JAK BANK, l'idea sbarca in Italia

Nasce a Firenze un'associazione che progetta una banca secondo il modello svedese:  giusto equilibrio fra prestito e risparmio al servizio dei singoli e della comunità. E nessun  tasso d'interesse. Quali le possibilità di successo nel nostro Paese?

L'effetto paradossale di molte notizie "rivoluzionarie", che non provengono dalle  immediate vicinanze, sembra essere quello di scoraggiare esperimenti analoghi a casa nostra.  Cosi, la notizia di Jak Bank, una banca che concede prestiti senza interesse a Skodve, poco distante da Stoccolma, sembrava estinguersi con l'unica possibilità per aderire all'iniziativa: trasferirsi in Svezia o restare abbarbicati, anche se poco tranquilli, al nostro sistema "ben" consolidato.

Più attenzione all'economia reale

Ora,  però,  l'acuirsi di  una vulnerabilità economica e la metamorfosi minacciosa di molti casi finanziari hanno ridato più attenzione all'economia reale. Nel caso specifìco, potrebbe essere considerata "più reale" anche quell'idea venuta in mente ad altri. Un esempio? L'associazione culturale Jak Bank Italia.

Agronomo,  programmatore fiorentino, volontario incallito, Mario Danisi decide di passare ai fatti e fonda prima l'associazione virtuale online, poi, il 13 settembre, quella reale a Firenze: oggi, una cinquantina di soci e una costellazione numerosa di sostenitori sparsi in tutta Italia. "Rischiare - dice Danisi - un progetto che possa offrire un'alternativa a persone i cui bisogni verrebbero persi di vista".

Il primo passo da affrontare per la neonata associazione è informare, vagliare, costruire fiducia. E non è poco. In Svezia, per la Jak bank ci sono voluti quasi trent'anni per giungere a costituirsi come banca. Si sa, i processi di condivisione sono delle serre da costruire con cura, soprattutto se le domande su cui un anonimo cittadino deve esprimersi vanno dal "cosa pensa dell'affidabilità del sistema bancario?" alla spinosa "saresti disposto a depositare una somma che non frutta interesse e accendere in futuro un prestito non gravato da interesse?".

Il capitale dei principi etici

Tra una visione "terroristica" di una finanza rapace e una restrittiva, che la priva di quella componente di rischio e la vuole regolata da sani principi etici, c'è una sottile ma tangibile differenza, ancorata alle condizioni reali della grande maggioranza della popolazione con redditi medio-bassi, gravata dalla rendita derivante dalla matematica moltiplicazione del denaro. Secondo Oscar Kjellberg, ex presidente esecutivo della Jak bank svedese, "un'economia basata sull'interesse è la causa indiretta di una serie di conseguenze negative".

Il tasso di interesse sui prestiti graverebbe sui risparmi costringendo le persone a lavorare di più e a ridurre i consumi e comporterebbe alle imprese di perseguire unicamente criteri di produttività e progetti ad alto rendimento per rientrare nel debito e sostener gli alti tassi di interesse.

L'esperimento svedese si basa su un equilibro tra prestiti e risparmi: i prestiti sono rilasciati in base alla completa liquidità presente nella banca (comprensiva dei depositi di risparmio, dei titoli di stato e deJle quote societarie); non a caso l'acronimo di Jak bank terra, lavoro, capitale, sono parole ben "piantate" nel reale. Normalmente una banca tradizionale si regola sia in base alla capacità di rimborso che i clienti devono sostenere sia in base al recupero del valore del prestito in caso di insolvenza (premi di rischio, premi di liquidità ecc.).

Anche Jak Bank concede prestiti con una serie di cautele nel caso di insolvenze ma non ricava un profitto:  l'importo di una rata per un mutuo comprende, in una banca tradizionale, una quota di debito e una quota di interesse che va alla banca stessa; nella Jak comprende il debito, le spese di gestione (tecnicamente una tassa del 2.5%) e una quota di risparmio. La differenza? In quest'ultima si ritrova quello che si è risparmiato.

Ma un cittadino che deve sborsare denaro già per ripagare il debito dovrebbe anche depositarne altro per il risparmio? Il punto è che più liquidità entra in circolazione, più il sistema pub continuare ad alimentassi. Perché il denaro che entra dopo un prestito permette di accumulare punti risparmio e chiedere un altro prestito in futuro. Di conseguenza chi chiede un prestito entra già nell'ottica di risparmiare e di contribuire q a circolazione del denaro per altri soci richiedenti. Anche se non è escluso che possa ritirare il suo risparmio.

L'esatto contrario del meccanismo dei mutui

Possiamo soffermarci su un esempio che ci coinvolge più da vicino quando ci capita di leggere le offerte per i mutui di una casa. Noteremo che l'importo della rata aumenta con il diminuire del periodo di ammortamento del prestito. Ad esempio: per un prestito di 50 mila euro su cui viene applicato il 4% di tasso di interesse, il guadagno della banca sarà minore se il mutuo viene estinto in 10 anni con una rata mensile di 500 euro, maggiore se il mutuo viene estinto in 30 anni con una rata di 200.

Nella Jak Bank, invece, le rate sono più piccole con il diminuire degli anni e aumentano con l'aumentare degli anni; lunghi periodi di ammortamento sono cosi sconsigliati e persino limitati dal management (al massimo 10 anni per un mutuo per una casa). Il tutto è supportato da un'organizzazione che in Italia faremmo in fretta a definire "efficace ed efficiente" e che si basa sul semplice principio secondo cui ciascun azionista detiene una sola azione e voto pantano nel consiglio di amministrazione; nella banca tradizionale il peso maggiore è per gli azionisti maggiori.

Le prospettive di sviluppo a casa nostra

In fondo, oltre le formule matematiche e le sottigliezze economiche l'idea forte non è il cliente soddisfatto, fidelizzato ecc. ma un socio che condivide con la sua comunità una gestione del denaro non molto lontana da quella pratica quotidiana e domestica dove il denaro non è mai virtuale.

Fin qui in Svezia, da settembre in poi in Italia. Eviteremo il facile vizio di pensare soprattutto (e solo) ai vantaggi quando si parla di economia e la tentazione di due che quello svedese è un sistema un po' immobile nel suo localismo, troppo fiducioso e utopico per essere attuato in Italia. È ancora tutto da vedere se Jak Bank Italia si evolverà in una cooperativa o in una vera e propria banca; per adesso l'impegno dell'associazione è informare sugli aspetti deleteri  di un assetto economico dato per scontato e costruire un'identità che abbia l'ardire di restare indipendente (come da statuto) dalle strade politiche e sociali già battute.

Ma in una situazione di crisi, in cui alcuni problemi sono proprio la scarsa liquiditi, i redditi non molto alti e forse un timore circospetto nella gestione dei risparmi, un'adesione a Jak bank Italia richiederebbe una politica immobiliare che renda innanzitutto i mutui più accessibili. Come del resto avviene a Skovde, dove dieci anni possono bastare per comprare una casa.

di Cristina Modugno

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15 gennaio 2009 · Patrizio Oliva

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