istituto oggi, è incomprensibile capire la reale data da pagare a partire da un dato momento e il capitale residuo di finanziamento, oltre all'evoluzione del tasso variabile dal momento della stipula del primo contratto. Non c'è chiarezza sul tasso a regime del mutuo e in alcune delle lettere manca qualunque riferimento al parametro di indicizzazione, alle modalità della sua rilevazione (ultimo giorno lavorativo, media del mese precedente) e allo spread. Indicazioni sul capitale residuo erano diverse rispetto a quelle usate per il calcolo della rata. Il motivo? Non si è tenuto conto dell'aumento dei tassi.

Questa la laconica conclusione di  Altroconsumo: "L'accordo Tremonti sulla rinegoziazione mutui era di per sé stonato. La sua esecuzione, da parte dei maggiori gruppi bancari, è di quart'ordine".

Mercoledì 17 settembre

La giornalista Rosaria Amato su Repubblica riporta, in suo articolo, i casi grotteschi e  paradossali che emergono nelle proposte per la rinegoziazione mutui formulate dalle banche.

“Per un mutuo su cui pago attualmente una rata di 1000 euro per 20 anni - scrive Alberto Gandolfi, di Firenze - posso far scendere la mia rata a 670 euro al mese, con un piccolo prolungamento…di circa 80 anni. Io ho attualmente 47 anni e per finire di pagare dovrei vivere fino a 141 anni”. Anche Giovanni Bazzocchi, di Bologna (Banca Agricola Mantovana), dovrebbe morire ultracentenario: “Quando avrò terminato di pagare il primo mutuo, sul conto accessorio avrò un debito residuo di 144.000 euro. Finirò di pagare il mutuo nel 2074 quando avrò 108 anni! Tutto sommato di buon augurio!”. Marco Arzani (Barclays): “Mi ritroverei a pagare la medesima rata (785 euro) per altri 25-26 anni, ma alla scadenza del mutuo originario avrò 68 anni”.

Raffaele Romano (Banca Toscana): “A fronte di un risparmio di circa 40.000 euro in 26 anni, ne dovevamo pagare 120.000 in ulteriori 19″. Claudio Mauri (Unicredit): “Debito rimanente di 144 rate sempre che non aumentino i tassi”. Salvo Rampulla, di Palermo (Banco di Sicilia): “Con altri 28 anni circa di mutuo da pagare mi propongono una diminuzione della rata di 90 euro, ma dal 2036 dovrei rimborsare circa 70.000 euro equivalente a circa altri 12 anni di rate da 690 euro”. Mauro Raffaelli di Milano denuncia “una proposta vergognosa” in base alla quale gli rimarrebbero da rimborsare a fine mutuo 138.000 euro. Per Alberto Angrisano il debito residuo sarebbe di 151.000 euro. Concetta da Legnano, con un mutuo di 15 anni, invita a “non cascare nelle rinegoziazioni”. Alessandro ricorda che “per coloro che hanno mutui con rata semestrale i primi benefici si presenteranno solamente con la rata del 30 giugno 2009, esattamente un anno dopo l'accordo Abi-governo”. V.Zito (Intesa Sanpaolo) aderendo alla proposta della sua banca risparmierebbe un euro. Mentre Enrico Rumboldt spenderebbe addirittura di più: “Rata agosto 2008: euro 1231,51. Rata rinegoziata: euro 1248,76 (un po' di più…grandissimi)”.

