Il correntista spremuto

Ma i grandi scandali finanziari non sono i soli a gettare un'ombra di sospetto sulle imprese bancarie. É la gestione quotidiana degli sportelli e dei conti on line a far saltare spesso i nervi al povero correntista. Elio Lannutti, storico avversario delle malversazioni bancarie, scrive, nel suo ultimo libro (“La Repubblica delle banche”): “Una gigantesca piovra avvinghia con i suoi tentacoli i destini del mondo. Mafie invisibili, avviluppano ogni angolo delle moderne società condizionando i governi. Costringono le imprese a sottoscrivere derivati avariati, le famiglie a contrarre prestiti a tasso variabile, si insinuano nei tribunali per facilitare i fallimenti, ricomprare le case e mandare sul lastrico i debitori”. Un'idea eccessiva? Non pare proprio. Scrive ancora Lanutti: “Costruisce piramidi finanziarie di carta straccia fondate sulle sabbie mobili, consegue ingenti profitti sulle rovine degli uomini, senza rispondere mai dei disastri e dei crack da loro stessi procurati. I signori banchieri, la super casta più forte della politica e della magistratura, dei partiti, delle religioni, dei governi e di qualsiasi altro potere, rischiano i soldi degli altri o quelli artificialmente creati tramite la finanza sofisticata di carta denominata: future, collateral, option, siv, vanilla, senza neppure le previste autorizzazioni a battere moneta”.

In effetti, per quanto con un uso massiccio di iperboli, Lannutti coglie nel segno. I nuovi prodotti creati dalla fantasia finanziaria di Wall street, i famigerati derivati, oggi sostituiscono il denaro contante per molte imprese. Queste sono sovente quasi costrette a sottoscriverli perché, dicono i consulenti finanziari, è necessario coprirsi dal rischio di un aumento dei tassi di interesse, o perché il patrimonio immobiliare dell'impresa si sta svalutando. Molto spesso, gli incauti sottoscrittori aderiscono a formule contrattuali che prevedono l'attribuzione del rischio al solo cliente.La banca o non incassa gli interessi (ipotesi peraltro rara), non guadagnando nulla, o incamera ingenti commissioni sulle perdite subite dal cliente.

Ma vi sono sistemi, del tutto legali, ancora migliori per spremere il correntista. Uno di questi è dato dalla differenza temporale fra un ordine di bonifico e la sua materiale percezione da parte del beneficiario. Oppure: fra la vendita di un titolo e l'incasso del ricavato sul proprio conto. Il sistema ha una formuletta magica di cui gli sportellisti e i consulenti bancari si innaffiano il palato, come un sopraffino bourdeaux d'annata: la data valuta. Questa registra il giorno dal quale scattano gli interessi su una somma versata dal correntista. Sul tempo che passa fra il versamento e la data valuta, le banche esercitano tutto il loro potere contrattuale. Quando poi si passa alla “data disponibile”, giorno dal quale il correntista può effettivamente disporre della somma, si comprende come le banche utilizzino ancora sistemi di trasporto del denaro basati sui cavalli nell'era dei pagamenti in tempo reale di Internet. Dai sei ai dieci giorni per rendere disponibile una somma di mille euro, magari derivante dalla vendita di un titolo. É come se la banca caricasse i denari sul carretto e li trasportasse da Roma a Frosinone, o da Milano a Sondrio, cercando di aggirare i briganti in agguato.

In realtà, la banca si appropria di quel periodo di giacenza del denaro, registrato sul conto del correntista ma materialmente non esistente e, moltiplicato per milioni di operazioni, ne lucra i benefici, investendolo o erogando credito ai tassi di mercato. Insomma, si tratta di un prestito fornito dal correntista gratis alla sua banca. Nessuno si è mai preso la briga di calcolare quanti profitti le banche abbiano ottenuto soltanto dalla differenza fra data di registrazione e la data di disponibilità del denaro derivante dal versamento di un assegno, dall'effettuazione di un bonifico o dalla vendita di un titolo.

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