Repubblica abbandona uòlter al suo destino?

Non so se voi, lettori, ve ne siete accorti. Ma La Repubblica di Ezio Mauro e di Eugenio Scalfari sembra abbia scaricato uòlter.

E' da un po' di giorni che la critica latente appare fin troppo evidente (scusate la cacofonia) negli articoli dei giornalisti di questo quotidiano. Sembra, ormai, un ordine di scuderia.

Sia ben chiaro, si tratta di articoli che suonano per me, che ho sempre considerato un buffoncello viziato il “lider” del PD, come musica alle orecchie.

Ma è anche vero, che per correttezza, un cambio editoriale di questa portata dovrebbe essere accompagnato da una dichiarazione di schieramento. Per chi parteggia La Repubblica? A chi sta tirando la volata contro Uòlter, un “lider” che dopo la scoperta dei buchi neri al Comune di Roma appare veramente impresentabile?

Mah, aspettiamo e vedremo. Nel frattempo, però, si accettano scommesse.

Ieri mi sembrava vivere in un film di fantascienza. La Repubblica è stata la prima a fornire notizia delle dichiarazioni di Alemanno sull'enorme buco al Comune di Roma.
Un articolo che sembrava scritto da quelli del Giornale.

Esilaranti i due paragrafi - sulle note contabili della Ragioneria dello Stato e sul probabile intervento della magistratura - a supporto delle pesanti accusa di Alemanno. Due frasi quasi impercettibili nel contesto dell'articolo ma che in realtà sono due macigni:

a) Ma a parlare per lui sono le cifre;

b) Una situazione così grave che se n'è accorta pure la magistratura:

Obiettività? Beh, conoscendo i polli mi sembra un po' troppa ….

Ma leggiamo qualcosa.

Filippo Ceccarelli, oggi, in un articolo sull'assemblea nazionale del PD tenutasi ieri.

1) "... perfetta location per un partito che dopo aver perso voti e frequentatori, sembra essersi perso esso stesso nel verde stento di questa infuocata periferia tecnologica e penitenziale. I massimi dirigenti arrivano invece a destinazione in automobile, belli freschi - per quanto la macchina di Veltroni, che di lì a poco citerà “i dannati della terra”, gira e gira e gira attorno al mostro, lato est, lato nord, lato boh, senza trovare il pertugio giusto...."

2) "... Quando ancora nessuno dei big è presente Arturo Parisi pone la questione del numero dei presenti. Ha contato le sedie e si è accorto che ce ne sono meno della metà dei membri dell'assemblea (2800). Ma in quel momento sono anche vuote per la metà.. "

3) "...Sui maxi-schermi, dopo la batosta, le tardo-icone della fondalistica veltroniana - neonati dormienti, bimbi che giocano, graziose ragazze, simpatici vecchietti, allegre nonnine, extracomunitari in bici - hanno perduto la loro magia e adesso sembrano la pubblicità di qualche fondo-vita delle assicurazioni..."

4) "...L'impressione è che reggano meglio dei notabili il colpo anche psicologico della sconfitta: forse perché non vivono di politica, forse perché non agognano l'occhio delle telecamere. Si salutano, si siedono, prendono appunti, sbadigliano, alcuni qui e là si addormentano. Forse qualcuno riflette su una terribile frase che in un attimo di verità Parisi pronuncia al microfono: “Un'assemblea che con difficoltà associa al nome di partito l'aggettivo democratico" ... "

5 "...La nomenklatura, in altre parole, si basta. Questo è abbastanza normale, ma dopo la sconfitta, per quanto a lungo la si sia cercata di nascondere o negare, lo è molto meno. Così, sopra il Pd, grava una coltre anche rabbiosa di non detto, una cappa di sfiducia che nessun generoso tentativo di rianimazione riesce a rompere, e nemmeno a perforare..."

5) "...più tardi, evidentemente a loro agio, ricominciano a chiamarsi per nome, Walter, Dario, Piero, Enrico: un segno di reciproca e cordiale spontaneità che però a volte suona come un certificato di appartenenza all'oligarchia.."

6) "... la relazione di Veltroni, diligente, ma priva di autocritica e comunque sorvegliatissima rispetto a temi scottanti. A partire da certe candidature troppo fantasiose e per continuare con certe altre fin troppo comode e furbastre. Non una parola sulla debacle anche personale di Roma. Niente sui sondaggi balenghi, sulla sopravvalutazione di vip e testimonial, sugli sprechi economici tipo il loft, durato meno di nove mesi. Nulla sulla laicità, i vescovi, i radicali, il rapporto con Di Pietro, gli scandali delle giunte rosse ..."

7) "... Nella replica il segretario ha invocato la necessità di “liberarci dal dominio dell'io”. Prima del voto la Finocchiaro s’è inerpicata in una davvero complessa disquisizione statutaria sulla maggioranza qualificata. Quelli che c'erano hanno alzato la delega. E poi anche sulla Nuova Fiera è calata la sera."

Se non è un "de profundis" questo, per uòlter ed il "suo" PD, io sono Giorgio Napolitano!

E ieri dalla redazione:

1) "... Insomma, una direzione precotta e lontanissima dal dibattito interno come invece chiede Parisi in nome della vera anima del Pd. “La direzione del partito è il suo Dna - attacca l'ex ministro della Difesa - e noi la stiamo facendo nascere da un equilibrio di correnti”. Ecco perchè “si fa fatica a definire democratica questa assemblea”. Parisi scende dal palco. Prende la parola il numero 2 Dario Franceschini per calmare le acque e difendere il criterio proporzionale con cui sarà composta la lista unica dei componenti della Direzione. “Non solleviamo questioni formali inutili che nascondono invece altre questioni sostanziali…”. Parisi, che ascolta in piedi a pochi metri, serra la mascella, alza l'indice e va verso il palco, sotto Franceschini: “Non ti permettere di fare queste insinuazioni…”. Mario Barbi, polo e zainetto sulle spalle, resta in platea e organizza la clac. “Qui non c'è il numero legale - grida - la verità è che non ci hanno permesso di presentare una nostra lista…”. Parisi poi spiega che non lascerà il partito. Anche gli interventi dei delegati, a seguire, non raccontano di un clima migliore nella base del Partito democratico."

2) "... Seduto accanto al ministro Tremonti, salito sino in Campidoglio per perorare il decreto “salva Roma” che nomina Alemanno commissario straordinario per i debiti pregressi, il primo cittadino ha appena letto in consiglio comunale la sua relazione sullo stato delle casse comunali fra le urla, i cartelli di protesta e il polemico abbandono dell'aula da parte del centrosinistra. Ma a parlare per lui sono le cifre: “La Ragioneria generale dello Stato ci indica un deficit strutturale di quasi un miliardo e cento milioni”, spiega Alemanno, “cui bisogna aggiungere gli 8 miliardi e 150 milioni di debito accumulato nel corso degli anni, che lieviterebbe fino a 9 miliardi e mezzo nel 2010 se fossero applicati tutti i progetti previsti dal Comune”..."

3) Una situazione così grave che se n'è accorta pure la magistratura: “È arrivata una lettera dalla Procura della Corte dei Conti prima del rapporto della Ragioneria di Stato che preannunciava un'iniziativa e un'attenta vigilanza su quello che sta emergendo in questi giorni”, conclude Alemanno. “Non credo che ci sarà bisogno di una nostra trasmissione alla Corte, saranno loro a indagare”.

Insomma pare che il TITANIC stia affondando, ma questa volta gli orchestrali sono stati i primi ad occupare le scialuppe di salvataggio....

21 giugno 2008 · Patrizio Oliva

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