Veronica Piccigallo (Banca Intesa Sanpaolo) assicura che la proposta che le ha fatto la sua banca equivale allo “strozzinaggio”. Bruno Bonfiglio assicura che la sua banca gli ha fatto una “proposta fasulla”, che non rispetta i parametri dell'accordo Tremonti-Abi. Aurelio Spinelli: “Mi potrebbe spiegare il signor Tremonti e tutti gli altri che hanno concluso questo accordo, cosa mi cambia una differenza di 24 euro al mese?”. Nelson D’Addese: “E' tutto una buffonata”. Roberto Ferrario: “La mia rata mensile si abbasserebbe di circa il 15%, peccato che il mutuo si allungherebbe di altri 19 anni (su altri 28 che mi restano)”. Per Giuseppe L'Altrelli (Deutsche Bank) il mutuo si allungherebbe di 22 anni, con la surrogazione pagherebbe meno e per 20 anni: “E voilà, l'imbroglio fatto per boicottare la surrogazione e fare un favore alle banche”. Stefano Orlandi: “Quattro mesi in più mi dovrebbero costare quasi 9000 euro”. Luigi Gagliardi: “La rata si abbasserebbe di 97 euro, però pagando ulteriori 26.000 euro”. Nunzia Nicosia (ex Banca di Roma): “Non voglio aderire alla rinegoziazione, voglio solo passare al fisso e mi hanno detto che bisogna attendere. Attendere cosa?”. Eliana Gatti (banca UCB): “La mia rata è passata dai 900 scarsi iniziali a 1100 euro e continua a salire. Non so cosa devo fare, non c'è chiarezza e sono sfiduciata”. Anna Luisa Freschi (Firenze): “La banca mi propone di allungare il mutuo con una rata comunque superiore a sette anni fa, quando ho iniziato”. Stefano Lamprati: “Ho ricevuto una lettera che definire vergognosa è un complimento. Allungava il mutuo di 5 anni a un tasso da usura”.

Alcuni lettori, addirittura,  sono stati sconsigliati ad accettare la proposta di rinegoziazione dalla stessa banca proponente. Enrico Pietrosanti, di Roma (ex Banca di Roma ora Unicredit): “Per onestà devo dire che alla fine della lettera la banca mi suggeriva di non accettare la rinegoziazione perché a mio svantaggio”. Giovanni Stefanutti: “L'impiegato, prossimo alla pensione, mi ha chiaramente detto di non fare nulla perché questa operazione è una vergogna…Non credo di avergli detto neanche una parola, mi sono alzato piano piano senza fare movimenti bruschi e sono uscito”. Marco Bettocchi (Banca di Credito Cooperativo): “La mia banca ha mandato una lettera a tutti i correntisti titolari di un mutuo dichiarando che la rinegoziazione avrebbe apportato vantaggi del tutto marginali e insignificanti”. Gianluca Armeni (Cassa Rurale ed Artigiana di Falconara Marittima): “Ho chiesto la rinegoziazione e mi hanno detto che non conviene

Lunedì 15 settembre

Sempre Rosaria Amato, dalle colonne di Repubblica riporta le riflessioni ad "alta voce" di Fabio Picciolini, segretario nazionale di Adiconsum, sulla rinegoziazioni mutui "La rinegoziazione è una procedura che non comporta alcun vantaggio per i clienti. Certo, c'è lo slittamento dei pagamenti a una data futura, ma con un gravoso interesse. Può essere considerata l'ultima speranza solo per chi ha la casa pignorata".

Analoghe le posizioni delle altre associazioni dei consumatori: "L'accordo Tremonti-Abi è stato fatto in poche ore, segno che c'era un forte interesse da parte delle banche. Mentre sulla surroga, che può davvero venire incontro alle esigenze dei clienti, si è trattato per mesi - dice il presidente del Movimento di difesa del Cittadino Antonio Longo - Certo, se io ho la casa che brucia, la prima cosa è spegnere il fuoco. Ma la rinegoziazione conviene davvero solo a chi ha l'acqua alla gola".

E vengono rese note da lettori indignati vere e proprie  "proposte cappio" come quella recapitata a Manlio Fortini.  "Debito attuale - spiega Manlio Fortini in una lettera a Repubblica - euro 225.000 (rata 1500 euro) con 27 anni ancora da pagare su un mutuo variabile trentennale; mi propongono una rata di 1280 euro, inferiore di circa 220 euro, ma con la sorpresina finale di avere tra 27 anni un debito rimanente sul conto accessorio su cui vanno a confluire i "finti risparmi" ancora di euro 165.000, con ulteriore durata di 197 mesi (16 anni e 5 mesi), sempre che non aumentino i tassi".

