Rigetto e accoglimento dell'istanza finalizzata ad ottenere decreto ingiuntivo

Se il giudice rigetta la domanda, ritenendola insufficientemente giustificata, lo comunica al ricorrente richiedendogli di presentare ulteriori prove, in assenza delle quali, così come se non si ritira il ricorso o se la domanda non è accoglibile, il giudice respingerà la domanda con decreto motivato.

Tale rigetto non pregiudica ulteriori azioni da parte del ricorrente, che potrà nuovamente proporre un decreto ingiuntivo oppure adire le vie ordinarie.

Se il giudice ritiene motivata la richiesta, ingiungerà all'altra parte, con decreto motivato, di pagare la somma dovuta o di consegnare il bene richiesto (o la somma sostitutiva) entro 40 giorni dalla notifica, facendo presente che nello stesso termine potrà presentare ricorso allo stesso tribunale, e che in assenza di pagamento o di opposizione, provvederà all'esecuzione forzata.

Nel caso ne ricorrano giusti motivi, il termine di 40 giorni potrà essere ridotto a 10 giorni, oppure elevato a 60.

Nel decreto, salvo che lo stesso sia emesso per titoli già esecutivi, il giudice liquida le spese e le competenze e ne ingiunge il pagamento.

Se il decreto riguarda un titolo di natura cambiaria (cambiale, assegno, certificato di liquidazione di borsa, atto notarile o di altro pubblico ufficiale) il giudice può (su istanza del ricorrente) ingiungere al debitore di pagare o di consegnare i beni subito, al momento della notifica del decreto, autorizzando, in mancanza, l'esecuzione provvisoria, fissando una scadenza posticipata solo per l'eventuale opposizione.

L'esecuzione provvisoria può essere concessa anche nel caso in cui vi sia un pericolo di grave pregiudizio nel ritardo, caso in cui il giudice può imporre una cauzione al richiedente.

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  • Annapaola Ferri 24 ottobre 2012 at 17:35

    Decreto ingiuntivo - Se il creditore è un professionista (notaio, avvocato, ingegnere, geometra, etc.) non è più necessario il rilascio di un parere di congruità della parcella da parte dell'Ordine di appartenenza

    A partire dal 24 ottobre 2012, infatti, è entrata in vigore la riforma sulla liberalizzazione delle tariffe professionali (legge n. 27/2012) ed il Tribunale di Varese, con decreto emesso in data 11 ottobre 2012, ha ritenuto tacitamente abrogati

    1. 1. l'articolo 634 del codice di procedura civile nella parte in cui, come condizione di ammissibilità del ricorso per decreto ingiuntivo da parte di un professionista, imponeva che il credito dovesse riguardare onorari, diritti o rimborsi spettanti ai notai a norma della loro legge professionale, oppure ad altri esercenti una libera professione o arte, per la quale esiste una tariffa legalmente approvata;
    2. 2. l'articolo 636 del codice di procedura civile che obbligava il creditore professionista a presentare istanza per decreto ingiuntivo accompagnata dalla parcella delle spese e prestazioni, munita della sottoscrizione del ricorrente e corredata dal parere della competente associazione professionale se l'ammontare delle spese e delle prestazioni non è determinato in base a tariffe obbligatorie.

    Il creditore professionista, pertanto, può presentare richiesta di decreto ingiuntivo nei confronti del proprio cliente, che si è sottratto al pagamento delle prestazioni erogate, senza l'obbligo depositare in tribunale la parcella corredata dal parere del consiglio dell'ordine di appartenenza, così come era previsto dagli art. Art. 634 e 636 del codice di procedura civile.

    Sarà sufficiente che il professionista attesti l'insorgenza della pretesa esibendo il contratto professionale stipulato con il cliente ed il preventivo scritto. Si tratta, peraltro, di obblighi previsti all'art. 9 della medesima legge 27/2012.

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