Notifica dell'atto di pignoramento del conto corrente

Del resto,  anche in questo caso,  soccorre  il tenore letterale della norma (articolo 543 codice di procedura civile), cui essenzialmente riconduce l'articolo 12 delle preleggi, che parla di atto notificato “personalmente al terzo” e al “debitore” quasi a far ritenere che il legislatore abbia inteso attribuire una priorità cronologica alla posizione del terzo.

Nell'ipotesi in cui la notifica dell'atto di pignoramento del conto corrente non si sia perfezionata nei confronti del terzo (l'istituto di credito)  resta allora da chiedersi se il Funzionario U.N.E.P. debba procedere comunque alla notifica del pignoramento al debitore  ovvero debba restituire l'atto al creditore (istante) procedente.

Favorevoli a questa seconda soluzione sembrano essere le indicazioni fornite dal Ministero della Giustizia che da ultimo, con circolare Prot. numero 6/1312/035/2011/CA del 20/07/2011 (ed altre conformi sul punto),  ha chiarito che “  nel caso di mancata notifica dell'atto di pignoramento al terzo, si ritiene che l'Ufficio N.E.P. debba restituire il predetto atto al procuratore della parte procedente, per le eventuali ulteriori indicazioni”;  quantunque fonti di diritto interno,  le predette circolari indirizzano e coordinano l'attività degli Uffici N.E.P.,  razionalizzando gli scopi istituzionali loro affidati.

Pertanto, si ritiene che in sede di esecuzione il Funzionario U.N.E.P. uniformi la propria condotta a tali direttive.

Sulla scorta delle problematiche appena  evidenziate è agevole cogliere come un intervento più incisivo del legislatore servirebbe a sgombrare il campo da dubbi interpretativi in quella che oggi si configura essere la forma più efficiente di tutela del credito, ossia l'esecuzione forzata presso terzi.

Liberamente adattato da un articolo del dott.   Francesco Miele -  Funzionario UNEP - pubblicato su Iussit

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  • sam 9 luglio 2013 at 21:21

    Buonasera. Il mio problema è questo : dopo sei anni ho ricevuto una lettera dall'Adisu di Salerno in cui mi chiedono la restituzione dei 600 euro (più le spese della mensa quindi credo di arrivare intorno agli 800 euro) ottenuti il primo anno universitario per reddito nullo non avendo ottenuto 20 crediti. Ma possono chiederli dopo tanti anni?
    Non avendo più quel denaro ovviamente e essendo io disoccupata e figlia di disoccupati, e non essendo in possesso di nessun bene a me intestato (solo la casa intestata a mio padre), non ho denaro in banca nè alla posta, se non li restituisco cosa possono fare?
    Puntualizziamo, non è che non voglio restituirli perchè sono una ladra ma perchè proprio non li ho!!!
    So anche che non è una cifra altissima ma per me che non ho un lavoro e non ho assolutamente nulla è davvero un grade guaio!!!Non so dove andare a prenderli questi soldi.. Ho letto su questo sito che non avendo un conto corrente e nulla intestato non potrebbero farmi nulla, ma un domani, come io spero,se riuscissi a trovare un lavoro, non in nero, cosa mi toglierebbero? il mio debito aumenterà ancora di più con il tempo?
    Grazie mille!

    • Simone di Saintjust 10 luglio 2013 at 00:23

      Non deve stare a giustificarsi. Nelle sue condizioni, a fronte della mancata restituzione della pretesa, possono farle solo il classico "baffo".

      In futuro, quando troverà lavoro (a tempo indeterminato e non in nero) e se l'ADISU non avesse lasciato, nel frattempo, cadere in prescrizione il proprio credito, lei potrà pagare a rate con il decimo pignorato del suo stipendio.

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