Assegno non pagato: Iscrizione alla CAI, "revoca di sistema" e sanzioni

Gli assegni emessi senza provvista vengono inseriti in un archivio informatizzato detto CAI, Centrale di Allarme Interbancaria, archivio che raccoglie anche segnalazioni inerenti assegni emessi senza autorizzazione e le carte a cui è stata revocata l'autorizzazione all'uso.

L'iscrizione comporta, pur se successivamente l'assegno viene pagato, la cosiddetta "revoca di sistema", ovvero il divieto ad emettere assegni per sei mesi e l'obbligo di restituire quelli posseduti. Tale revoca comporta -in concreto- il divieto per qualunque banca e ufficio postale di stipulare nuove convenzioni di assegno con il soggetto e di pagare gli assegni tratti dal medesimo dopo l'iscrizione nell'archivio.

L'iscrizione è immediata (entro 20 giorni dalla presentazione al pagamento dell'assegno) solo nei casi di protesti di soggetti già iscritti al CAI per lo stesso motivo oppure nei casi di protesti causati da "firma non conforme" (tipicamente l'emissione senza autorizzazione) o che riguardano soggetti interdetti.

In tutti gli altri casi viene concessa una tolleranza di 60 giorni durante i quali l'interessato può evitare l'iscrizione - e tutte le relative conseguenze - pagando il dovuto.

Di tale periodo di tolleranza il soggetto interessato viene portato a conoscenza con il cosiddetto "preavviso di revoca" , che deve essere inviato per telegramma o raccomandata a/r entro 10 giorni dalla presentazione al pagamento dell'assegno.

Il pagamento entro 60 giorni, detto “tardivo”, comprende gli interessi legali, alcune spese (di protesto e di gestione), nonchè una penale che normalmente si aggira intorno al 10% dell'importo dell'assegno.

Esso può avvenire presso lo sportello della banca su cui è tratto l'assegno tramite la costituzione di deposito infruttifero vincolato al portatore del titolo non pagato (il creditore), presso il pubblico ufficiale che ha levato il protesto (notaio, ufficiale giudiziario o segretario comunale), oppure direttamente nelle mani del creditore, che rilascia quietanza alla banca o alla posta su un modulo predisposto.

Detto pagamento dev'essere anche dimostrato presso l'ufficiale che ha elevato il protesto (in molti casi presso la stessa banca) entro gli stessi 60 giorni, per evitare l'applicazione delle sanzioni amministrative previste dalla legge. Tale dimostrazione può avvenire con quietanza con firma autenticata o attestazione della banca.

Se il pagamento non viene effettuato, il nominativo del soggetto viene inserito nel CAI e vi rimane sei mesi, anche se nel frattempo l'assegno viene coperto (come già detto). Contestualmente, viene fatta segnalazione al Prefetto per l'applicazione delle sanzioni previste dalla legge (sia pecuniarie che accessorie, consistenti nel prolungarsi del periodo di divieto di emettere assegni).

Note importanti

  • Anche se un assegno non pagato non viene protestato si potrebbe comunque essere iscritti al CAI e dover pagare le sanzioni amministrative di cui sopra. La segnalazione al Prefetto, in questo caso, invece di arrivare dall'ufficiale che ha elevato il protesto arriva direttamente dalla banca o dalla posta (comunque sempre dopo che sono decorsi i 60 giorni utili per pagare). Per dimostrare il pagamento entro 60 giorni, in questo caso, ci si deve rivolgere all'ufficio postale o alla prefettura chiedendo che la procedura venga bloccata.
  • Il pagamento tardivo, anche se viene fatto subito dopo la levata del protesto, non dà diritto alla cancellazione di quest'ultimo. La cancellazione del protesto può essere ottenuta solo dopo che sia decorso un anno, se nel frattempo non si viene protestati di nuovo, rivolgendosi al tribunale e poi alla camera di commercio.

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  • maria serra 11 febbraio 2010 at 10:57

    Roma: protestati riabilitati con documenti falsi, 12 arresti delle Fiamme Gialle

    Riabilitavano le persone protestate prive dei necessari requisiti con un sofisticato sistema fraudolento. Questo è quanto scoperto dalla Guardia di Finanza del Comando Provinciale di Roma.

    Nell'operazione le Fiamme Gialle del Nucleo di Polizia Tributaria, hanno arrestato dodici persone ed eseguito decine di perquisizioni presso le abitazioni degli indagati e le sedi di numerose società.

    Gli arrestati, costituenti un vero e proprio sodalizio criminale, si occupavano di ricostruire la posizione dei soggetti protestati, consentendogli in tal modo di ottenere illecitamente la riabilitazione.

    Il tutto era reso possibile grazie alla produzione di falsa documentazione attestante inesistenti requisiti soggettivi ad opera di compiacenti funzionari pubblici in servizio presso alcuni municipi Capitolini e il Tribunale Civile di Roma.

    Qui, in particolare, operava un cancelliere, oggi in pensione, che assicurava l'emissione dei decreti di riabilitazione. L'esistenza di tale illecito meccanismo ha, nel tempo, determinato una abnorme confluenza, sulla Capitale, di istanze di riabilitazione di soggetti protestati provenienti da tutto il territorio nazionale.

    L'indebita ricostruzione della posizione soggettiva dei protestati si perfezionava mediante: la falsa attestazione della residenza dei protestati a Roma; la formazione di dichiarazioni sostitutive firmate da ignari creditori attestanti l'avvenuto pagamento dei titoli protestati; la produzione di falsi titoli di credito (assegni e cambiali); la formazione di artefatte levate di protesto recanti false firme di notai e inesistenti numeri di repertorio.

    Per la produzione dei falsi documenti, necessari per ottenere il decreto di riabilitazione protesti, i sodali si sono avvalsi anche della collaborazione di alcune stamperie Capitoline che hanno abusivamente riprodotto i sigilli di Stato ed i timbri comunali, utilizzati successivamente per la formazione degli atti falsi. L'attività fraudolenta non si è poi limitata al conseguimento della riabilitazione presso il Tribunale Civile.

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