Opposizione al pignoramento esattoriale

Una volta iniziata la procedura di pignoramento esattoriale le contestazioni inerenti il diritto a procedere di Equitalia, i vizi della procedura e la pignorabilità dei beni possono essere proposte solo al giudice dell'esecuzione.

Molto limitate risultano, in tale contesto, le tutele a cui il debitore esecutato può ricorrere, specie nel caso in cui il pignoramento presso terzi, ad esempio, sia stato disposto a seguito del mancato pagamento di una cartella esattoriale mai notificata oppure non correttamante notificata

Questo perchè all'articolo 2 del Dlgs numero 546/92 viene stabilito che restano escluse dalla giurisdizione tributaria le controversie relative agli atti dell'esecuzione successivi alla notifica della cartella esattoriale; da cui deriva l'impossibilità di poter impugnare il pignoramento - in quanto atto dell'esecuzione - dinanzi al giudice designato in materia di tributi.
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E, d'altra parte, in campo tributario permane l'esclusione delle ordinarie opposizioni all'esecuzione e agli atti esecutivi pur previste dagli articoli 615 e 617 del codice di procedura civile (si legga in proposito l'articolo 57 del DPR numero 602/73). Si può richiedere l'intervento del giude delle esecuzioni esclusivamente per contestazioni inerenti la pignorabilità dei beni.

L'unica carta da giocare, allora, potrebbe essere quella di impugnare dinanzi alla Commissione tributaria la cartella esattoriale presupposta al pignoramento, facendo presente al giudice tributario che si è venuti a conoscenza della stessa solo in quel momento e chiedendone l'annullamento per difetto di notifica. A questo punto il pignoramento privo di un valido titolo esecutivo dovrebbe venir meno.

18 maggio 2011 · Simone di Saintjust

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  • Annapaola Ferri 28 settembre 2012 at 16:39

    Pignoramento esattoriale illegittimo - Per la Cassazione Equitalia ed ente creditore devono risarcire danno morale al debitore escusso

    La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 9445 pronunciata il giorno 11.6.2012, ha stabilito la responsabilità di Equitalia e dell'Ente impositore in caso di esecuzione forzata illegittima. Il fatto. Un avvocato cita in giudizio un ente comunale e l'agente della riscossione (Equitalia), esponendo di aver subito un pignoramento mobiliare presso il proprio studio legale (dove erano presenti una collega, la figlia, pure avvocato, e la segretaria) in riferimento a un debito di circa mille euro relativo a sanzioni amministrative, debito che il Tribunale di Roma, con sentenza precedente al pignoramento, aveva dichiarato non dovuto; prima del pignoramento illegittimo l'avvocato aveva diligentemente trasmesso copia della sentenza al Comune, chiedendo l'annullamento dell'avviso di mora, con diffida dal compiere gli atti esecutivi. Il giudice di pace rigettava la domanda di risarcimento, e l'impugnazione della decisione di primo grado veniva rigettata dalla Corte di Appello; avverso la sentenza della Corte veniva proposto ricorso per cassazione. La sentenza.

    La Cassazione, con una sentenza innovativa, ha stabilito che il danno morale deve essere risarcito. Nel caso esaminato dalla Suprema Corte, infatti, la questione era palese, in quanto trattavasi di un pignoramento eseguito nonostante una sentenza dichiarativa della insussistenza del debito. Per la Corte il risarcimento da corrispondere può essere erogato anche solo per il danno morale, costituito dalla sofferenza per l'ingiustizia patita, in quanto, concretamente, una seria e diversa lesione non si era verificata; in particolare, non era stato leso l'onore del contribuente, poiché era palese ed incontrovertibile la erroneità del pignoramento e, in aggiunta, nessuno delle persone che avevano assistito al pignoramento (una collega, la figlia e la segretaria) avrebbero mai considerato l'avvocato quale evasore.

    Ma il danno morale sussiste comunque, a parere della Corte, ed è riconducibile ai danni conseguenti a fatti integranti reato. Per la Corte, infatti, non è necessaria una sentenza penale che accerti il fatto - reato, ma è solo necessario che il giudice chiamato a decide sul risarcimento riconosca gli estremi di un reato nel comportamento tenuto dall'amministrazione; senza dubbio non fermare l'esecuzione forzata, dopo una sentenza accertativa della inesistenza del debito ed una diffida da parte del contribuente all'ente impositore, integra il reato di omissione di atti di ufficio. Il principio di diritto, elaborato dalla Corte di Cassazione e che dovrà essere applicato dal giudice di rinvio, è il seguente: in tema di responsabilità civile e di richiesta di risarcimento del danno non patrimoniale, quando è prospettato un illecito-astrattamente riconducibile a fattispecie penalmente rilevanti e per il quale la risarcibilità del danno non patrimoniale è espressamente prevista dalla legge ai sensi dell'art. 2059 c.c., e art. 185 c.p. - spetta al giudice accertare, incindenter tantume secondo la legge penale, la sussistenza degli elementi costitutivi del reato. Se tale accertamento ha esito positivo e, quindi, il comportamento dell'ente impositore integra astrattamente un reato, il giudice deve procedere alla liquidazione del danno morale, condannando l'ente e l'agente di riscossione al relativo pagamento.