La notifica di multe, accertamenti fiscali e cartelle esattoriali - Ieri oggi e domani

Ci fu un tempo, tanto tempo fa, in cui le multe per infrazioni al codice della strada, gli avvisi di accertamento e le cartelle esattoriali venivano notificati dai messi comunali, dagli agenti della polizia municipale, dagli ufficiali della riscossione o da altri soggetti (purché abilitati) incaricati da Equitalia.

I più anziani ricorderanno, forse, quel foglietto misterioso, la relata (per i giovani che fossero interessati, alcuni musei conservano ancora i pochi esemplari ingialliti che è stato possibile ritrovare) in cui l'incaricato della notifica doveva indicare la data, l'ora e il luogo di consegna dell'atto nelle mani del destinatario o di soggetti terzi autorizzati e identificati, nonché le ricerche effettuate e le motivazioni dell'eventuale mancata consegna.

Infatti, quando il destinatario risultava assente, perché magari si era recato a lavorare (a quel tempo, sembrerà strano, c'era ancora qualcuno che lavorava) il verbale di multa, l'accertamento fiscale o la cartella esattoriale potevano essere consegnati nelle mani di terzi, che dovevano, però, esclusivamente rientrare (tassativamente nell'ordine) fra le persone di famiglia, gli addetti alla casa (maggiordomi o colf), il portiere dello stabile, i vicini (se ne accettavano la consegna).

Addirittura, nel caso di verbale di multa, accertamento fiscale o cartella esattoriale consegnati al portiere, l'agente preposto alla notifica era tenuto non solo a verificare l'assenza del destinatario, ma anche a rendere conto delle vane ricerche delle altre persone abilitate a ricevere l'atto (persone di famiglia, addetti alla casa). E, quel foglietto misterioso, che veniva chiamato relata di notifica, doveva attestare l'assenza del destinatario e di tali persone.

Ma non finiva qui: se il verbale di multa, l'avviso di accertamento fiscale o la cartella esattoriale riuscivano ad essere appioppati nelle mani del portiere, o in quelle del vicino di casa disponibile a farsi carico dell'onere, il destinatario doveva ricevere notizia della notifica, almeno a far data dal marzo 2008, tramite raccomandata a/r (si chiamava raccomandata informativa).

In ogni caso, quando non si riusciva ad annunciare la mala novella direttamente al destinatario, l'atto veniva depositato nella casa comunale con affissione di un avviso di deposito nell'albo del comune di residenza del destinatario e, contestualmente, al destinatario veniva inoltrato un promemoria tramite raccomandata a/r (ancora la raccomandata informativa) con invito al ritiro.

Anche della raccomandata informativa, oggi, non residuano che pochi preziosi reperti archeologici, a memoria di un'epoca in cui il sacro diritto di difesa del destinatario di verbali di multa, avvisi di accertamento e cartelle esattoriali non era ancora stato sacrificato sull'altare della "spending review" e delle esigenze di cassa della Pubblica Amministrazione.

A voler riportare fedelmente la cronaca, anche allora Equitalia poteva notificare le cartelle esattoriali per posta, mediante l'invio di raccomandata con avviso di ricevimento: tuttavia, gli agenti preposti alla notifica dovevano essere, esclusivamente, gli ufficiali della riscossione o gli altri soggetti abilitati dal concessionario nelle forme previste dalla legge ovvero, previa eventuale convenzione tra comune e concessionario, i messi comunali o gli agenti della polizia municipale.

Si trattava della notifica postale indiretta: in tale evenienza, la relata veniva parzialmente compilata prima dell'invio e completata sulla base della ricevuta di ritorno sottoscritta dal destinatario e datata dal postino. In sostanza, questo l'aspetto importante, l'intero processo di perfezionamento della notifica risultava comunque sottoposto al completo controllo di un soggetto abilitato.

Poi, un giorno, arrivò il postino. E, cominciarono a consolidarsi gli orientamenti della giurisprudenza di legittimità favorevoli al ricorso massivo, da parte della Pubblica Amministrazione e di Equitalia, alla notifica diretta.

Per quel che riguarda le cartelle esattoriali gli ufficiali della riscossione furono collocati a riposo coattivo (embé, come si dice, chi di spada ferisce, di spada perisce). Per fortuna loro, a Palazzo Chigi ancora non erano state chiamate a far parte del governo la lacrimevole ministra Fornero o la gioconda Marianna Madia, altrimenti sarebbero stati guai seri. Ai messi comunali, invece, furono drasticamente ridotte le ore di straordinario, mentre i vigili urbani finirono tutti in strada, ad affiancare gli ausiliari del traffico nell'ingrato compito di elevare verbali di multa ai cittadini: del resto, se delle notifiche si occupavano ormai i postini, non si capiva perché la Polizia Municipale non potesse essere chiamata, in forze, a fornire il proprio fattivo contributo nel rimpolpare le esangui casse comunali.

