IRAP » il caso di esternalizzazione di servizi su cui è stata chiamata a pronunciarsi la Suprema Corte

Ad un professionista, con segreteria esternalizzata, era stato imposto il pagamento dell'IRAP, per le annualità 2001, 2002 e 2003.

L'uomo aveva effettuato ricorso, per ottenere il rimborso, alla Commissione Tributaria Provinciale, che gli dava ragione, esonerandolo quindi dal pagamento dell'imposta.

Ma l'Agenzia delle entrate, ricorreva in appello presso la Commissione Tributaria Regionale.

Qui, i giudici di merito, invece, accoglievano le argomentazioni dell'Agenzia, motivando che nella contabilità del professionista erano stati rilevati notevoli compensi corrisposti a terzi, tali da dimostrare la non occasionalità delle prestazioni dei soggetti terzi.

Così, il contribuente, proponeva ricorso per cassazione, ritenendo che i giudici d'appello non avessero tenuto conto della documentazione prodotta, la quale evidenziava che i compensi erogati si riferissero a costi di locazione e a consulenze di natura saltuaria e non continuativa.

Mancava perciò un autonoma organizzazione dell'attività professionale svolta.

Ma, la Suprema Corte, ha colto l'occasione per ricordare i requisiti dell'autonoma organizzazione.

Ovvero, essa ricorre quando il contribuente, sia il responsabile dell'organizzazione, impieghi beni strumentali eccedenti il minimo indispensabile per l'attività svolta e/o si avvalga in modo non occasionale del lavoro di terzi.

Inoltre, nel caso di istanza di rimborso IRAP, l'onere della prova è in capo al contribuente, il quale deve produrre adeguata documentazione per dimostrare la mancanza di un'autonoma organizzazione.

Non conta se i servizi di segretariato vengono svolti da personale dipendente o da un terzo in base ad un contratto di fornitura.

Pertanto, gli Ermellini hanno rigettato il ricorso.

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