I SOGGETTI PASSIVI IRAP

L'articolo 3 del decreto legislativo numero 446/1997 definisce soggetti passivi coloro che esercitano una o più delle attività di cui all'articolo 2. È infatti l'identificazione della fattispecie imponibile nell'esercizio dell'attività (autonomamente organizzata) che, dato il carattere reale dell'imposta, implica un criterio di individuazione dei soggetti passivi in ragione della titolarità, da parte di questi, del potere di organizzazione e gestione sull'attività imponibile.

Ciò presuppone dunque una lettura coordinata dell'articolo 3 (relativo ai soggetti passivi, tra cui vi sono ricompresi i soggetti esercenti arti e professioni) con l'articolo 2 (relativo al presupposto d'imposta), si esclude, così, l'assoggettabilità ad Irap di determinati soggetti passivi in quanto privi di autonoma organizzazione (Si vedano, in particolare, le sentenze della Corte di Cassazione numero 21203 del 5/11/2004 (che per la prima volta esclude l'assoggettabilità all'imposta dei "piccoli" professionisti) e la numero 3678 del 16/02/2007; con la Circolare numero 45/E del 13/06/2008, l'Agenzia delle Entrate recepisce tali orientamenti giurisprudenziali.).

La definizione di autonoma organizzazione è stata fornita dalla Corte di Cassazione che con la sentenza numero 21203 del 5/11/2004, si è pronunciata per la prima volta sulla questione dell'assoggettamento ad Irap dei "piccoli" professionisti, confermando la pronuncia di secondo grado con la quale un ingegnere privo di autonoma organizzazione (es. mancanza di dipendenti e di capitali presi a mutuo, ecc.) era stato escluso dall'ambito applicativo del tributo.

Con numerose sentenze rese nel corso del 2007 e negli anni successivi, la Corte si è nuovamente espressa sul tema, influenzando anche i documenti di prassi amministrativa e affermando in molteplici occasioni l'esclusione dei "piccoli" professionisti dall'ambito applicativo del tributo (Si vedano, anche, le Risoluzioni dell'Agenzia delle Entrate numero 254/E del 14/09/2007 e numero 326/E del 14/11/2007).

Ad avviso della Corte di Cassazione, l'Irap "colpisce una capacità produttiva ‘impersonale ed aggiuntivà rispetto a quella propria del professionista perché, se è innegabile che l'esercente una professione intellettuale concepisce il proprio lavoro con il contributo determinante della propria cultura e preparazione professionale, producendo in tal modo la maggior parte del reddito di lavoro autonomo, è altresì vero che quel reddito complessivo spesso scaturisce anche dalla parte aggiuntiva di profitto che deriva dal lavoro dei collaboratori e dipendenti, dal numero e grado di sofisticazione dei supporti tecnici e logistici, dalle prestazioni di terzi, da forme di finanziamento diretto ed indiretto, eccetera".

La stessa Circolare numero 45/E del 13/06/2008 afferma che la sentenza numero 3678 del 16/02/2007 emessa dalla Suprema Corte è da ritenersi "riassuntiva dei concetti espressi nelle altre pronunce e (...) particolarmente interessante perché fissa parametri di carattere generale per individuare l'autonoma organizzazione".

In particolare, affinché esista un'attività autonomamente organizzata, occorre che il contribuente, nello stesso tempo:

  • sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell'organizzazione e non sia, quindi, inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse;
  • si avvalga, in modo non occasionale, di lavoro altrui oppure impieghi beni strumentali eccedenti il minimo indispensabile per l'esercizio dell'attività in assenza di organizzazione.

I requisiti di cui all'ultimo punto devono considerarsi alternativi. Pertanto, è sufficiente il ricorrere di uno soltanto di essi (ad esempio, impiego non occasionale di lavoro altrui), unitamente alla condizione di cui al primo  punto, per configurare la sussistenza di un'autonoma organizzazione (Tra le molte, si vedano Cass. numero 3676, 3678 e 3680 del 16/02/2007, Cass. numero 5020 e 5021 del 5/03/2007, Cass. numero 9214 del 18/04/2007; Cass. numero 2030 del 28/01/2009, Cass. Sezioni Unite numero 12108 del 26/05/2009).

In altri termini, l'attività abituale ed autonoma del contribuente deve dare luogo ad un'organizzazione dotata di un minimo di autonomia che potenzi ed accresca la capacità produttiva del contribuente stesso.

Pertanto, è ragionevole affermare che il lavoratore autonomo non è soggetto ad Irap se, ad esempio:

  • opera all'interno di strutture professionali organizzate e gestite da terzi e non possiede altrimenti una propria organizzazione;

  • ovvero è privo di dipendenti o collaboratori stabili e utilizza beni strumentali limitati (quali telefono, automezzo, personal computer).

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