Una nota sul protesto per mancata accettazione di una tratta

La cambiale tratta, che a differenza del pagherò non contiene una dichiarazione di pagamento ma un ordine da parte del creditore (traente) verso il debitore (trattario), prevede di solito un'accettazione scritta, da apporre da parte del debitore sul titolo stesso tramite firma.

Il debitore/trattario diventa obbligato al pagamento solo se accetta il titolo, e quindi solo in questo caso può essere protestato in caso di mancato pagamento per poi subire azioni di recupero dirette.

Il suo rifiuto di accettare comporta in ogni caso la possibilità , per l'eventuale portatore (a cui per esempio la tratta è stata girata), di esercitare le azioni di recupero sul traente o sugli altri obbligati.

Per far ciò il creditore deve far levare un apposito protesto, detto “protesto per mancata accettazione” (l'azione di regresso può avvenire senza levare il protesto solo se sul titolo vi sia una clausola tipo “senza protesto” o “senza spese”).

Il traente, infatti, oltre a rispondere solidalmente col debitore/accettante del pagamento. risponde anche della sua mancata accettazione.

Questo tipo di protesto, come quello per mancato pagamento, è un atto autentico che dev'essere levato da un notaio o da un pubblico ufficiale autorizzato dopo che è stata constatata la mancata accettazione.  Anche questi protesti vengono pubblicati nel bollettino tenuto dalle camere di commercio.

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  • maria serra 11 febbraio 2010 at 10:57

    Roma: protestati riabilitati con documenti falsi, 12 arresti delle Fiamme Gialle

    Riabilitavano le persone protestate prive dei necessari requisiti con un sofisticato sistema fraudolento. Questo è quanto scoperto dalla Guardia di Finanza del Comando Provinciale di Roma.

    Nell'operazione le Fiamme Gialle del Nucleo di Polizia Tributaria, hanno arrestato dodici persone ed eseguito decine di perquisizioni presso le abitazioni degli indagati e le sedi di numerose società.

    Gli arrestati, costituenti un vero e proprio sodalizio criminale, si occupavano di ricostruire la posizione dei soggetti protestati, consentendogli in tal modo di ottenere illecitamente la riabilitazione.

    Il tutto era reso possibile grazie alla produzione di falsa documentazione attestante inesistenti requisiti soggettivi ad opera di compiacenti funzionari pubblici in servizio presso alcuni municipi Capitolini e il Tribunale Civile di Roma.

    Qui, in particolare, operava un cancelliere, oggi in pensione, che assicurava l'emissione dei decreti di riabilitazione. L'esistenza di tale illecito meccanismo ha, nel tempo, determinato una abnorme confluenza, sulla Capitale, di istanze di riabilitazione di soggetti protestati provenienti da tutto il territorio nazionale.

    L'indebita ricostruzione della posizione soggettiva dei protestati si perfezionava mediante: la falsa attestazione della residenza dei protestati a Roma; la formazione di dichiarazioni sostitutive firmate da ignari creditori attestanti l'avvenuto pagamento dei titoli protestati; la produzione di falsi titoli di credito (assegni e cambiali); la formazione di artefatte levate di protesto recanti false firme di notai e inesistenti numeri di repertorio.

    Per la produzione dei falsi documenti, necessari per ottenere il decreto di riabilitazione protesti, i sodali si sono avvalsi anche della collaborazione di alcune stamperie Capitoline che hanno abusivamente riprodotto i sigilli di Stato ed i timbri comunali, utilizzati successivamente per la formazione degli atti falsi. L'attività fraudolenta non si è poi limitata al conseguimento della riabilitazione presso il Tribunale Civile.

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