La parentopoli siciliana tra assunzioni e gratifiche - Il dott. Brunetta non le pubblica le liste di figli, nipoti, clienti e concubine? Non si occupa di questi scandali nella PA? Qualche visitina di controllo no, eh? [Commento 1]

  • Marino Niola 24 settembre 2008 at 10:40

    E se la democrazia contemporanea fosse un'inedita combinazione di seduzione e politica, di potere e corpo? Ingredienti antichi che la civiltà dell'immagine spara all'ennesima potenza? Potrebbe essere un'ulteriore risposta alla domanda posta, su questo giornale, da Edmondo Berselli sulle radici antropologiche del consenso che premia il format politico di Silvio Berlusconi.

    In realtà, proprio perché ridotta a format, l'offerta politica contemporanea fa riaffiorare arcaismi, simbolismi, mitologie che appartengono agli strati più remoti della rappresentazione del potere. Quelli che chiamano in causa le sue forme elementari: dall'aspetto fisico alla forza alla bellezza. Ovviamente tradotte e amplificate dalla potenza della comunicazione che trasforma i corpi in carne e ossa in figure immateriali, in icone mediatiche, in multipli elettronici ad altissima definizione.

    Il berlusconismo incarna appieno questo modello di azione e di comunicazione politiche fatto di continui lanci che usano un advertising estremamente complesso per produrre messaggi estremamente semplici. O meglio semplificati. E proprio per questo ancor più seducenti. Proprio come quegli spot pubblicitari che persuadono con la bellezza delle immagini e con il richiamo quasi archetipico di certi simboli, forme, colori. Facendo quasi dimenticare le caratteristiche del prodotto, spostando l'attenzione dagli oggetti ai soggetti della comunicazione, dalla commedia agli attori. Non è un caso che la strategia politica del Cavaliere sia sempre stata centrata sulla capacità di piacere, di affabulare, di attrarre, di fare simpatia. E soprattutto sull'esibizione del corpo come strumento di persuasione: il suo corpo e quello degli altri. Dai figli ai nipotini, dagli atleti alle bellezze della galassia televisiva che hanno contribuito a costruire il suo profilo di leader. Che diventano manifestazioni di un unico potere capace di assumere i volti e le sembianze più diversi. Così le sue creature politiche sono in realtà i volti giovani e belli di un'immagine che si rigenera. Un lifting simbolico che ha nell'appeal l'arma principale della sua persuasione. Lo strumento di una seduzione a trecentosessanta gradi, che fa del desiderio il vero basic istinct della politica, il primo motore degli interessi e delle passioni. Così l'istanza estetica prende surrettiziamente il posto di quella etica. Mentre le immagini e le parole prevalgono sui fatti. È l'apoteosi della seduzione nel senso vero della parola latina seducere. Che non significa tanto e solo attrarre quanto distrarre, sviare, far pensare ad altro.

    Con l'effetto di mobilitare continuamente il corpo sociale in ogni sua parte, con una effervescente sovraesposizione del fare, impegnando l'attenzione su temi di sicuro impatto scelti ad arte. Sfondando porte già aperte in un senso comune che non aspetta che di veder confermate le sue ansie, i suoi timori, le sue aspettative, le sue ricette abbreviate. La fine della prostituzione per le strade, il ritorno alla maestra unica, la lotta ai fannulloni. Ipotesi di avvenire costruite con rassicuranti frammenti di passato, che ci consola nell'illusione nostalgica del tempo ritrovato. Temi che creano unanimità, o meglio unanimismo, che è poi la forma di condivisione tipica del nostro individualismo di massa. In cui il sentire comune non si forma più nel confronto con gli altri ma conformandosi al format. Facendosi a sua immagine e somiglianza. Proprio perché siamo più soli, e dunque più insicuri, chiediamo alla politica di semplificarci la vita sostituendo alla complessità labirintica di una realtà sfuggente, che non sappiamo da che parte impugnare, dei modelli ridotti e dei simboli elementari.

    E cosa c'è di più elementare, dal punto di vista simbolico, del corpo e dell'apparenza? Non è un caso, allora, che la politica d'immagine contemporanea riporti il corpo al centro della rappresentazione del potere. Naturalmente non stiamo parlando del corpo fisico, né del corpo singolo, ma di un corpo iconico e proteiforme che si moltiplica grazie ai suoi multipli e ai suoi doppi che ne amplificano l'immagine e ne prolungano l'eco adattandola alle diverse domande, alle attese particolari. Un'offerta profilata per una domanda personalizzata. Risultato una seduzione consensuale.

    È questa la condizione ottimale per la vendita del prodotto-politica che oggi premia un marketing del consenso capace di coniugare gli aspetti più arcaici, quasi etologici, del potere con le più avvertite tecnologie del consenso, con le più sofisticate strategie d'immagine. È quasi naturale che donne giovani e belle diventino ministre, e che il potere sia circondato da uno scintillio glamour che fa da specchio al narcisismo di massa e indora le pillole che ci tocca inghiottire. Non è una semplice velinizzazione della politica, né tantomeno il risultato di uno scambio di favori. Ma qualcosa di molto più profondo, nella sua superficialità. Perché la giovinezza e la bellezza sono due password del presente e al tempo stesso sono da sempre il nucleo sorgivo della rappresentazione del potere che, come insegna Hobbes, nasce nel corpo e dal corpo. Secondo il fondatore del pensiero politico moderno i cosiddetti poteri naturali, come la forza, la bellezza, la seduzione, la capacità di persuasione sono la cellula primigenia della politica. Che non è altro che la trasformazione di qualità, misure e proporzioni fisiche in qualità, misure e proporzioni sociali: in entrambi i casi è questione di costituzioni.

    Questa semplificazione mediatica della politica - una sorta di naturalizzazione simbolica - non può che servirsi di modelli di azione e di spiegazione altrettanto riduttivi. E proprio per questo efficaci, sul piano della comunicazione prima ancora che su quello della soluzione dei problemi, ancora tutto da verificare.

    Nietzsche diceva che per conquistare il consenso delle moltitudini un capo deve ridurre il ruolo della politica a una recita grossolana e semplicistica. Almeno in apparenza. E proprio in questa apparenza sta, per il momento, la forza del Cavaliere.

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