Obblighi e responsabilità dell'istituto di credito (terzo) nel pignoramento del conto corrente

In tale contesto va rilevato che la Corte di Cassazione, con la sentenza 1688/2009, ha affermato il principio di diritto secondo il quale, nell'espropriazione presso terzi di somme di denaro, oggetto del pignoramento è l'intero importo che il terzo deve al debitore esecutato e non la sola quota di essi equivalente a quanto indicato dal creditore procedente nell'azione di riscossione coattiva.

Ne deriva che la banca presso la quale avviene il pignoramento del conto corrente è obbligata a vincolare l'intero suo debito (il saldo attivo alla data di notifica del pignoramento) nei confronti del debitore esecutato (il correntista) e non solo l'importo indicato dal creditore procedente.

Con il pignoramento del conto corrente il debitore esecutato non potrà attingere ai fondi disponibili, né compiere operazioni dispositive. La Banca non potrà pagare gli assegni emessi dal correntista nè procedere al pagamento di eventuali domiciliazioni bancarie (è evidente il rischio conseguente di protesti e segnalazioni come cattivo pagatore). Il terzo pignorato (la banca) dovrà bloccare anche i pagamenti (bonifici o versamento di assegni) in entrata sul conto corrente del debitore esecutato.

L'obbligo di custodia si concretizza, poi, nel duplice divieto di "non disporre delle somme senza ordine del Giudice" e  di   "non sottrarle all'azione esecutiva del creditore".  Come ampiamente argomentato dalla giurisprudenza,  l'inosservanza degli obblighi gravanti sul terzo (la banca) nel pignoramento del conto corrente,  integrano la responsabilità per illecito aquiliano, a norma dell'articolo 2043 del del codice civile ” Cass. Sez, Un. Sent. del 18 dicembre 1987 numero 9407.

Chiarita la posizione del terzo, cristallizzato l'inizio dell'esecuzione nell'ingresso del Funzionario UNEP nella banca, con contestuale notifica dell'atto di pignoramento del conto corrente, occorre ora soffermarsi su alcuni profili,  degni di rilevo,  relativi alla spazio temporale intercorrente tra data di notifica dell'atto di pignoramento del conto corrente e la data della dichiarazione di quantità di cui all'articolo 547 codice di procedura civile.

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  • sam 9 luglio 2013 at 21:21

    Buonasera. Il mio problema è questo : dopo sei anni ho ricevuto una lettera dall'Adisu di Salerno in cui mi chiedono la restituzione dei 600 euro (più le spese della mensa quindi credo di arrivare intorno agli 800 euro) ottenuti il primo anno universitario per reddito nullo non avendo ottenuto 20 crediti. Ma possono chiederli dopo tanti anni?
    Non avendo più quel denaro ovviamente e essendo io disoccupata e figlia di disoccupati, e non essendo in possesso di nessun bene a me intestato (solo la casa intestata a mio padre), non ho denaro in banca nè alla posta, se non li restituisco cosa possono fare?
    Puntualizziamo, non è che non voglio restituirli perchè sono una ladra ma perchè proprio non li ho!!!
    So anche che non è una cifra altissima ma per me che non ho un lavoro e non ho assolutamente nulla è davvero un grade guaio!!!Non so dove andare a prenderli questi soldi.. Ho letto su questo sito che non avendo un conto corrente e nulla intestato non potrebbero farmi nulla, ma un domani, come io spero,se riuscissi a trovare un lavoro, non in nero, cosa mi toglierebbero? il mio debito aumenterà ancora di più con il tempo?
    Grazie mille!

    • Simone di Saintjust 10 luglio 2013 at 00:23

      Non deve stare a giustificarsi. Nelle sue condizioni, a fronte della mancata restituzione della pretesa, possono farle solo il classico "baffo".

      In futuro, quando troverà lavoro (a tempo indeterminato e non in nero) e se l'ADISU non avesse lasciato, nel frattempo, cadere in prescrizione il proprio credito, lei potrà pagare a rate con il decimo pignorato del suo stipendio.

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