Contratti di prestito che non  rientrano nel credito al consumo

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Non  rientrano nel credito al consumo:

  • i finanziamenti -di qualsiasi natura- di importo inferiore ai 154,94 euro o superiore ai 30.987,41 euro (valori previsti dalla legge 142/92 articolo 18 comma 3 e mai successivamente variati);
  • i contratti di somministrazione disciplinati dal codice civile articolo 1559 e seguenti (prestazioni periodiche o continuative, come i contratti di fornitura di servizi -gas, energia elettrica, etc.- o di uso di beni);
  • i finanziamenti rimborsabili in un'unica soluzione entro diciotto mesi, con il solo eventuale addebito di oneri diversi dagli interessi (spese, etc.) purchè previsti dal contratto;
  • i finanziamenti privi, direttamente o indirettamente, di aggiunta di interessi o altri oneri, con eccezione del rimborso delle spese vive sostenute e documentate;
  • i finanziamenti destinati all'acquisto o alla conservazione di un diritto di proprietà su un terreno o su un immobile edificato o da edificare o all'esecuzione di opere di restauro o miglioramento (mutui);
  • i contratti di locazione, a condizione che in essi sia prevista l'espressa clausola che in nessun momento la proprietà della cosa locata possa trasferirsi -con o senza corrispettivo- al locatario.

In breve le caratteristiche principali e generali dei finanziamenti che rientrano nella disciplina del credito al consumo sono l'addebito degli interessi - oltre che delle eventuali spese - e la rateizzazione del rimborso.

Restano fuori dal credito al consumo pur avendo tali caratteristiche, i mutui sottoscritti sia per l'acquisto che per la ristrutturazione di un immobile.

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