Il trattamento di fine rapporto come strumento per consolidare i debiti

Fermiamoci, solo per un attimo, per fare il punto della situazione: dunque, sono un lavoratore dipendente, o pensionato, e cattivo pagatore in ultima istanza.

In questa ipotesi:

a) non posso ottenere prestiti personali;

b) non posso accendere un mutuo dando in garanzia la casa di proprietà che non è ipotecata;

c) non posso sostituire il mutuo esistente sulla casa di proprietà gravata da ipoteca iscritta per un valore molto inferiore al valore effettivo dell'immobile. Ottenendo liquidità aggiuntiva;

d) ho già fruito sia della cessione del quinto dello stipendio o della pensione;

e) ho già fatto ricorso alla delegazione di pagamento.

In più, oltre ad essere un cattivo pagatore in ultima istanza, aggiungiamo pure che non sono in grado di presentare, al nuovo creditore unico, qualcuno che possa prestare garanzie adeguate a mio favore.

Bene, anzi male. Qui le strade del lavoratore dipendente e del pensionato si dividono necessariamente.

La discriminante fra le due categorie è la presunta esistenza di un capitale maturato per il Trattamento di Fine Rapporto.

E per definizione il pensionato non è più in grado di proporre questa forma di garanzia. Ma, come vedremo, ci sarà la possibilità di ultima istanza anche per il pensionato cattivo pagatore fatta salva, ovviamente, una qualche forma di congrua garanzia.

Per generalizzare la questione, possiamo adesso equiparare il lavoratore dipendente, cattivo pagatore, con l'unica garanzia rappresentata dal TFR, al lavoratore autonomo, artigiano, libero professionista o commerciante, sempre cattivo pagatore e orfano di garanti, titolare di una assicurazione vita, non pura, ma ad accumulo e restituzione di capitale minimo garantito.

Abbiamo allora completato il profilo generalizzato di lavoratore (dipendente o autonomo e quindi libero professionista, commerciante o artigiano) cattivo pagatore (niente prestiti personali) in ultima istanza (cui è precluso l'accesso a cessioni di quinto o a delegazioni di pagamento se dipendente, o impossibilitato ad effettuare accensione o sostituzione di mutuo ipotecario in ogni caso) e, per finire, senza garanti.

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Stai leggendo Il trattamento di fine rapporto come strumento per consolidare i debiti Autore Ludmilla Karadzic Articolo pubblicato il giorno 12 settembre 2014 Ultima modifica effettuata il giorno 16 marzo 2017 Classificato nella categoria consolidamento ristrutturazione del debito Inserito nella sezione contratti di prestito - microcredito usura e sovraindebitamento del sito la comunità dei debitori e dei consumatori italiani.

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