LA LEVATA DI PROTESTO DI UN TITOLO CAMBIARIO

L'ufficiale giudiziario (o il notaio, il segretario comunale, etc.) redige la "levata di protesto", dando così l'avvio alla relativa pratica. Si tratta di un documento -cartaceo o registrato su supporto informatico- riportante l'elenco mensile dei protesti emessi, solitamente diviso in due parti relative alla prima e alla seconda metà del mese.

Per ogni singola registrazione di protesto, o rifiuto di pagamento, devono essere indicati vari dati: il numero progressivo dell'elenco, data, luogo della levata o della registrazione, nome o denominazione e domicilio di chi ha chiesto il pagamento, nome o denominazione e domicilio di colui nei cui confronti c'è stata contestazione e levata del protesto - o che comunque si è rifiutato di pagare, il suo codice fiscale o la data e il luogo di nascita -nel caso di società , il numero di iscrizione al registro delle imprese.

Nell'elenco devono anche essere riportati la natura del titolo di credito protestato, la sua data di scadenza (per le cambiali e i vaglia cambiari), il codice della valuta, l'importo ed i motivi del rifiuto espressi con un codice.

Gli elenchi sono poi trasmessi al presidente del Tribunale della circoscrizione dove i soggetti che li hanno redatti esercitano le loro funzioni, entro il 5 ed il 20 di ogni mese.

Ogni primo del mese, inoltre, gli elenchi sono trasmessi anche al presidente della Camera di commercio della circoscrizione del Tribunale suddetto, tramite supporto informatico o per via telematica.

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  • maria serra 11 febbraio 2010 at 10:57

    Roma: protestati riabilitati con documenti falsi, 12 arresti delle Fiamme Gialle

    Riabilitavano le persone protestate prive dei necessari requisiti con un sofisticato sistema fraudolento. Questo è quanto scoperto dalla Guardia di Finanza del Comando Provinciale di Roma.

    Nell'operazione le Fiamme Gialle del Nucleo di Polizia Tributaria, hanno arrestato dodici persone ed eseguito decine di perquisizioni presso le abitazioni degli indagati e le sedi di numerose società.

    Gli arrestati, costituenti un vero e proprio sodalizio criminale, si occupavano di ricostruire la posizione dei soggetti protestati, consentendogli in tal modo di ottenere illecitamente la riabilitazione.

    Il tutto era reso possibile grazie alla produzione di falsa documentazione attestante inesistenti requisiti soggettivi ad opera di compiacenti funzionari pubblici in servizio presso alcuni municipi Capitolini e il Tribunale Civile di Roma.

    Qui, in particolare, operava un cancelliere, oggi in pensione, che assicurava l'emissione dei decreti di riabilitazione. L'esistenza di tale illecito meccanismo ha, nel tempo, determinato una abnorme confluenza, sulla Capitale, di istanze di riabilitazione di soggetti protestati provenienti da tutto il territorio nazionale.

    L'indebita ricostruzione della posizione soggettiva dei protestati si perfezionava mediante: la falsa attestazione della residenza dei protestati a Roma; la formazione di dichiarazioni sostitutive firmate da ignari creditori attestanti l'avvenuto pagamento dei titoli protestati; la produzione di falsi titoli di credito (assegni e cambiali); la formazione di artefatte levate di protesto recanti false firme di notai e inesistenti numeri di repertorio.

    Per la produzione dei falsi documenti, necessari per ottenere il decreto di riabilitazione protesti, i sodali si sono avvalsi anche della collaborazione di alcune stamperie Capitoline che hanno abusivamente riprodotto i sigilli di Stato ed i timbri comunali, utilizzati successivamente per la formazione degli atti falsi. L'attività fraudolenta non si è poi limitata al conseguimento della riabilitazione presso il Tribunale Civile.

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