Il craccatore: intervista a Zibri, l'uomo che ha “liberato” l'iPhone

Il suo vero nome è Piergiorgio, ma tutti in rete lo conoscono come Zibri,l'hacker italiano che è riuscito a far perdere il sonno (e anche una montagna di dollari) al numero uno della Apple Steve Jobs.

Il software che si può scaricare gratuitamente dal suo sito, infatti, permette di sbloccare in 4 minuti l'iPhone della Apple, telefonino che è anche un iPod, oltre che oggetto tecnologico dell'anno secondo il settimanale americano Time. Un cellulare che prima dell'arrivo di Zibri poteva essere utilizzato solo con alcuni operatori con cui Steve Jobs ha stretto un lucroso accordo commerciale e che ora, grazie al suo software (già scaricato, dice, da oltre 4,2 milioni di persone), è utilizzabile con la carta sim di altri operatori: Tim, Vodafone, Wind compresi.

La società californiana non è però l'unica a preoccuparsi. At&t in America, O2 in Gran Bretagna, T-Mobile in Germania e Orange in Francia, per accaparrarsi l'esclusiva del Mela-fonino, avevano accettato di pagare alla Apple quello che gli economisti chiamano «revenue sharing». In pratica, per ogni dollaro o euro di traffico effettuato sugli iPhone, 10 centesimi (il 10 per cento) vanno ad arricchire i forzieri della casa californiana. Accordo che l'invenzione di Zibri sta vanificando.

E in Italia? Mentre la Tim sta contrattando con Steve Jobs per avere l'investitura di distributore ufficiale (senza però voler pagare un dazio così alto), sono circa 100 mila gli italiani che l'oggetto del desiderio telefonico già l'hanno e lo usano. In barba a Steve Jobs.

Panorama ha incontrato questo esperto di software, che dal suo appartamento nel centro di Roma e con un computer di 3 anni fa è riuscito a mettere sotto scacco gli ingegneri della Apple e gli operatori telefonici di mezzo mondo. Zibri (non vuole rendere pubblico il suo cogome) è il contrario dello stereotipo di un hacker. Non è un ragazzino, ma ha 37 anni. Non si veste alla Eminem e non ascolta musica rap o tecno, anzi è un patito di Daniele Silvestri. «La sua canzone Testardo mi descrive in pieno» si vanta Zibri. «Sono testardo, ho la capoccia dura e per natura non abbasso mai lo sguardo, non mi ferma niente e vado sempre avanti fino al traguardo».

Ha una vaga somiglianza con lo juventino Mauro Germán Camoranesi, ma non è appassionato di calcio. Parla a voce bassa, ma le parole escono a una velocità doppia del normale. Gli occhi brillano quando gli si chiede perché abbia violato la protezione dell'iPhone: «Me lo sono comprato in America e volevo utilizzarlo in Italia. L'ho presa come sfida e il fatto che fosse bloccato mi ha spinto a fare un po' di “reverse engineering”». Significa? «È come quando assaggi un dolce e vuoi scoprire quali sono gli ingredienti che sono stati utilizzati».

E quanto è durata questa fase di assaggio? «Tre mesi, lavorando giorno e notte. Era diventata una questione personale. Fino a che sono riuscito a estrarre da un microchip dell'iPhone la chiave per poterlo craccare». La scoperta ha permesso a Zibri non solo di aggirare il «sim lock», ossia il blocco della sim card, ma anche di aprire l'iPhone a migliaia di personalizzazioni.

«L'iPhone, di serie, viene venduto con 13 piccole applicazioni» racconta Zibri «che permettono di andare su YouTube, Google maps, inviare sms, email, scattare foto… Programmi belli e utili, per carità. Ma solo quelli e niente altro. Su un iPhone sbloccato, invece, ci si può installare quello che si vuole». Esempi? «Sembra strano, ma gli iPhone non possono inviare mms, ossia messaggini con foto e musica. Con Swirly mms, un programmino gratuito scaricabile dal web, ora invece si può. E di applicazioni così se ne possono trovare migliaia. Ce n'è addirittura una che trasforma l'iPhone in un pianoforte o in una chitarra. Per questo ho deciso di sproteggere l'iPhone. Perché lo volevo rendere libero».

