Il limite posto dal Codice civile all'esecuzione sui beni e sui frutti - L'azione revocatoria del fondo patrimoniale

L'esecuzione sui beni del fondo e sui frutti di essi non può aver luogo per debiti che il creditore conosceva essere stati contratti per scopi estranei ai bisogni della famiglia.

Il Fondo patrimoniale è concepito dal legislatore come strumento per porre al riparo i beni familiari da determinate pretese creditorie.  La norma non limita il divieto d'esecuzione ai soli crediti sorti successivamente alla costituzione del fondo, con la conseguenza che detto divieto estende la sua efficacia anche ai crediti sorti prima di tale data (Cass. 96/3251).

L'articolo 170 Codice civile, in parte a causa del suo tenore letterale, ed in parte per l'interpretazione che si è consolidata su elementi essenziali per la sua applicabilità, presenta tuttavia alcuni punti di debolezza.

La segregazione patrimoniale non è piena: i creditori, infatti, sia pure nei limiti delle obbligazioni assunte per i bisogni della famiglia, possono aggredire non solo i frutti, ma anche i beni del fondo.

Inoltre la norma pone a carico dei coniugi, se vogliono evitare l'esecuzione, l'onere probatorio dell'effettiva conoscenza, da parte del creditore che agisce, dell'estraneità dell'operazione ai bisogni familiari.

I coniugi dunque, una volta costituito il fondo, per beneficiare dei vantaggi dell'istituto in un'eventuale sede esecutiva, dovranno premurarsi, al momento di concludere operazioni estranee ai bisogni della famiglia, di comunicarlo al creditore e, se si tratta di atto scritto, di evidenziarlo nell'atto stesso, soprattutto se entrambi concludono l'accordo congiuntamente.

L'interpretazione estensiva, poi, data alla nozione di bisogni della famiglia ha ampliato il novero delle obbligazioni aventi diritto a soddisfarsi in via prioritaria sui beni del fondo: ne è conseguita dunque una riduzione dell'operatività della limitazione di responsabilità in esame.

È inoltre esercitabile sui beni conferiti in fondo, quando ne ricorrono i presupposti, l'azione revocatoria ordinaria ex articolo 2901 Codice civile e l'azione revocatoria fallimentare sui crediti sorti prima della costituzione del Fondo patrimoniale.

La giurisprudenza ha inserito l'atto di costituzione del Fondo patrimoniale nell'ambito degli atti a titolo gratuito (Cass.8379/00, Cass.591/99, App. Roma 22.7.96, Trib. Napoli 16.1.97) e poiché la costituzione del fondo rende i beni conferiti aggredibili solo a determinate condizioni (articolo 170 Coice civile), così riducendo la garanzia generale spettante ai creditori sul patrimonio dei costituenti (Cass.8013/96), il consilium fraudis può presumersi e non va provato (Trib. Napoli 27.1.93).

È revocabile anche l'atto di disposizione compiuto dal fideiussore che comporti maggiore difficoltà o incertezza nell'esazione coattiva del credito nei suoi confronti (Trib. Cagliari 26.2.97).

L'atto di costituzione in fondo non può nemmeno essere considerato come adempimento di un debito scaduto, per cui non rileva l'eventuale buona fede del beneficiario, influente nel diverso caso di negozio a titolo oneroso (Trib. Terni 21.4.97).

Se infatti i coniugi hanno l'obbligo di mantenere la famiglia, a ciò non devono necessariamente provvedere con la costituzione del Fondo patrimoniale, la quale è rimessa alla loro libera scelta (Trib. Nocera Inferiore 14.3.96).

È ritenuta ammissibile l'azione revocatoria fallimentare nell'ipotesi di fallimento di uno dei coniugi e, ove avvenuta mediante la destinazione di beni oggetto di comunione legale, va dichiarata inefficace per la quota di proprietà del fallito (Cass. 6954/97).

Tali beni formeranno oggetto di una massa separata (Cass. 8379/00) rispetto al restante dell'attivo, essendo destinati al soddisfacimento dei creditori che non conoscevano che i debiti contratti dai coniugi erano stati contratti per scopi estranei ai bisogni della famiglia.

Per i creditori invece consapevoli della pertinenza dell'obbligazione contratta ai bisogni della famiglia la speciale disciplina dell'articolo 170 Codice civile è assimilabile ad una causa di prelazione.

La costituzione del Fondo patrimoniale effettuata dall'imprenditore in seguito fallito può inoltre essere dichiarata inefficace nei confronti della massa per mezzo dell'azione revocatoria ordinaria proposta dal curatore a norma dell'articolo 2901 Codice civile, espressamente richiamato dall'articolo 66 Legge fallimentare.

Vale la pena ricordare che il Ministero delle Finanze ritiene pignorabile la quota immobiliare del debitore, considerando improponibile l'eccezione ex.articolo 170 Codice civile con riferimento ai crediti fatti valere dall'Amministrazione finanziaria.

In senso contrario il Tribunale di Mantova ha annullato il pignoramento immobiliare esattoriale, poiché il debito tributario non costituisce debito contratto per il bisogno della famiglia. (Tribunale di Mantova, Sez. I Civile - Sent.28 maggio 2002).

Tratto da un articolo dello Studio Girello

13 ottobre 2008 · Marzia Ciunfrini

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  • Arturo 8 giugno 2015 at 16:27

    Per chi aveva un'attività commerciale (abbigliamento) e un fondo patrimoniale costituito prima del debito contratto con un fornitore e per debiti verso Equitalia, vi dico senza ombra di dubbio, che purtroppo il fondo patrimoniale non vale nulla. In due distinti ricorsi i giudici ci hanno dato torto.

    Nel primo non solo è stato concesso ad un fornitore di "pignorare" i miei beni quando invece la legge dice che bisogna chiedere una revocatoria,ma il giudice fallimentare ha respinto il nostro ricorso e poi il nuovo ricorso ai giudici del tribunale (tre giudici ndr) di nuovo respinto facendo un copia incolla di quanto scritto dal primo giudice. Mentre per Equitalia il ricorso per un ipoteca che avevano messo su i miei beni, ricorso al tribunale amministrativo provinciale e poi appello al tribunale amministrativo regionale respinti entrambi.

    Il fondo patrimoniale per mia esperienza non vale se non carta straccia!

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