Abolizione dell'Imu: Trise, Tari e Tasi

L'imposta, è bene saperlo, sparisce solo per l'abitazione principale e per le residenze assimilate all'abitazione principale.

Per quest’anno il tributo non si pagherà del tutto, a condizione che il decreto venga approvato senza modifiche in materia, mentre per gli altri immobili l'Imu rimane in vigore con le regole attuali.

La legge di stabilità invece ha istituito su tutti gli immobili, residenziali e non, una nuova tassa, il Trise, tributo sui servizi comunali, che si pagherà in quattro rate annuali.

Il tributo è articolato in due parti.

La prima è il Tari, nuova denominazione per la tassa rifiuti, la seconda è il Tasi, una nuova tassa sui servizi indivisibili che avrebbe la funzione di finanziare i costi (come l'illuminazione pubblica) che non vanno a vantaggio di un'unità immobiliare ma di tutta la cittadinanza, questo almeno in teoria.

In pratica si tratta di un'Imu travestita che perlomeno ha il vantaggio, per i possessori di abitazione principale, di costare meno della vecchia tassa.

C’è un deciso risparmio rispetto alla vecchia Imu, ma come è ovvio l'operazione è fortemente regressiva: più la casa vale, almeno per il Fisco, maggiore è il vantaggio del contribuente.

Il comune potrà scegliere come modulare l'aliquota, eliminando del tutto la tassa o esentando fasce di contribuenti a seconda del reddito.

Con l'Imu prima casa le casse pubbliche avevano incamerato circa 4 miliardi di euro e si era calcolato che applicando un'imposta senza ulteriori detrazioni dello 0,2% l'introito sarebbe stato equivalente.

Con un'aliquota applicata a tutti dello 0,1% nelle casse municipali confluiranno due miliardi di euro in meno.

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