Contratti di prestito - il prestito vitalizio ipotecario

Sono un pensionato che purtroppo si ritrova iscritto in CRIF come cattivo pagatore. Sono anche protestato. In CRIF mi ritrovo perchè sono tantissimo in ritardo con il mutuo e se non provvedo a sistemare la mia situazione debitoria con la banca, mi prendono la casa. Non posso fare la cessione del quinto in quanto ne ho già una in corso oltre al prestito delega. L'importo netto della pensione, al lordo delle trattenute per la cessione del quinto ed il prestito delega, è di circa 2300 euro al mese.

La mia situazione debitoria attuale è questa: 5000 euro mutuo arretrato più 2 assegni protestati di importo 2500 il primo e 2800 il secondo. Altri debiti in corso con finanziarie e banche. Ho da ritornare a un familiare 7 mila euro. Cosa mi consigliate?

Potrebbe valutare l'opportunità e la fattibilità di un prestito vitalizio ipotecario. Il prestito vitalizio ipotecario è un finanziamento a lungo termine assistito da ipoteca di primo grado sulla casa di proprietà, riservato a persone fisiche che abbiano compiuto 65 anni. E' possibile ottenere da 32.000 a 400.000 euro.

L'importo del prestito vitalizio ipotecario dipende dall'età del richiedente e dal valore dell'abitazione data in garanzia: tanto maggiore è il valore dell'abitazione e tanto più alta è l'età, tanto più elevato sarà l'importo che potrà ottenere con il prestito vitalizio.

Il prestito vitalizio ipotecario è ideato in modo che non sia mai effettuato alcun pagamento. Infatti, esso non richiede rimborsi di alcun tipo, nemmeno per gli interessi, durante la vita dell'intestatario. Gli interessi e le spese annuali vengono sommati annualmente, e il debito complessivo verrà rimborsato in un'unica soluzione dagli eredi.

In caso di coniugi o conviventi il prestito vitalizio deve essere cointestato e sarà rimborsato solo dopo la scomparsa del più longevo dei due coinstestatari. Se gli eredi sono interessati a mantenere la proprietà della casa potranno rimborsare quanto dovuto a fronte del prestito e liberare la casa dall'ipoteca, oppure potranno vendere l'abitazione e rimborsare il prestito con il ricavato della vendita.

La proprietà dell'abitazione rimane comunque all'intestario e alla sua famiglia. Se nel corso degli anni il valore dell'immobile dovesse continuare a crescere (come successo in passato),  si potrà ancora contare su una cifra importante di denaro anche dopo aver rimborsato il prestito.  Nel caso in cui il debito dovesse invece salire oltre il valore della casa, l'importo dovuto dagli eredi non potrà comunque mai essere superiore al valore di realizzo dell'abitazione.

Di solito sconsiglio invece  il prestito cambializzato. Il prestito cambializzato è, infatti, una forma tecnica di prestito desueta, assolutamente in disuso. Conosco una sola società che eroga questo tipo di prestito, e che io sappia vengono erogate solo piccole cifre (inferiori a 5000 euro).

Si tratta, inoltre, di una forma di prestito piuttosto onerosa, anche perchè il debitore è costretto a sostenere il costo dei bolli delle cambiali. Ad ogni qual modo, il pignoramento immobiliare per la somma - relativamente modesta - di 10mila euro mi pare un esito alquanto estremo.

In ogni caso, adesso, per non peggiorare la situazione, la priorità dei pagamenti va data chiaramente al mutuo. Tenga presente che se il mutuo dovesse andare in sofferenza, quindi in decadenza del beneficio del termine, non Le rimarrebbe altra strada se non la vendita del bene.

Il resto potrebbe essere gestito con un piano di rientro graduale, sulla base della disponibilità residua della Sua pensione, che tutto sommato non è affatto modesta. Con il familiare, se i rapporti sono buoni, troverà sicuramente un accordo.

Con gli altri creditori dovrà lottare di più, anche perchè costoro, avendo un titolo dalla veloce e sicura esecutività in mano, potrebbero essere tentati di pignorarLe 1/5 della pensione. Fortunatamente verso costoro il debito, preso singolarmente, non è elevatissimo, pertanto se dimostra la Sua buona volontà confido in un esito positivo della trattativa.

Stante la situazione, Le sconsiglio di cercare un finanziamento a meno che non sia messo con le spalle al muro dal mutuo. Anche perchè non può accedere  alla cessione del quinto della pensione avendo già utilizzato "questa chance".

1 giugno 2011 · Chiara Nicolai

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Commenti e domande dei lettori

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  • Carla Benvenuto 21 ottobre 2012 at 08:29

    Che fine hanno fatto? Dopo aver registrato una crescita annua nel 2011 del 30% ( 70 milioni di erogato) i mutui vitalizi sono finiti negli almanacchi dei prestiti. I pochi istituti che offrivano finanziamenti ad hoc rivolti agli over 65 (in particolare Deutsche Bank, Euvis e Mps) – secondo quanto risulta a Casa24Plus – hanno tirato il freno, complice la generale stretta creditizia che ha trascinato al ribasso l'offerta di mutui. Discorso a parte per Euvis che il 18 aprile 2012 ha avviato la procedura di liquidazione volontaria, in mancanza di un nuovo partner dopo Jp Morgan.

    Eppure l'interesse per il settore dei prestiti vitalizi non è affatto sopito. Il 27 luglio l'Abi, l'Associazione bancaria italiana, ha firmato un protocollo con le associazioni dei consumatori per lo sviluppo dei prestiti vitalizi. A settembre, è nato l'Osservatorio 65Plus – con la partecipazione di Prometeia e del Centro studi e ricerche sul disagio e sulle povertà educative dell'Università cattolica del Sacro Cuore – per fornire servizi e consulenza agli operatori che intendono agire nel segmento del credito agli anziani. «Alcune banche, nel novero delle prime dieci che operano in Italia, stanno valutando in questa fase di lanciare nuovi prodotti vitalizi», spiega Claudio Pacella, amministratore di 65Plus.

    Del resto, i primi dati rilasciati dall'Osservatorio parlano chiaro. L'Italia è il Paese più vecchio d'Europa (su 60 milioni di abitanti, ben il 12% superano i 65 anni). E la fascia di popolazione anziana cresce più rapidamente delle altre (+8% all'anno). Con il paradosso che gli anziani detengono la maggior parte del patrimonio finanziario e immobiliare ma sono quelli che fanno più fatica a ricevere finanziamenti. Infatti, oltre a dover dimostrare la propria capacità reddituale e di rimborso, devono comprovarne la sostenibilità nel tempo. Il fatto che alcuni di loro passino da regime di stipendio a quello pensionistico, e più in generale da una fase di accumulo a una di de-cumulo, fa sì che le politiche di credito delle banche li penalizzino, talvolta con limiti di età massima, che prescindono dalla valutazione delle capacità finanziarie dei singoli.

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