E così, oggi, possiamo leggere, senza scandalizzarci eccessivamente, che le notifiche di verbali di multa, avvisi di accertamento e cartelle esattoriali possono essere effettuate direttamente a mezzo del servizio postale, mediante spedizione dell'atto in plico, senza busta, raccomandato con avviso di ricevimento e che alle modalità di notifica semplificata (la notifica diretta) si applicano esclusivamente le norme concernenti il servizio postale ordinario.

Da cui, inevitabilmente discende che, ad esempio, è legittima la notifica effettuata dal postino a mani del portiere senza accertare previamente l'assenza del destinatario o di altri soggetti abilitati a ricevere il plico e senza spedire la raccomandata con l'avviso di avvenuta notifica; e che è altresì legittima, in caso di temporanea irreperibilità del destinatario, la notifica perfezionata per compiuta giacenza presso l'ufficio postale senza che sia stata inviata al destinatario la raccomandata informativa.

E' dunque spiegato il motivo dell'estinzione della raccomandata informativa, così come quello che ha sancito l'addio alla relata: infatti, deducono logicamente i giudici, se la notifica non doveva più essere perfezionata tramite i soggetti a ciò abilitati, non poteva esservi spazio per l'ormai obsoleta relata, che non è prevista con la moderna notifica diretta a mezzo servizio postale.

E allora, non deve essere redatta alcuna relata di notifica o annotazione specifica sull'avviso di ricevimento in ordine alla persona cui è stato consegnato il plico. La notifica postale diretta si perfeziona semplicemente con la consegna del plico al domicilio del destinatario, senza alcun altro adempimento, da parte del postino, se non quello di curare che la persona, da lui individuata come legittimata alla ricezione, apponga la propria firma sul registro di consegna della corrispondenza, oltre che sull'avviso di ricevimento da restituire al mittente.

E se mancano nell'avviso di ricevimento le generalità della persona a cui l'atto è stato consegnato; se il consegnatario ha apposto una croce invece della firma? No problem, l'adempimento non è previsto da alcuna norma, e la relativa firma, qualora sia ritenuta non intellegibile da chicchessia, non invalida comunque l'atto, poiché la relazione tra la persona a cui esso è destinato e quella a cui è stato consegnato costituisce oggetto di un preliminare accertamento di competenza del postino, ed eventualmente impugnabile solo per querela di falso ...

Questo è il presente. Ma il futuro, cosa ci riserverà?

Fra qualche tempo, magari, il postino potrà lasciare il verbale di multa, l'accertamento fiscale o la cartella esattoriale anche al cane con cuccia posizionata fuori la porta di casa del destinatario, purché l'animale non abbia meno di 14 anni, sia stato addestrato a fare almeno uno scarabocchio sulla ricevuta di ritorno e non risulti palesemente incapace.

Naturalmente si scherza. Ma è pur vero che uno spettro comincia già ad aggirarsi negli incubi della prossima generazione di destinatari di verbali di multa, accertamenti fiscali e cartelle esattoriali: la PEC, ovvero la posta elettronica certificata. Nell'era dei social network, di Facebook e G+, in un paese come l'Italia, dove la banda larga ha azzerato il digital divide (anche quello fra Nord e Sud), dove il premier non fa altro che cinguettare da mattina a sera, e dove puoi essere chi vuoi, ma non sei nessuno se non possiedi almeno un Iphone o un Galaxy inferiore alla release rilasciata appena ieri notte, poteva mai mancare uno strumento sofisticato, trendy e digitale come la posta elettronica certificata?

La risposta è, assolutamente e decisamente, no! Oggi la PEC è obbligatoria per pochi, domani lo sarà, democraticamente, per tutti. Apriremo la e-mail sul pc (oops, sul tablet, l'Iphone o il Galaxy) e si materializzerà, forse in un ologramma, l'immagine sorridente della nipotina di Maria De Filippi ad annunciare che ... "c'è posta per te!". Ecco, come ci saranno serviti il verbale di multa, l'accertamento fiscale e la cartella esattoriale nel prossimo, vicinissimo, futuro.

1 settembre 2014 · Simone di Saintjust

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