Mediaset premium » L'utente va indennizzato in caso di disservizio - Ricorso al Consiglio di Stato

Mediaset non ci sta e propone ricorso presso il Consiglio di Stato.

Secondo gli avvocati della compagnia, infatti, RTI non va qualificato come mero fornitore di contenuti, perchè la suddetta società consegna solamente all'utente il kit necessario alla ricezione delle trasmissioni, ed in proposito precisa che il servizio Mediaset Premium può essere ricevuto mediante una semplice smart card, consegnata in comodato al solo fine di accedere al contenuto televisivo della pay tv.

Peraltro, l'articolo 84, comma 1, del Decreto legislativo numero 259 del 2003, prevede che gli indennizzi possano essere riconosciuti soltanto nei casi giustificati, cioè a seguito di accertamenti caso per caso.

Inoltre, AGCOM avrebbe soltanto il compito di definire le modalità per la soluzione extragiudiziale delle controversie caso per caso, mentre la delibera impugnata impone sia di versare indennizzi sia il quantum.

Ma la Terza Sezione del Consiglio di Stato, con la pronuncia 1961/13, relativamente a questi aspetti, ha ritenuto di confermare totalmente la sentenza di primo grado, stabilendo che:
Sul punto in questione il Collegio ritiene che la motivazione della sentenza TAR meriti conferma. Premesso che l'articolo 84 del Codice Telecomunicazioni attribuisce ad AGCOM il potere di adottare “procedure extra giudiziali trasparenti, semplici e poco costose per l'esame delle controversie in cui sono coinvolti i consumatori e gli utenti finali”…, “prevedendo nei casi giustificati un sistema di rimborso o di indennizzo”, l'AGCOM correttamente ha indicato in tale norma la base giuridica della delibera impugnata ( vedi punto II.i) : invero appare evidente che la fissazione della misura degli indennizzi (per definire le controversie tra operatori ed utenti finali) rappresenta - tra quelle teoricamente possibili- la modalità concreta prescelta da AGCOM per esercitare il potere di adottare procedure semplici e trasparenti per la risoluzione delle controversie in applicazione del citato articolo 84 Codice Telecomunicazioni; tra l'altro appare difficile contestare che in tal guisa AGCOM raggiunge l'obiettivo di garantire sia la certezza del diritto e la differenziazione tra le varie tipologie di disservizio esaminate sia l'uniformità di trattamento delle varie tipologie di disservizi indipendentemente dall'operatore interessato.

Si conviene quindi, che per i giudici del Collegio, l'articolo 84 del Codice Telecomunicazioni attribuisce ad AGCOM il potere di adottare procedure extra giudiziali trasparenti, semplici e poco costose per l'esame delle controversie in cui sono coinvolti i consumatori e gli utenti finali, prevedendo nei casi giustificati un sistema di rimborso o di indennizzo.

Pertanto, l'AGCOM correttamente ha indicato in tale norma la base giuridica della delibera che è stata impugnata da Mediaset, ed appare evidente che la fissazione della misura degli indennizzi per definire le controversie tra operatori ed utenti finali rappresenta, tra quelle teoricamente possibili, la modalità concreta prescelta da AGCOM per esercitare il potere di adottare procedure semplici e trasparenti per la risoluzione delle controversie in applicazione del Codice delle Telecomunicazioni.

In sostanza, l'Authority, con la sua delibera, non ha violato la portata del citato articolo 84, come sostenuto da Mediaset.

Pertanto, l'esercizio del potere regolamentare della AGCOM trova esplicito fondamento legale.

A tale proposito, il Consiglio di Stato, osserva che la sentenza TAR correttamente afferma che l'introduzione dell'indennizzo automatico non contrasta con i principi civilistici in materia di risarcimento del danno, in quanto il medesimo assolve la diversa funzione di ristoro del disagio causato all'utente dal mancato rispetto da parte degli operatori degli standard qualitativi promessi, ferma restando la possibilità di adire il competente giudice per il risarcimento del danno.

19 aprile 2013 · Giovanni Napoletano

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