Detto così sembra facile, ma l'impresa di Zibri stupisce quando si scopre il suo curriculum scolastico. «Ho fatto il liceo classico e ho preso solo 37 alla maturità» racconta di sé Zibri, un self-made-man informatico che è cresciuto a pane e computer. «La mia vita un po' assomiglia, con diversa fortuna, a quella di Steve Jobs: anche lui, come me, è stato adottato in fasce; anche lui non si è laureato».

A proposito di Steve Jobs: ma non ha avuto guai dalla Apple? «Assolutamente no. Non mi ha chiamato nessuno, né tantomeno qualche avvocato. Comunque non ho fatto nulla di illegale» prosegue Zibri. «Il mio software è gratuito e open source». Vuol dire? «Il codice è disponibile e aperto a tutti coloro che lo volessero migliorare. E poi cosa mi potrebbero dire alla Apple? Di iPhone ne hanno venduti 4,7 milioni. Il mio software lo hanno scaricato in 4,2 milioni di persone. La stragrande maggioranza di quanti hanno comprato un iPhone, quindi, deve avermi dato ragione. Tutti vogliono un cellulare aperto e libero da vincoli».

A difendere Zibri, secondo il settimanale Business Week, c'è un cavillo legale. Il Digital millennium copyright act è una legge degli Stati Uniti che rende illegali la produzione e la divulgazione di tecnologie che violano apparecchi coperti da copyright. Legge che inchioderebbe Zibri, se non fosse per un'unica eccezione: «C’è un'esenzione per lo sblocco dei cellulari» sostiene Zibri «in quanto ritenuta una manovra commerciale a danno degli utenti».

La legge è stata approvata l'8 ottobre 1998, quando Bill Clinton era presidente. A 3 anni di distanza (il 22 maggio 2001) l'Unione Europea ha approvato una norma sul copyright simile a quella americana. I fanatici della Mela non sopportano limitazioni. Chi usa un Mac spesso si sente diverso da quanti possiedono altri computer. Un atteggiamento frutto della cultura hippy californiana che ha fatto la fortuna della Apple e che, solo negli utlimi anni, sembra essere cambiata.

Steve Jobs oggi non solo guadagna vendendo i lettori musicali iPod, i soldi veri li fa vendendo musica sul suo negozio online iTunes. «Strategia che ha provato a imitare con l'iPhone con la percentuale sul traffico telefonico chiesta agli operatori». Ma questa volta la comunità di fanatici della mela morsicata gli si è rivoltata contro. E la Apple, un po' come spesso accade alla Microsoft, è entrata nel mirino di chi sogna un mondo senza monopolisti.

Uno di questi è Zibri, un hacker che usa la Z di Zorro come simbolo del suo software. E come Zorro si atteggia ad avversario del potere per il bene di tutti. Per capire il successo di Zibri basta cercare la parola «Ziphone» su YouTube. Sono quasi 600 i video amatoriali con il suo software come protagonista.

Che cosa le ha fatto di male Steve Jobs? «Nulla. Io non ce l'ho con la Apple e se fossi Jobs probabilmente mi sarei comportato come lui. Io ho un altro punto di vista, però, non sono un produttore di tecnologia, ma un utente. E vorrei poter fare quello che mi pare di una cosa che mi compro. Non solo quelle che ha stabilito un altro per me. Sarebbe un po' come comperare una Ferrari e poi poter circolare solo in alcune strade. Assurdo».

Che sensazione si prova a essere diventato famoso? «Ci si sente come un alpinista che scala una montagna. Sei solo sulla cima e giù c'è il resto del mondo». Conosce qualche sviluppo nel mercato dell'iPhone? «Io segnerei sul calendario la data del 29 giugno». Perché? «È il giorno che l'iPhone compie il suo primo compleanno. La Apple dovrebbe rilasciare una nuova versione, le voci dicono che potrebbe essere la versione Umts». Sarà a prova di Zorro? «Non credo proprio» risponde spavaldo.

Verrebbe da chiedersi che lavoro possa fare uno come Zibri, visto che di ideali non si può campare. «Sono un esperto di sicurezza informatica e un sistemista, ho lavorato per aziende come consulente». L'elenco dei suoi datori di lavoro non lo vuole rivelare, butta là di essere nipote di un famoso compositore di canzoni e colonne sonore e di avere un padre che ha lavorato come ingegnere nucleare. «Da ragazzo, invece di andare al luna park, passavo ore nel Centro ricerche energia Enea della Casaccia a Roma. Posto per cui, qualche anno dopo, ho anche lavorato».

di Guido Castellano

21 aprile 2008 · Patrizio Oliva

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