Indagati per usura 15 manager di Bank of America implicati nel crack Parmalat

Sono quindici gli indagati dalla Procura di Parma nell'inchiesta su Bank of America e il suo coinvolgimento del crac della Parmalat. È quanto emerso dal deposito degli atti di chiusura indagine al processo agli ex amministratori e sindaci del gruppo di Collecchio che si sta celebrando al Tribunale di Parma. Secondo quanto anticipa Radiocor, l'accusa per tutti è di concorso in bancarotta, ad alcuni, inoltre, è contestato anche il reato di usura, per i tassi applicati ai finanziamenti concessi ad alcune società del gruppo agroalimentare.

Risultano indagati tra gli altri Luca Sala, ex managing director di Bank of America della sede di Milano, Luis Moncada, ex managing director del credit approval di BofA, Patrizia Medbedich, all'epoca dei fatti vice presidente del corporate investment banking della sede milanese dell'istituto, Antonio Luzi, già associate corporate investment banking sempre di BofA a Milano, David Chalk, ex managing director responsabile del credit approval della sede di Londra, Nigel Wright, all'epoca partner dello studio legale londinese Maier Braun Rowe e Maw, che aveva l'incarico da BofA di dare assistenza legale nelle operazioni finanziarie strutturate, Louis Sanpanis, allora vice presidente di BancAmerica Securities Inc, Andrea Luigi De Grandi, titolare della filiale di Lugano di Mossak & Fonseca e Nino Giuralarocca, ex manager della divisione private banking della banca svizzera.

Le società del gruppo Parmalat che hanno fatto operazioni con BofA al centro delle indagini della Procura di Parma sono Parmalat Brasil, Parmalat Argentina, Parmalat Venezuela, Parmalat Africa, Indulac, Eurofood, Parmalat Capital Finance e Parmalat spa. Secondo le ricostruzioni degli inquirenti, Bank of America ha finanziato alcune operazioni, soprattutto in Sud America, di società del gruppo di Collecchio applicando tassi usurai, pari al 15,92%, quindi superiori a quelli che all'epoca dei fatti erano i limiti per individuare l'usura. Una delle operazioni citate nella chiusura delle indagini è del 2002 e riguarda Parmalat Capital Finance, alla quale furono prestati 7 milioni di dollari, quando dopo otto mesi ne restituì 21,3.

Per la Procura la cifra resa è "macroscopicamente superiore alla soglia massima usuraria e sproporzionata alla prestazione finanziaria resa dal citato veicolo (Cur Holding, ndr)". Inoltre, l'accusa di usura è scattata per Sala, Medbedich e Wright, per un finanziamento "ponte concesso da BofA alla Parmalat argentina" (23 dicembre 1996). Per la ricostruzione fatta dai magistrati, i tre indagati "facevano da prima promettere e quindi corrispondere dalla società sudamericana nonchè dalla controllante Parmalat spa, in corrispettivo del finanziamento di 60 milioni di dollari erogato, un importo complessivamente pari a un tasso del 15,92% annuo, costituente vantaggio usurario".

Luca Sala dalle operazioni effettuate con il gruppo Parmalat, continua l'atto dell'accusa, avrebbe anche conseguito "profitti illeciti", per 51,5 milioni di dollari. Una parte di questi sarebbe stata distribuita ad alcuni degli altri indagati. Le cifre percepite dagli altri manager e banchieri ammonterebbero a non meno di 3 milioni di dollari per Luis Moncada, 440mila dollari per Louis Sanpanis, fino a 900mila dollari per Antonio Luzi, circa 500mila dollari per Patrizia Medbedich, così come per De Grandi e Giuralarocca e, infine, non meno di 185mila dollari per Wright. Intanto, l'udienza per il processo principale - durante il quale questa mattina sono stati depositati gli atti di chiusura inchiesta del filone BofA - è stata rinviata al 24 novembre prossimo. H stata fissata in calendario anche la data dell'11 dicembre, quando sono previste le decisioni sulle richieste di patteggiamento.

9 ottobre 2008 · Patrizio Oliva

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