Insolvenza e regime patrimoniale

Intendo subito rassicurarla,suo marito non andrà in galera per debiti.

Dopo la buona, ecco però la cattiva notizia. In situazioni come quella che lei ci ha descritto è necessario che marito e moglie abbiano almeno un regime economico patrimoniale di separazione dei beni. Altrimenti lei rischia di vedersi pignorato un quinto dello stipendio per i debiti di suo marito (anche se il creditore avrebbe il difficile onere di dimostrare che i debiti sono stati da lei contratti per esigenze familiari).

Altra precauzione è quella di non avere conti correnti cointestati. Al marito debitore si concede al massimo, una delega a disporre ed operare sul conto corrente esclusivo della moglie non debitrice, in regime di separazione dei beni.

Ancora, in regime di separazione dei beni il creditore potrebbe sempre dimostrare che i debiti del marito sono stati assunti nell'interesse della famiglia. In tale evenienza il coniuge sarebbe comunque considerato coobbligato per il rimborso dei debiti del marito.

La soluzione giusta, se suo marito volesse proseguire in un'avventura che, di questi tempi, non ho alcun timore a definire proibitiva, è quella di procedere ad una separazione legale di tipo consensuale. Costa pochissimo e non richiede tempi eccessivi per la sua realizzazione.

In questo modo lei potrà utilizzare il suo stipendio per le esigenze dei figli e della famiglia, senza patire timori e stress per le eventuali alterne fortune del marito lavoratore autonomo.

Accade raramente che il creditore proceda al pignoramento dei beni presenti presso la residenza del debitore. Di solito il valore dei beni pignorati non copre le spese della procedura ed è quasi impossibile piazzare all'asta mobili ed elettrodomestici usati (almeno per ora - in futuro, visti i tempi che corrono, non è da escludere che le cose cambino). Per il futuro il suggerimento è quello di acquistare qualsiasi bene durevole destinato alla casa facendo intestare a lei la fattura.

Per finire, al creditore non interessano le vicende lavorative e familiari del suo debitore. Si rassegna ad un accordo stragiudiziale solo quando si rende conto che non c'è nulla da pignorare. E, dunque, l'unico modo per ottenere una transazione a saldo stralcio è quella di fargli capire, sempre se ciò è possibile, che non c'è trippa per gatti.

Un bluff come al gioco del poker, tanto per capirci.

Del resto questi “avvocati” (quasi operatori di contact center di recupero crediti) pretendono come spese ed onorari 500 euro almeno per ogni lettera preformattata che inviano (insomma 500 euro per il costo di una una raccomandata A/R). Ma non si lasci intimidire. Opponendosi ad un eventuale decreto ingiuntivo, il giudice falcidia le loro assurde parcelle che neanche un vero principe del foro oserebbe esigere. Se ha occasione di venire a contatto con una segretaria dello studio sedicente “avvocatizio” sarà bene trasmettergli chiaramente il messaggio …

In ogni caso ed indipendentemente dalle decisioni che lei intenderà adottare per il futuro (ma mi sembra anche superfluo aggiungerlo) il debito di cui lei è garante (i diecimila euro per finanziare l'attività di suo marito) bisognerà invece onorarlo, pena il sicuro pignoramento del quinto dello stipendio che lei percepisce.

26 novembre 2012 · Chiara Nicolai

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