La procedura di pignoramento presso terzi in sintesi

Il creditore deve essere in possesso di un documento che attesti il proprio credito: tale documento può essere una sentenza, un decreto ingiuntivo, un assegno non pagato per mancanza totale o parziale di provvista, una cambiale protestata, un atto pubblico ricevuto da notaio (per esempio un mutuo contratto con la banca). In altre parole, il creditore deve essere in possesso di quello che si definisce un titolo esecutivo.

Con il titolo esecutivo il creditore può cominciare l'esecuzione forzata nei confronti del debitore. E cioè pignorare i beni mobili del debitore (una tv, un pc, un divano, un quadro), gli immobili di cui è eventualmente proprietario ed eventualmente le somme di cui il debitore risulti creditore nei confronti di terzi (per esempio, lo stipendio, i depositi bancari, la pensione). Da qui il termine di pignoramento presso terzi.

Si noti che il pignoramento viene effettuato alla fonte, direttamente nei confronti del "terzo". Per le pensioni e per gli stipendi possiamo anche aggiungere che gli importi vengono pignorati prima che essi siano mai stati versati al debitore.

Prima di poter attingere allo stipendio, alla pensione o alle somme depositate sul conto corrente del debitore, il creditore deve notificare al debitore un atto che viene definito precetto. In sostanza, il debitore deve essere informato che il creditore procederà all'esecuzione coattiva nel caso in cui non ottenga, entro dieci giorni dalla notifica del precetto, quanto dovutogli dal debitore.

L'atto di precetto è redatto dal creditore e contiene l'indicazione del credito ed i beni del debitore che si intendono pignorare. Naturalmente l'indicazione può essere generica, dal momento che il creditore generalmente non conosce in dettaglio la consistenza della pensione o dello stipendio percepiti dal debitore, nè l'importo disponibile sul suo conto corrente.

Può accadere che il creditore non riesca ad effettuare il pignoramento entro 90 giorni dalla notifica del precetto. In tale ipotesi il pignoramento si considera "scaduto", il che vuol dire semplicemente che il creditore, volendo rinnovare l'esecuzione coattiva, dovrà necessariamente procedere alla notifica di un nuovo atto di precetto. Molto spesso il debitore guarda alla scadenza dei 90 giorni dalla notifica del precetto come alla data in cui, in caso di pignoramento "infruttuoso" (conto corrente in rosso o licenziamento volontario del debitore) il creditore perde qualsiasi possibilità di esigere il proprio credito. Una sorta di liberazione dal pignoramento, per dirla in parole semplici, il che rappresenta una convinzione molto pericolosa, oltre che assolutamente infondata.

Ma, tornando a noi va aggiunto, per tranquillità del debitore, che le notifiche a cui il creditore è obbligato per legge non finiscono con l'atto di precetto. Una volta individuato il terzo che detiene beni pignorabili al debitore (nello specifico il datore di lavoro per gli stipendi, l'INPS per le pensioni ed il legale rappresentante dell'Istituto di credito per i conti correnti) il creditore deve notificare a questi, oltre che al debitore, l'atto di "pignoramento presso terzi". E' dunque chiaro è solo una "leggenda metropolitana" quella secondo la quale il debitore viene a trovarsi, dalla sera alla mattina, con lo stipendio, la pensione o il conto corrente pignorato.

Solo con la notifica dell'atto di "pignoramento presso terzi" il creditore ottiene il blocco totale delle disponibilità sul conto corrente del debitore o quello parziale degli emolumenti che il debitore percepisce come stipendio o pensione.

La notifica dell'atto di pignoramento svolge altresì la funzione di invitare il debitore ed il terzo pignorato ad presenziare all'udienza fissata davanti ad un giudice. Nel corso dell'udienza il terzo dovrà dichiarare se esiste e a quanto ammonta il proprio debito verso il debitore. Nel caso specifico in cui il terzo sia il soggetto che eroga al debitore lo stipendio o la pensione, egli sarà chiamato anche a dire se sullo stipendio o sulla pensione percepita dal debitore insistano già eventuali cessioni del quinto, pignoramenti esattoriali, pignoramenti ordinari nei confronti di banche, finanziarie e privati, pignoramenti per crediti alimentari o di mantenimento. Il giudice, sulla scorta delle informazioni ricevute dal terzo pignorato e (sempre e solo in tema esclusivo di pignoramento di stipendi e pensioni) verificata la capienza e la legittimità di un ulteriore pignoramento, procede all'assegnazione delle somme al creditore procedente.

Va detto, infine, che fra la data di notifica del pignoramento presso terzi e quella dell'udienza possono passare da diversi mesi ad un anno. In questo intervallo di tempo, il debitore non potrà effettuare prelievi sul conto corrente pignorato, eventuali RID non verranno elaborati mentre i bonifici effettuati in data posteriore al pignoramento non saranno accreditati. Nel caso di pignoramento di stipendi o pensioni il terzo pignorato procederà all'accantonamento cautelativo del 20% dello stipendio netto (salvo a conguagliare successivamente il debitore nell'ipotesi in cui il giudice decidesse per una quota pignorata inferiore al quinto).

1 agosto 2010 · Simone di Saintjust

Richiedi assistenza gratuita sugli argomenti trattati nell'articolo

Richiedi assistenza gratuita o ulteriori informazioni su la procedura di pignoramento presso terzi in sintesi.

Commenti e domande dei lettori

Per porre una domanda sul tema trattato nell'articolo e visualizzare il form per l'inserimento, devi prima autenticarti cliccando qui. Potrai anche utilizzare le icone posizionate in basso nel pannello di registrazione, che ti consentiranno l'accesso diretto con un account Facebook, Google+ o Twitter.

  • golumec 7 giugno 2012 at 17:11

    Salve, una società agente della riscossione per il comune ha pignorato mio padre per cartelle non pagate, credo che non riusciranno ad ottenere il 1/5 della modesta pensione....possono rivalersi sul libretto di risparmio nominativo che ha mia madre? ( sono in comunione dei beni ma non mio padre non è tra gli intestatari del libretto)

    • Ludmilla Karadzic 7 giugno 2012 at 17:33

      Tutto dipende da quando è stato aperto il libretto e dall'epoca dei versamenti effettuati da sua madre rispetto alle scadenze delle obbligazioni tributarie non adempiute da suo padre. Insomma, sua madre dovrebbe essere in grado di escludere che i versamenti effettuati sul libretto non provengono dal mancato pagamento dei tributi da cui sono originate le cartelle. Tutto qui.

      E' certamente difficile dimostrare la correlazione fra cartelle di suo padre e depositi sul libretto di sua madre. Ma, poichè lei ci chiede info ...

    1 11 12 13