La prescrizione per il credito di imposta è decennale - se il credito è stato tempestivamente dichiarato

Anche il diritto del contribuente nei confronti dello Stato ad ottenere il rimborso di quanto indebitamente versato si prescrive, cioè non può più richiesto, trascorso un determinato periodo.

La ragione d'essere della prescrizione risponde a un'esigenza di ordine sociale. È infatti nell'interesse della certezza dei rapporti giuridici che un diritto venga esercitato; altrimenti, se non esercitato entro un margine prestabilito di tempo, deve considerarsi come rinunciato da parte del titolare.

Una recente sentenza di Cassazione (la numero 15229 del 12 settembre 2012) si è espressa in senso nettamente favorevole al contribuente. La Corte ha infatti sottolineato e chiarito che la richiesta di rimborso Iva si prescrive in 10 anni e non in 2 anni come sostenuto dall'Amministrazione Finanziaria.

La Corte di Cassazione ha distinto due diversi momenti e precisamente:

  1. il diritto al rimborso che nasce con l'esposizione del credito in dichiarazione che deve essere effettuata entro i termini di legge di 10 anni;
  2. il diritto alla presentazione dell'istanza di rimborso che rappresenta esclusivamente il presupposto necessario per ottenere il rimborso del credito e che si prescrive invece in due anni.

Ma cosa è il credito di imposta?

Per calcolare l'imposta netta dovuta allo Stato, occorre sottrarre dall'imposta dovuta i crediti di imposta spettanti (es. le imposte pagate all'estero, partecipazioni a fondi comuni di investimento mobiliare, riacquisto di prima casa dopo la vendita della precedente, crediti specifici per le imprese, imposta versata su canoni di locazione non percepiti).

Per ottenere un rimborso dei crediti che il contribuente vanta nei confronti dello Stato, è possibile farlo tramite:

  1. una compensazione tra i crediti e i debiti erariali direttamente con l'F24;
  2. oppure chiedendo rimborso nella propria dichiarazione dei redditi.

In quest’ultimo caso il contribuente ha due anni di tempo per inserire la richiesta di rimborso nella propria dichiarazione dei redditi. Dopodiché, una volta che l'avrà fatto, ha ancora 10 anni di tempo per reclamare il suo diritto allo Stato nel caso in cui non abbia ottenuto il rimborso.

Se il credito è già stato riportato una volta nella dichiarazione, non è necessario riportarlo ogni anno. È altresì irrilevante la compilazione dell'apposito modulo di rimborso, il quale rappresenta null'altro che un necessario “adempimento per dar inizio al procedimento di esecuzione del rimborso”. Ne consegue che, una volta esercitato tempestivamente in dichiarazione il diritto, esso non può considerarsi assoggettato al termine biennale di decadenza previsto dalla legge, ma solo a quello di prescrizione ordinario decennale.

Quindi, la Cassazione ha stabilito che in questo caso non occorre alcun altro adempimento da parte del contribuente, dovendo egli solo attendere che l'Amministrazione finanziaria eserciti, sui dati esposti in dichiarazione, il potere-dovere di controllo secondo la procedura di liquidazione delle imposte. Una volta che il credito si sarà consolidato, l'Amministrazione è tenuta ad eseguire il rimborso e il relativo credito del contribuente è soggetto alla ordinaria prescrizione decennale.

Contributo a cura dell'avvocato FLORIANA BALDINO del foro di Trani (BT), esperta in diritto civile e tributario.

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