L'indebitamento è risolvibile

Nonostante quello che scrive, dal suo post traspare, evidente, la dignitosa determinazione di un soggetto dal carattere forte, che non ha alcuna intenzione di arrendersi. I miei complimenti sinceri ed un invito a continuare così.

La situazione è quella che è, e immagino, lei non si aspetta soluzioni miracolistiche ad una situazione che appare compromessa, data la crisi. Non potrebbe prospettarle nessuno che abbia un briciolo di onestà. E nessuna persona intelligente, come lei, si illuderebbe di individuarle.

Lei scrive che il livello di indebitamento generale costituisce 1/3 del valore degli immobili che fungono da garanzia . E' paradossale che un debitore con questi "fondamentali" si ritrovi invischiato nella situazione di cui lei ci riferisce.

Ora, se una crisi così anomala e pervasiva, nel mercato immobiliare e non solo, si protraesse all'infinito, sarebbe inutile stare qui a discuterne. Finirebbe tutto in "caciara" prima o poi, e chi s'è visto, s'è visto.

Continuiamo allora la discussione nella ragionevole ipotesi che, come diceva l'indimenticabile Eduardo, .. adda passà ‘a nuttata .

Nell'attesa che torni il chiarore dell'alba, l'obiettivo primario è quello di sopravvivere e limitare i danni, per quanto possibile.

Il pericolo maggiore che corre la sua famiglia è quello che gli immobili, in seguito alle azioni esecutive dei creditori, vengano messi in vendita all'asta e che si trovi qualche speculatore in grado di acquistarli per quattro soldi.

Io, credo, che la strategia da adottare sia quella di rendere questo scenario il meno probabile possibile, rendendo temporaneamente meno appetibili e praticamente inutilizzabili nel breve, medio periodo, i beni a rischio. Cercando, nel contempo, di complicare le procedure esecutive di cui saranno eventualmente oggetto. Il che comporterà un'altra desiderabile conseguenza: prolungare la durata delle procedure giudiziali esecutive. Ed il tempo è una risorsa preziosa a cui attingere, nel corso della fatidica "nuttata".

Quindi occorre temporeggiare ed operare da guastatori, un po' come fece Fabio Massimo contro Annibale.

I beni espropriabili a garanzia dei debiti contratti devono essere, prima che intervenga un pignoramento, locati (in tutto o in buona parte) a terzi con contratti (opponibili ai creditori)  di durata ultranovennale (ad esempio l'ufficio di suo padre). Su di essi devono essere costituiti, a favore di terzi (e non), diritti di abitazione (ma anche di usufrutto) opponibili ai creditori. Ad esempio, e per quanto riguarda l'appartamento attualmente occupato dalla famiglia, con un diritto di abitazione derivante da una separazione legale con assegnazione della casa coniugale a sua madre ed ai figli conviventi non economicamente autonomi. Oppure con donazione del bene ai figli, con usufrutto vitalizio riservato al genitore debitore (la possibile azione di revoca della donazione diventa meno certa e la nuda proprietà non è soggetta, in siffatte condizioni, ad esproprio) .

Questa è, secondo me, la strategia da seguire, senza rincorrere i miraggi di consolidamento del debito o di altri finanziamenti che non farebbero che aggravare la situazione /ammesso che si trovi qualcuno disposto a concederli).

Poi, chi vivrà vedrà. E, non è detto che fra qualche mese il panorama economico, europeo e mondiale, sia quello di oggi. Domani potremmo cominciare a sperare e, forse , non conteremo ancora monete e banconote in euro ...

12 settembre 2012 · Andrea Ricciardi

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