Istanza di sgravio e sospensione della riscossione per debiti di natura esattoriale e omesso riscontro da parte della PA creditrice

Tutto questo, in teoria, ma cosa succede se, come il più delle volte accade, Equitalia e/o l'ente creditore non danno alcun riscontro all'istanza del debitore persistendo nell'esigere, comunque, l'importo preteso con la notifica della cartella esattoriale?

Al quesito hanno tentato di dare risposta le Commissioni tributarie provinciali di Milano (sentenza 5667/15) e Lecce (sentenza 1955/15).

La CTP milanese (presieduta dall'autorevole giudice Piercamillo Davigo che fece parte del pool "Mani Pulite") ha accolto il ricorso e disposto l'annullamento delle cartelle esattoriali in base all'omesso pagamento delle quali Equitalia si accingeva ad iscrivere ipoteca sull'immobile di proprietà del debitore, motivando la decisione con la mancata risposta dell'ente creditore dovuta al debitore ai sensi dell'articolo 1, commi 537 e seguenti della legge 228/12.

Secondo la CTP milanese gli atti sono da annullare in quanto l'ufficio destinatario dell'istanza non ha risposto entro i 220 giorni. In buona sostanza la pretesa tributaria viene annullata a seguito della mancata risposta dell'ente impositore nei termini previsti dalla legge.

Analogamente, la CTP salentina, ha ribadito che deve ritenersi annullata di diritto la partita debitoria, con conseguente sgravio dal ruolo relativo, in osservanza delle norme previste dalla legge 228/12, quando risulta dagli atti di causa che il debitore abbia inviato ad Equitalia l'istanza di annullamento degli atti esattoriali (nella fattispecie indicando tanto le cartelle che riteneva illegittime per inesistenza della notifica nonché per intervenuta decadenza del diritto di credito, quanto l'atto di pignoramento fondato sul mancato pagamento delle stesse) e l'agente della riscossione abbia dato riscontro al debitore semplicemente comunicando il "non accoglimento dell'istanza", senza altro adempimento.

I giudici tributari leccesi, infatti, hanno rilevato che con un tale comportamento, palesemente omissivo dell'obbligo di trasmissione della dichiarazione all'ente creditore, come previsto dall'art.539 della legge 228/12, Equitalia ha di fatto bloccato la procedura di sospensione della riscossione, ponendo il creditore nell'impossibilità di provvedere a sua volta agli adempimenti volti a verificare la fondatezza dell'istanza di sospensione e sgravio, e, a conclusione di tali adempimenti, di comunicarne gli esiti agli interessati (il contribuente e l'agente per la riscossione).

Sta di fatto, conclude la CTP di Lecce, che la mancata comunicazione, per la quale era previsto il termine massimo, inutilmente scaduto, di 220 giorni dalla data di presentazione della dichiarazione del contribuente, comporta la conseguenza di far ritenere che le partite di cui al comma 537 della legge 228/12 sono annullate di diritto.

Naturalmente bisognerà vedere quale sarà il giudizio sulla questione che assumeranno la Commissioni Regionali Tributarie adite dalla Pubblica Amministrazione. Comunque, è indubitabile che le sentenze riportate non possono che segnare un punto a favore per i debitori nella infinita partita con il fisco a cui, come tutti sappiamo, "piace vincere facile".

9 settembre 2015 · Paolo Rastelli

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