E chi, sano di mente, le offre di indebitarsi di nuovo? Le banche USA

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I falliti personali (oltre due milioni in USA solo quest’anno) sono ritenuti dai banchieri i migliori clienti, da indebitare di nuovo a basso rischio, perché la nuova legge sul debito privato, entrata in vigore ad ottobre 2005, li obbliga a non dichiarare fallimento per i prossimi 8 anni. Soprattutto ora che la nuova legge rende molto più difficile i futuri fallimenti privati, è quasi impossibile farsi cancellare i debiti completamente.

Sembra assurdo? Lo è, ma fino a un certo punto. E' ovvio che sono le banche a soffrire dei fallimenti privati: sono loro a doversi accollare i debiti dei falliti.

Prima ancora di diffondersi in Italia, il sovraindebitamento è un fenomeno che seppur con modalità e tempi diversi, ha interessato i vari paesi europei sin dagli anni ’60, sulla scia di una filosofia del consumo ispirata alla “open credit society” di tipo nordamericano. Il fenomeno è andato via, via espandendosi, acquisendo ben presto i caratteri dell'emergenza, tanto che fin dagli anni ’80 si è sentita l'esigenza di attuare i primi interventi legislativi per arginarne le conseguenze. Prima la Danimarca nel 1984, poi, l'anno successivo il Regno Unito, quindi la Francia con la legge Neiertz del 1989, hanno riconosciuto l'esistenza di una situazione allarmante e cercato di individuare le soluzioni possibili. Più recentemente il problema è stato affrontato anche in sede comunitaria e la commissione di Bruxelles ha adottato direttive relative al credito finalizzate alla tutela dei consumatori.

Al di là delle varie situazioni, il modello prevalente, nell'approccio al risanamento delle situazioni di sovraindebitamento in Europa è quello solidaristico, dettato dalla tendenza a considerare la società nel suo insieme colpevole, in qualche modo, di aver indotto il soggetto ad indebitarsi e in quanto tale, chiamata a contribuire al suo risanamento e alla sua rieducazione. Da parte sua, il soggetto coinvolto, nel riconoscere di aver fallito nel suo compito sociale è indotto a prendere coscienza dell'incidenza della sua responsabilità personale nel determinarsi della situazione di crisi.

In altri termini, se il sovraindebitato è tenuto ad assumersi le proprie responsabilità pagando i debiti contratti, è compito della società di sostenerlo in questo processo facilitandone, attraverso procedure adeguate, la riabilitazione ed il risanamento economico. Tra tutti gli interventi legislativi attivati a riguardo, negli stati europei l'esempio francese è quello unanimemente riconosciuto come il più articolato ed incisivo.

Il risanamento della posizione economica del debitore, attraverso la cancellazione dei debiti, e la possibilità, dunque, di un nuovo inizio, tale da permettergli di riassumere un ruolo economico attivo, non restano, nel lungo periodo, privi di conseguenze.

L'allentamento della pressione sul debitore affinché adempia può indurre, in primo luogo, un aumento del ricorso al credito ed un maggior numero di inadempimenti, incentivati dalla possibilità di ottenere poi la liberazione dagli effetti che essi comportano.

La cancellazione, inoltre, proprio perché opererebbe come una sorta di assicurazione contro il rischio di non essere in grado di pagare i propri debiti nel momento in cui verranno a scadenza, determina, alterando lo stesso sistema della responsabilità patrimoniale, una diversa ripartizione del rischio, poiché, se al debitore è concesso di liberarsi dei debiti rimasti insoddisfatti, il suo rischio rimarrà limitato al patrimonio che egli possiede al momento dell'escussione, con esclusione quindi di tutti i beni futuri e con grave nocumento dei creditori, costretti a sopportare la parte eccedente. Pertanto, l'esigenza di quest’ultimi di cautelarsi contro tali pericoli, inevitabilmente, non potrà che condurre ad una diminuzione della disponibilità del credito e, simultaneamente, ad un aumento del suo costo.

Dall'altra parte, però, si rileva che la sottoposizione del debitore inadempiente ad un regime afflittivo potrebbe comportare altrettante conseguenze in termini di riduzione della domanda di credito e, quindi, di abbassamento dei consumi, diminuendo la propensione all'indebitamento.

Inoltre, se è vero che il beneficio della cancellazione può dar luogo a comportamenti definibili di “azzardo morale”, e cioè alla indiscriminata assunzione di debiti, altrettanto vero è che esso, riducendo i pericoli connessi all'assunzione del rischio, svolgerebbe un ruolo non secondario nell'incentivazione dell'iniziativa economica e, quindi, dello sviluppo dell'imprenditorialità. L'esdebitazione sarebbe in grado di incoraggiare, non solo il ricorso al credito da parte delle piccole imprese, ma anche di promuovere l'assunzione del rischio imprenditoriale da parte degli individui i quali, almeno negli ordinamenti in cui tale beneficio è introdotto, sanno di non potervi ricorrere in assenza di una condotta onesta e di buona fede.

In conclusione, non vi è dubbio che l'intera disciplina dell'insolvenza delle persone fisiche sia ispirata al principio del favor debitoris, dal momento che gli strumenti predisposti dai diversi ordinamenti, nonostante la dichiarazione di principio di contemperare gli interessi del debitore con quelli dei suoi creditori, appaiono tutti concepiti e strutturati in modo tale da garantire, quale risultato finale, la liberazione del debitore stesso, malgrado il mancato o parziale soddisfacimento dei creditori.

E proprio la circostanza che i singoli ordinamenti siano disposti a sacrificare gli interessi di quella categoria cui finora hanno cercato di apprestare il maggior grado di tutela (quella dei creditori), spinge a chiedersi se la scelta operata da alcune legislazioni nazionali sia effettivamente ispirata da ragioni di solidarietà sociale o se essa invece sia stata imposta dall'esigenza del buon funzionamento del mercato, che altrimenti vedrebbe sottratto alla produzione un numero elevato di acquirenti, privati di ogni capacità recettiva.

Adiconsum ha presentato una proposta di legge che ha lo scopo di porre rimedio alla situazione di sovraindebitamento delle famiglie italiane, consentendo alle persone fisiche insolventi il raggiungimento di un concordato con i creditori.

Commenti e domande dei lettori

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  • Nicola 18 luglio 2011 at 23:38

    Vorrei porre una domanda sul fallimento del debitore consumatore e la cancellazione dei debiti (esdebitazione), sulle ipotesi di concordato con i creditori da introdurre per legge in Italia, sui debiti in generale e su tutti gli argomenti correlati. Grazie

    • Simone Saintjust 19 luglio 2011 at 04:52

      Ciao Nicola, puoi porre tutte le domande che vuoi. Ma come dovrebbe essere chiaro dal contesto, quello di cui parliamo è un disegno di legge non ancora approvato.

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