Il Tribunale di Sulmona ritiene che, al verificarsi di determinate condizioni, la pensione accreditata in conto corrente non perde la sua funzione assistenziale

Secondo l'indirizzo prevalente, condiviso anche dalla giurisprudenza di legittimità (come abbiamo già avuto modo di leggere nel precedente paragrafo) quando le somme di danaro vengono versate su di un conto corrente o su di un libretto postale, perdono la loro peculiarità, confondendosi con il restante patrimonio dell'esecutato.

Il Tribunale di Sulmona, con l'ordinanza numero 120 del 20 marzo 2013, assume, invece, una posizione aderente all'orientamento minoritario secondo cui la natura privilegiata del rateo pensionistico permane anche se la medesima viene accreditata su di un conto corrente o un libretto di deposito, purché la natura del credito sia immediatamente riconoscibile per denominazione ed importo e purché non vi siano all'attivo voci diverse dall'accredito della pensione o prelievi subito dopo il deposito della somma.

Scrivono, infatti, i giudici abruzzesi il pignoramento non potrebbe eccedere il quinto della somma accreditata in un conto corrente (bancario o postale) purché la natura del credito fosse immediatamente identificabile e riconoscibile come tale per denominazione e importo. Solo alle accennate condizioni la somma non perderebbe le proprie caratteristiche nelle quali è compresa quella della pignorabilità nei limiti massimi previsti dalla legge.

Con ulteriori versamenti e/o prelievi successivi all'accredito della pensione, invece, il titolare del conto corrente manifesterebbe la volontà di disporre delle somme percepite o di cumularne l'importo con il restante patrimonio, dimostrando così che la pensione avrebbe già assolto alla propria funzione assistenziale. E' chiaro, infatti, che con il prelievo anche la giacenza perde l'originario connotato assistenziale, poiché essa sarebbe destinata al risparmio, il quale, per definizione, non soddisfa i bisogni immediati e vitali di colui che accumula il capitale.

Quindi, in pratica, per evitare il pignoramento dell'intera pensione accreditata su conto corrente o libretto postale, l'opposizione all'esecuzione deve essere azionata prima che sul conto, o sul libretto, confluiscano altri versamenti e prima che vengano effettuati ulteriori prelievi.

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  • sam 9 luglio 2013 at 21:21

    Buonasera. Il mio problema è questo : dopo sei anni ho ricevuto una lettera dall'Adisu di Salerno in cui mi chiedono la restituzione dei 600 euro (più le spese della mensa quindi credo di arrivare intorno agli 800 euro) ottenuti il primo anno universitario per reddito nullo non avendo ottenuto 20 crediti. Ma possono chiederli dopo tanti anni?
    Non avendo più quel denaro ovviamente e essendo io disoccupata e figlia di disoccupati, e non essendo in possesso di nessun bene a me intestato (solo la casa intestata a mio padre), non ho denaro in banca nè alla posta, se non li restituisco cosa possono fare?
    Puntualizziamo, non è che non voglio restituirli perchè sono una ladra ma perchè proprio non li ho!!!
    So anche che non è una cifra altissima ma per me che non ho un lavoro e non ho assolutamente nulla è davvero un grade guaio!!!Non so dove andare a prenderli questi soldi.. Ho letto su questo sito che non avendo un conto corrente e nulla intestato non potrebbero farmi nulla, ma un domani, come io spero,se riuscissi a trovare un lavoro, non in nero, cosa mi toglierebbero? il mio debito aumenterà ancora di più con il tempo?
    Grazie mille!

    • Simone di Saintjust 10 luglio 2013 at 00:23

      Non deve stare a giustificarsi. Nelle sue condizioni, a fronte della mancata restituzione della pretesa, possono farle solo il classico "baffo".

      In futuro, quando troverà lavoro (a tempo indeterminato e non in nero) e se l'ADISU non avesse lasciato, nel frattempo, cadere in prescrizione il proprio credito, lei potrà pagare a rate con il decimo pignorato del suo stipendio.

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