La portabilità del mutuo - cambiamo banca e condizioni senza estinguere il mutuo

Attenzione » il contenuto dell'articolo è stato oggetto di revisioni normative e/o aggiornamenti giurisprudenziali successivi alla pubblicazione e le informazioni in esso contenute potrebbero risultare non corrette o non attuali. Potrai trovare i post aggiornati sull'argomento nella sezione di approfondimento in fondo alla pagina, oppure qui.

La portabilità del mutuo è uno strumento per far conseguire risparmi ai mutuatari, previsto dalla Legge 40/2007 (legge Bersani).

Con la portabilità del mutuo, il mutuatario può accordarsi con una nuova banca per avere un altro mutuo senza la necessità di estinguere quello con la banca originaria, che non può opporsi.

Il nuovo prestito sarà garantito dalla stessa ipoteca già concessa a garanzia del mutuo originario.

Chi ha in essere un mutuo, quindi, può scegliere di cambiare banca senza la necessità di estinguere il mutuo precedente e contrarne un altro, ma facendo subentrare la nuova banca nel credito ed in tutte le garanzie, in primis in quell'ipotecaria.

La finanziaria 2008 ha stabilito poi che la portabilità del mutuo comporta il trasferimento del contratto di mutuo esistente, alle condizioni stipulate tra il cliente e la banca subentrante, con l'esclusione di penali o altri oneri, di qualsiasi natura. E ancor più chiaramente stabilisce che non possono essere imposte al cliente spese o commissioni per la concessione del nuovo mutuo, per l'istruttoria e per gli accertamenti catastali.

Questi, infatti, dovranno essere svolti attraverso procedure di collaborazione interbancaria e con la massima riduzione dei tempi, degli adempimenti e dei costi connessi. Insomma le banche non avranno più alcun diritto di chiedere il pagamento di somme ad hoc per la portabilità del mutuo.

La portabilità del mutuo viene spesso indicata come surrogazione del mutuo.

29 novembre 2007 · Piero Ciottoli

Commenti e domande dei lettori

Per porre una domanda sul tema trattato nell'articolo e visualizzare il form per l'inserimento, devi prima autenticarti cliccando qui. Potrai anche utilizzare le icone posizionate in basso nel pannello di registrazione, che ti consentiranno l'accesso diretto con un account Facebook, Google+ o Twitter.

  • avvocato Consumerlaw 30 luglio 2008 at 10:46

    Fra i rapporti di consumo, quello tra banca e cliente non è tra i più felici. Sarà forse per il fatto che non si accetta mai di buon grado di consegnare a terzi i propri risparmi (che si faranno pagare per questo) o per l'antipatica relazione che si instaura con l'addetto che si trova al di là di un vetro corazzato (per la verità l'arredamento degli ambienti sta cominciando a cambiare, era ora!).

    Magari, più concretamente, gli italiani non amano i servizi bancari perché i costi sono i più cari d'Europa e perché, da noi, non c'è vera concorrenza tra gli operatori. Per questo, forse, tra le lenzuolate di Pierluigi Bersani le più apprezzate dai consumatori sono state quelle in materia bancaria.

    Con il decreto sulle liberalizzazioni del 2006 è stata, infatti, prevista l'abolizione delle spese di chiusura del conto corrente. Ma visto che non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire, con una nota del 21 Febbraio 2007 il Ministero è stato costretto a precisare che la disposizione si applica a tutti i contratti a tempo indeterminato o a esecuzione continuata o periodica come il conto corrente, il deposito titoli in amministrazione (conto titoli), l'apertura di credito, il bancomat e la carta di credito con esclusione del contratto di mutuo. Da notare che il divieto di applicare le spese di chiusura riguarda sia le spese espressamente indicate dal contratto come «costi di chiusura», sia quelle relative a servizi aggiuntivi richieste dalla banca al cliente in occasione dell'estinzione del rapporto (es. conteggi di liquidazione, trasferimento dei titoli presso un altro istituto). A giudicare dai reclami che pervengono all'Unione Nazionale Consumatori, comunque, molti clienti si vedono richiedere somme non dovute proprio per scoraggiare la chiusura del conto.

    Nel secondo decreto Bersani si è intervenuto, invece, sui mutui per l'acquisto della prima casa. È stato, anzitutto, previsto il divieto di applicazione di clausole penali nel caso in cui il cliente richieda l'estinzione anticipata o parziale del contratto di mutuo e, in secondo luogo, è stata disciplinata la possibilità di rinegoziare le condizioni del mutuo presso la propria banca e la surrogazione del mutuo (c.d. «portabilità» del mutuo) cioè il trasferimento del mutuo ad un'altra banca disposta a praticare condizioni migliori. In entrambi i casi, le norme tendono a favorire la possibilità per il mutuatario di sciogliere il vincolo contrattuale senza oneri o spese e «trasportare» il finanziamento presso una banca diversa a condizioni più vantaggiose. C'è, comunque, da dire che mentre l'operazione di rinegoziazione è del tutto senza oneri, l'operazione di surroga non è di fatto completamente gratuita essendo necessario l'intervento del notaio la cui parcella - come da impegno del Consiglio Nazionale del Notariato - è comunque limitata ad alcune centinaia di euro e la cui spesa viene nella maggior parte dei casi sostenuta dalla nuova banca che subentra per acquisire il cliente.

    Ma che fatica, convincere le banche che questa era la strada indicata dal legislatore: a più di un anno dall'entrata in vigore di queste norme, infatti, sono poche le banche che attuano la rinegoziazione e la «portabilità» del mutuo senza oneri per i risparmiatori tanto che l'Antitrust ha aperto ben ventitrè istruttorie a carico delle banche più importanti.
    Da ultimo è intervenuta la Finanziaria 2008 che ha modificato il secondo decreto Bersani per cercare di rendere effettivamente gratuite la rinegoziazione e la «portabilità» e ha previsto l'istituzione di un fondo di solidarietà per coprire gli oneri derivanti dalla possibilità, riconosciuta ai mutuatari in difficoltà, di non pagare due rate (per un massimo di 18 mesi); in tal caso la durata del contratto di mutuo e le garanzie ad esso connesse verrebbero prorogate per un periodo di tempo uguale alla sospensione.

1 11 12 13