Ingiunzione fiscale (o di pagamento)

L'ingiunzione, fiscale o di pagamento, è un particolare tipo di atto esecutivo. In quanto prodromico all'esecuzione forzata, deve contenere gli elementi dell'atto di precetto così come previsto dall'articolo 480 del codice di procedura civile, vale a dire:

  1.  l'intimazione a pagare una somma indicata;
  2.  il termine di trenta giorni entro cui pagarla;
  3.  l'avvertenza che in difetto si procederà ad esecuzione forzata;
  4.  la motivazione con riferimento all'eventuale atto di accertamento o di liquidazione (per i crediti tributari), o all'atto di messa in mora (per altre obbligazioni patrimoniali) che ne sta alla base;
  5.  l'indicazione dell'autorità presso la quale è possibile proporre impugnazione.

L'ingiunzione fiscale presenta le seguenti caratteristiche:

  •  è prevista una forma di comunicazione privilegiata di questo atto, vale a dire la notifica eseguita dall'ufficiale giudiziario addetto al tribunale ovvero al messo di conciliazione del giudice di pace;
  •  si tratta di un atto unilaterale, poiché formato dall'Amministrazione senza il contributo di alcun soggetto e in assenza di contraddittorio, nell'esercizio del suo potere di autoaccertamento e autotutela.

Qualora l'ingiunzione fiscale non sia la conseguenza di una attività formale di accertamento, questa cumula in sé stessa la duplice funzione di titolo esecutivo e di precetto e può essere impugnata nel merito.

Ove, invece, sia preceduta dalla emissione di un atto di accertamento o di liquidazione  - che debbono considerarsi titoli idonei a dar corso all'esecuzione se non opposti - l'ingiunzione avrà la semplice funzione di precetto e pertanto potrà essere impugnata solamente per i vizi propri.

L'opposizione (all'accertamento, alla liquidazione o all'ingiunzione fiscale) va proposta entro 30 giorni dalla notifica innanzi alle commissioni tributarie ai sensi dell'articolo 12, comma 2 della legge 28.12.2001, numero 488 (Finanziaria 2002).

L'ingiunzione fiscale è uno strumento legittimo anche per la riscossione delle sanzioni amministrative. Questo è quanto affermato dalla Corte di Cassazione Civile, Sezione II, nella sentenza n° 8460 del 09/04/2010 “dalla previsione di utilizzabilità della procedura di ingiunzione ai sensi del regio decreto 14 aprile 1910 n° 639, contenuta nel decreto legislativo 15 dicembre 1997, n° 446, articolo 52, comma 6 non va esclusa la riscossione delle somme dovute a titolo di sanzione amministrativa per la violazione di norme del codice della strada, di cui al decreto legislativo 30 aprile 1992, n° 285”.

L'ingiunzione fiscale, tuttavia, “soffre” di una serie di problematiche in termini di costi e di efficienza ed efficacia dell'azione esecutiva:

  1.  l'ingiunzione deve essere notificata nelle forme della citazione da un ufficiale giudiziario addetto al tribunale o all'ufficio del giudice di pace;
  2. per gli atti compiuti nel procedimento di esecuzione mobiliare l'ufficiale giudiziario o il messo del giudice di pace hanno diritto alle competenze previste, seppur ridotte alla metà;
  3. le procedure esecutive immobiliari avvengono sotto il totale controllo del tribunale in cui insiste l'immobile pignorato.

Queste le ragioni che hanno condotto il legislatore ad introdurre la riscossione coattiva mediante ruolo e notifica della cartella esattoriale, con le modifiche apportate al DPR 602/73 dalle leggi 248/2005 e 248/2006.

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