Il governo che verrà

Sarà come gli altri, sulla base di quanto ci meritiamo. Cioè poco.

Da diverso tempo ho nelle orecchie una parola desueta nel linguaggio di tutti i giorni : “implodere”. Se il Cavaliere la usa una volta può passare, se continua a ripeterla diventa patetico e soprattutto dimostra che non azzecca le previsioni. Se poi usano lo stesso termine i galoppini allora siamo alla farsa servile col serio rischio che si implodano le palle. Spero che la parola non prenda piede (ma sarà così senza dubbio): ne abbiamo già abbastanza dei “voglio dire” che viaggiano alla media di quattro o cinque per esprimere un concetto. Una ventina di anni fa era di moda il “cioè”: una parola sì e una no. E poi dicono che la TV non insegna!

Il governo cadrà quando lo vorranno i signori che ne fanno parte,per un motivo non necessariamente legato ad un tonfo in parlamento. L'impressione è che siamo al limite del logoramento frutto degli scarsi numeri e di una coalizione troppo eterogenea. Io non conosco cosa succede negli altri Paesi certo che noi paghiamo un prezzo salato per il muro contro muro di qualunque maggioranza con qualunque opposizione. Il popolo esiste solo quando gli si deve carpire il voto.

Con la modesta cifra di un euro si è potuto dire: “Mandiamo a casa Prodi” E poi? Quale progetto che non sia la solita presa in giro pre-elettorale c'è dietro? Si sono resi conto i promotori del perché il precedente governo non è stato confermato dagli elettori? Non certo per presunti brogli che potevano incidere per una inezia. Se si è governato bene si ottiene un consenso importante. Se si vince per una manciata di voti c'è da fare più di una riflessione. O l'importante è vincere e non importa come?

Io andrò in quel gazebo dove per 10 euro (non di più però!) potrò dire che se ne vadano tutti a casa. Ripeto tutti.

Il governo che verrà (dò per scontato che l'attuale non venga confermato) si mangerà una parte della legislatura per riprendere i posti chiave, per smontare quanto fatto dagli altri, poi dirà che siano al dissesto perché i predecessori hanno fatto sfracelli per cui occorrerà tirare cinghia. Poi ci saranno le riforme delle riforme. Dovremmo tirar cinghia già da un pezzo però in una società basata sul consumismo è difficile tornare indietro e modificare una mentalità consolidata. Ma i segnali per lo scoppio del bubbone ci sono tutti. Per comprendere meglio la degenerazione del consumismo ricorderò che i genitori di quelli della mia generazione acquistarono il primo apparecchio televisivo negli anni 60, pagandolo soldino su soldino, magari le 500 lire con le caravelle infilate giorno dopo giorno nel salvadanaio. Se non si poteva non si comperava.

Che le cose vadano male lo si legge attraverso la pubblicità sempre più martellante delle finanziarie o quando vi propongono di acquistare “senza preoccupazioni” perché la prima rata sarà tra 6 mesi. E in questo lasso di tempo cosa capita di bello? Già capita che le entrate dello Stato per giochi e lotterie aumentano in misura esponenziale; quello Stato che si pulisce la coscienza indicando sui pacchetti delle sigarette che il fumo uccide. Tanto sa che le vendite non diminuiranno. Nessun atto di buon senso!

A questo proposito devo seguire un flash della memoria e fare una digressione. Eravamo negli anni del dopo guerra e della ricostruzione con tante voglie da parte di tutti. In occasione di festività locali era arrivato a Rocca l'autoscontro, in alternativa al solito calcinculo. Fu un evento straordinario che godevo dal balcone che dominava la piazza del Mercato. Era una lotta per conquistare la vetturetta, ma erano i grandi a spintonarsi, non i bambini. Il costo della corsa era abbastanza elevato, 50 lire, per cui ben presto ci fu chi andò in difficoltà. Circolavano voci di gente che impegnava anche l'orologio. Ebbene ci fu l'atto di buon senso perché qualche autorità fece pedalare le giostre. Era l'estrema ratio!

Ritorniamo al governo che verrà.

Spero si preoccupi della giustizia e della sicurezza dei cittadini perché andiamo male, ma molto male. Quando, sia pure per provocazione, non si propone un giusto arresto perché il destinatario del provvedimento verrà fatto uscire quanto prima, è tutto detto. Anzi no. Perché quando mi si dice che si fa un indulto perché le carceri sono piene, siamo andati ancora oltre.
Ho una proposta demenziale (ma sempre meno di altre cose viste). Partiamo dal presupposto che un detenuto costa alla società 60 euro al giorno. A questo punto si possono selezionare i recuperabili, li buttiamo fuori, diamo loro 50 euro al giorno e se si accontentano di vivacchiare abbiamo risolto il problema e anche risparmiato. Per coloro che non sono in condizione di essere messi fuori e qui la gamma è molto ampia, ma tanto per stare nell'attualità sono compresi quelli che hanno assassinato (la penso così) qualcuno guidando ubriachi o dopati ( e stanno in un residence, magari con protezione), possiamo sfruttare le isole di proprietà dello Stato e facciamo “l'isola dei detenuti”. Diamo loro qualche amo per pescare e niente altro: no TV, no pasti, no permessi, no riduzioni della pena comminata. Possiamo fare anche le nomination a pena scontata o nel caso di prematuro ritorno a casa in un mobile di pino. Se proprio vogliamo fare i funerali di Stato si può optare per un giretto al largo.

Poco sopra ho parlato di selezionare. E' un qualcosa di più serio di quanto è accaduto in occasione dell'indulto quando probabilmente qualcuno ha detto. “Chi alza prima la mano può uscire”. E i più svelti, quelli allenati con le pistole come nei western, hanno fregato gli altri.

19 novembre 2007

Pieraldo Del Bandecca

da Il Catellaccio.net

19 novembre 2007 · Patrizio Oliva

Richiedi assistenza gratuita sugli argomenti trattati nell'articolo

Commenti e domande dei lettori

Per porre una domanda sul tema trattato nell'articolo e visualizzare il form per l'inserimento, devi prima autenticarti cliccando qui. Potrai anche utilizzare le icone posizionate in basso nel pannello di registrazione, che ti consentiranno l'accesso diretto con un account Facebook, Google+ o Twitter.