Lunedì 15 settembre

Nella stessa giornata di lunedì, l'agenzia  ASCA riprende le dichiarazioni sulla rinegoziazione mutui rilasciate  da Elio Lannutti, presidente dell'Adusbef e senatore dell'Italia dei Valori.  "Questa convenzione è un bluff: l'adesione all'accordo Abi-Tesoro conviene soltanto a coloro che rischiano il pignoramento della casa, altrimenti i mutuatari devono pretendere dalla banca la surroga o la rinegoziazione (quella Bersani numero d.r.). In Italia, i pignoramenti sono aumentati del 30% nell'ultimo anno, cioè sono quasi triplicati rispetto ai precedenti andamenti di crescita che si attestavano attorno al 10-12%. Chi aderisce alla Convenzione rimanda l'agonia e il cappio al collo: ma è solo un favore che viene fatto alle banche che ci guadagnanò . Per i mutuatari, se possono, è meglio non aderire all'accordo messo a punto dal ministro Giulio Tremonti con le banche".

Domenica 7 settembre

La redazione di QuotidianoCasa.it pubblica un articolo dal titolo epico: "Rinegoziazione - primo, non arrendersi mai!". Ma bastano poche righe per cogliere gli accenti sarcastici sulla rinegoziazione mutui "Il Governo, come si sa, nella persona del nostro brillante Ministro dell'Economia Bruno Tremonti ha stipulato con l'ABI (Associazione bancaria italiana) un accordo in base al quale chi non ce la fa a pagare il mutuo a tasso variabile (al rialzo, ovviamente!) può allungarne il tempo di pagamento. Ci aveva già pensato, e decretato, il tanto vituperato Bersani, ma adesso l'accordo è cogente per le banche anche nei confronti dei debitori morosi.  Benfatto, ministro! Il dramma è che l'indebitamento diventa praticamente a vita e che alla fine l'operazione avrà un costo proibitivo per i più o per tutti, cosa cui il tanto sventolato accordo intendeva provvedere. Pagheranno i figli dei figli fino alla terza e alla quarta generazione, come del resto avverrà per il debito pubblico, cosa vuoi che sia una rata in più!".

Il commento di un lettore, all'articolo citato è lapidario: "Beh, questa volta il vulcanico ministro Tremonti si è proprio superato! La rivoluzione epocale che ci ha prospettato col suo decreto tagliarate dei mutui è davvero una perla più unica che rara… Mi è arrivata la proposta della mia banca di passaggio al tasso fisso, secondo i dettami del suddetto decreto, eccola qua: debito attuale Euro 225.000 (rata 1500 euro circa) con 27 anni ancora da pagare su un mutuo variabile trentennale; mi propongono una rata di 1280 euro, inferiore sì di circa 220 euro, ma con la sorpresina finale di avere tra 27 anni un debito rimanente sul conto accessorio su cui vanno a confluire i “finti risparmi” ancora di Euro 165.000 (!!!) con ulteriore durata di 197 mesi (16 anni e 5 mesi!!!!!!), sempre che non aumentino i tassi… Dovrò informare i miei futuri nipoti… Complimenti!"

Venerdì 29 agosto

Osservatorio Finanziario pubblica un articolo di PierEmilio Gadda.  Si tratta di una intervista al portavoce di Ing Direct nella quale vengono spiegate le ragioni della mancata adesione alla rinegoziazione mutui prevista dalla Convenzione ABI MEF: “Alcune simulazioni hanno dimostrato che si possono avere allungamenti anche di 18 anni e un aumento degli interessi da corrispondere anche del 70%. Non sempre questo aspetto è chiaro ai risparmiatori che potrebbero essere tratti in inganno dall'abbassamento mensile della rata e trovarsi a pagare complessivamente quote molto elevate di interessi. Questo è uno dei motivi per i quali non aderiamo.La soluzione più conveniente per il cliente continua ad essere la surroga, anche se riteniamo che oggi i consumatori siano un po' confusi da questo accordo ABI-Governo, in merito al quale ci sono alcune zone d'ombra”

Martedì 26 agosto

E' la volta di Maximilian  Cellino dalle colonne del Sole24Ore, in un articolo in cui prova a dimostrare che la convenienza della rinegoziazione mutui è legata al reddito. Insomma, più ricco sei più la rinegoziazione mutui risulta conveniente.

