L'indagine conoscitiva del 2003 nel settore dell'assicurazione RC Auto - Scoperta numero 2

A pag. 36 la relazione contiene un'illuminante tabella. Nell'anno 2002 i primi tre gruppi assicurativi nel ramo RCA controllavano esattamente la metà del mercato (Fonsai 22%; RAS 16%; Generali 12%). Se aggiungiamo Toro (7,6%) e Unipol (7,22%), superiamo largamente il 60%. Se aggiungiamo anche Reale, Winterthur, Axa, Cattolica e Sara, scopriamo che i primi dieci gruppi assicurativi detenevano congiuntamente una quota di mercato superiore all'85%.

Ma non basta. Nel luglio 2000 sempre l'Antitrust aveva concluso l'istruttoria avviata nei confronti di una trentina di imprese attive nel mercato assicurativo auto, deliberando che due distinti comportamenti costituivano intese restrittive della concorrenza e comminando sanzioni amministrative pecuniarie per un totale di circa 700 miliardi di lire (poi sostanzialmente confermate dal Tar e dal Consiglio di Stato).

Traggo dal comunicato stampa Antitrust dell'epoca. In relazione al rifiuto generalizzato opposto ai consumatori di sottoscrivere una polizza furto e incendio auto, se non congiuntamente ad una polizza RCA, l'Autorità ha accertato che il parallelismo di comportamento riscontrato nel mercato in questione è frutto della concertazione tra imprese e costituisce una pratica legante nella copertura di rischi non omogenei, come tale distorsiva della concorrenza.

Di particolare gravità è stato ritenuto lo scambio di informazioni realizzato da numerosissime imprese di assicurazione (circa 40) nel settore dell'assicurazione auto. L'intesa ha preso la forma di una complessa ed articolata pratica concordata tra imprese concorrenti, le quali, in violazione dell'articolo 2, comma 2, della legge numero 287/90, hanno dato vita ad un intenso, prolungato e capillare scambio di informazioni sensibili sui prezzi delle polizze RCA e delle altre polizze inerenti l'assicurazione dell'autovettura.

Si tratta di una grave violazione della normativa a tutela della concorrenza, in considerazione della rilevanza, dettaglio e frequenza delle informazioni scambiate - concernenti, tra l'altro, le condizioni commerciali e contrattuali effettivamente praticate da ciascuna impresa alla propria clientela - nonché dell'importanza e del numero delle imprese coinvolte, che rappresentano circa l'80% del mercato assicurativo auto. Tale circuito informativo, realizzato in forma istituzionalizzata dalle imprese attraverso una società terza, in particolare mediante l'adesione a specifici osservatori costituiti ad hoc, è risultato idoneo a determinare premi commerciali più elevati rispetto a quelli che si registrerebbero in un mercato concorrenziale.

L'intesa ha avuto inizio nel periodo immediatamente precedente alla liberalizzazione (1993) e si colloca pertanto temporalmente in una fase particolarmente delicata del settore assicurativo in esame, ossia in un momento in cui si sarebbero dovute cogliere le nuove opportunità per uno sviluppo del mercato in senso concorrenziale.

Il livello di concentrazione evidenziato, la sussistenza delle vergognose intese scoperte avrebbero dovuto far scattare nelle testoline dei segugi un campanello d'allarme, anzi, un'assordante sirena: e invece niente.

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