Istat, in Italia 7,5 milioni di poveri al Sud percentuali 4 volte maggiori - Cresce anche la recessione in tutta Eurolandia

L'11,1 per cento delle famiglie residenti in Italia sono povere. Si tratta di 2.653.000 nuclei, pari a 7.542.000 persone, il 12,8% dell'intera popolazione. Lo afferma l'Istat che oggi ha presentato i dati sulla povertà relativa nel 2007. Si tratta di dati stabili rispetto all'anno scorso. E lo è anche la distribuzione della povertà: in maggiore difficoltà economica le persone con bassi livelli di istruzione, bassi profili professionali (working poor) o disoccupate: l'incidenza di povertà tra le famiglie con due o più componenti in cerca di occupazione (35,8%) è di quasi quattro volte superiore a quella delle famiglie dove nessun componente è alla ricerca di lavoro (9,9%). La povertà è inoltre maggiormente diffusa nel Mezzogiorno: l'incidenza è quattro volte superiore a quella del resto del Paese. Grave in particolare la situazione in Sicilia e in Basilicata

Ed intanto continua a montare la recessione.

Per due trimestri l'economia italiana ha avuto una crescita negativa. Questo farà sì che l'anno si chiuderà con una crescita zero. La stagnazione durerà anche nel 2009, mentre una leggera ripresa è prevista nel 2010 con un Pil allo 0,6%. Sono queste le nuove stime della Commissione europea, che nelle sue «Previsioni d'autunno» prevede per il nostro Paese «un'ulteriore perdita di competitività». La recessione interessa tutta l'eurozona. Nel secondo trimestre il pil era a quota -0,2% e ora, è scritto nel nuovo rapporto previsionale d'autunno, «ci sarà un calo anche nel terzo e nel quarto trimestre» pari allo 0,1%. Complessivamente il Pil dell'eurozona dovrebbe crescere dell'1,2% nel 2008 per poi salire di appena lo 0,1% nel 2009.

All'Italia spetta la palma della peggiore prestazione con una crescita piatta. La Germania cresce dell'1,7%, la Francia dello 0,9%, la Spagna dell'1,3%, il Regno Unito cresce dello 0,9%. La Commissione Ue spiega che «l'accentuato rallentamento dell'economia italiana ha origine dalla metà del 2007, ben prima dell'impatto della crisi dei mercati sull'economia europea». La crescita è tornata col segno meno nel secondo trimestre del 2008, e «per la seconda metà dell'anno più indicatori, in particolare quelli sulla produzione industriale e sulla fiducia delle imprese, mostrano come il Paese sia entrato in una recessione tecnica». Per Bruxelles sul banco degli imputati c'è il crollo della domanda interna.

«Sotto l'impatto dell'aumento dei prezzi, le famiglie hanno tagliato i loro consumi». La situazione dovrebbe migliorare leggermente a partire dal 2009 quando con un'inflazione più bassa e alcuni aumenti salariali ci potrebbe essere una graduale ripresa dei consumi».

Il commissario europeo agli Affari monetari Joaquin Almunia, presentando questi dati, ha detto senza alcuna esitazione che «l'orizzonte è un po' cupo e ora per l'Europa la recessione è un rischio concreto». Bruxelles sottolinea anche «il rischio di un forte impatto che la crisi dei mutui potrebbe avere sull'economia reale italiana, nonostante il livello di indebitamento relativamente basso del settore privato».

Segnali non buoni arrivano anche sul fronte del debito pubblico, che non solo nel 2008 non scenderà, restando al 104,1% dello scorso anno, ma nel 2009 tornerà a salire, attestandosi al 104,3%, prima di calare al 103,8% nel 2010.

Alla riunione dell'eurogruppo, il ministro dell'Economia Tremonti ha confermato la situazione di crisi economica ma ha invitato a considerare che l'Italia «è in linea con gli altri paesi europei e con la media della zona euro che nel 2009 si fermerà allo 0,1%». E Tremonti si è detto soddisfatto per le previsioni della Commissione Ue sul fronte del deficit italiano, anche se questo salirà dall'1,6% del 2007 al 2,5% del 2008 e al 2,6% del 2009. «Si confermano i numeri della Finanziaria triennale; e questo è positivo perchè in caso contrario ci sarebbe stato il rischio di un early warning. Per l'Italia non vale lo scenario di altri Stati di Eurolandia il cui disavanzo sforerà nuovamente il 3%, come nel caso della Francia».

E ieri il presidente dell'Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, e Almunia, nel corso dei lavori dei ministri di Eurolandia, hanno esaminato le varie strategie per far fronte alla recessione. «Serve un'azione forte e coordinata tra gli Stati europei» .

4 novembre 2008 · Patrizio Oliva

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