Domenica 24 agosto

In un articolo sul Sole24Ore Marco Bellinazzo e Paolo Zucca dimostrano, tabelle alla mano, che la rinegoziazione mutui è conveniente se e solo se la vita residua del contratto è cortissima. E soprattutto se l'esigenza prevalente e immediata è quella di tagliare l'importo del pagamento mensile. Altrimenti la convenienza è per il cambio di banca e dunque per la portabilità..

Venerdì 22 agosto

Da uno studio effettuato da Altroconsumo emerge che con la rinegoziazione mutui, secondo l'accordo ABI Governo, la singola rata si alleggerisce, ma considerando l'intero periodo il mutuatario pagherà molto di più  rispetto alle condizioni che si possono sperare di ottenere cambiando banca o ricorrendo, laddove possibile, alla rinegoziazione Bersani..E ciò a causa dell'allungamento del periodo di pagamento e degli ulteriori interessi da versare.

Altroconsumo rileva anche  che ’ammortamento si allunga da un minimo di 30 rate mensili a un massimo di ben 59 rate: sono quasi 5 anni in più nei quali il mutuatario dovrà continuare a versare ogni mese soldi alla banca prima di vedere la luce. Quanto alla somma da pagare in più, si arriva a ben 21.800 euro.

Gli esperti dell'associazione dei consumatori sono convinti che le banche, nell'aderire alla convenzione ABI Tremonti, abbiano il loro interesse: la bontà nei confronti dei loro clienti strozzati dalla rata non è davvero l'unica molla a spingerle. Quindi, in conclusione, la rinegoziazione mutui secondo l'accordo Tremonti alla fine costa molto di più, rispetto alla surrogazione e alla rinegoziazione mutui classica.

Per Altroconsumo l'accordo è utile solo a chi ha avuto già difficoltà a pagare delle rate; infatti in questo caso sarà molto difficile trovare alternative sul mercato o convincere la banca a ridiscutere le condizioni del proprio mutuo. Inoltre c'è da aggiungere che il mercato dei mutui non troverà nessun giovamento dalla rinegoziazione mutui secondo l'accordo ABI Tremonti, dal momento che questo incentiva la concorrenza tra banche. Sarebbe molto più utile a rendere i mutui più convenienti una vera ed effettiva applicazione delle norme sulla surrogazione: il trasferimento del mutuo senza costi e senza formalità. Questa sì incentiverebbe la concorrenza tra banche, per attirare una clientela non più legata mani e piedi alla banca di partenza.

27 settembre 2008 · Antonio Scognamiglio

Commenti e domande dei lettori

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  • emilio 13 novembre 2008 at 16:28

    Tremonti ha scoperto l'uovo di colombo.anche prima esisteva il mutuo a tasso cariabile con quota fissa,il che significa
    che tutti gli aumenti che ci saranno saranno pagati sempre con la satessa quota,ma si allunghera il termine.l'unica cosa buona e che non avendola fatto subito,oggi ti da la possibilita di applicarlo.Lo schifo che provo di fronte a tali problemi che vede invischiati migliaia di persone.e che nessuna banca ha mai concesso il tasso fisso-ti imponevano il variabile,perche credo che i loro esperti prevedevano una talae crisi.Ma che fare le banche-sanguisughe del popolo-sono protette da questo stato di....
    i media ci abboffano di consigli utili,ma quello che dicono
    sono delle stronzate perche all'atto della richiesta gli istituti di credito rifiutano l'applicazione di quello che si chiede.

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