E per un pensionato qual è l'ultima istanza? - Il prestito vitalizio ipotecario

Il profilo di riferimento è ancora quello di un cattivo pagatore che abbia già ceduto il quinto della pensione.

Egli non potrà pertanto accedere a:

a) prestito personale;

b) un mutuo dando in garanzia la casa di proprietà che non è ipotecata;

c) alla sostituzione del mutuo esistente sulla casa di proprietà gravata da ipoteca iscritta per un valore molto inferiore al valore effettivo dell'immobile. Ottenendo liquidità aggiuntiva;

Questo pensionato, cattivo pagatore, non potrà fruire di un prestito cambializzato perchè:

1. non ha, ovviamente, un TFR da offrire in garanzia;

2. non ha in essere una assicurazione vita ad accumulo di capitale;

3. non dispone di un garante.

Dobbiamo allora ipotizzare che il pensionato abbia compiuto i 65 anni di età (non sia dunque un baby pensionato) e che risulti proprietario di un immobile, al limite quello in cui vive, libero da ipoteche o con un piano di ammortamento giunto in uno stato avanzato.

Per disegnare uno scenario congruente di riferimento, ipotizzeremo altresì che il pensionato in questione (cattivo pagatore, in ultima istanza e privo di garanti) non voglia ricorrere alla vendita della nuda proprietà riservandosene l'usufrutto. Questo per le motivazioni più varie, ad esempio la volontà di lasciare una chance di recupero della proprietà agli eredi.

I vincoli imposti al problema sono molti ma c'è una soluzione. Si chiama prestito vitalizio ipotecario.

Cosa è? Il prestito vitalizio ipotecario è un finanziamento a lungo termine assistito da ipoteca di primo grado su un immobile residenziale. E' riservato a persone fisiche proprietarie dell'abitazione in cui risiedono e che abbiano compiuto 65 anni di età. Il finanziamento è ideato in modo che non si debba effettuare alcun pagamento finché si è in vita.

Infatti non è previsto alcun piano di rimborso rateale: gli interessi e le spese che maturano sul finanziamento vengono capitalizzati annualmente e dovranno essere corrisposti in unica soluzione, di solito entro 10 mesi dalla morte del mutuatario o del mutuatario più longevo, in caso di finanziamento cointestato. Dunque tocca agli eredi (se ve ne sono) la valutazione dell'opportunità di pagare il debito o lasciare, invece, che l'immobile venga venduto all'asta, incamerando la liquidità eventualmente eccedente.

Per quel che mi riguarda questo tipo di finanziamento vale quanto lo svolazzare di avvoltoi (o la veglia di un branco di iene, se preferite) intorno alla preda agonizzante. Ma che dire, il titolo dell'articolo parla chiaro. Solo in tale contesto mi è sembrato doveroso informare di questa (penosa) opzione.

12 settembre 2014 · Ludmilla Karadzic

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