I prestiti facili, l'insolvenza all'italiana [Commento 1]

  • marialuisa duso 14 aprile 2009 at 22:31

    I "prestiti facili", molto pubblicizzati quando non offerti direttamente ai lavoratori in difficoltà, possono nascondere dei contratti capestro che, a fronte di un prestito, pretendono in restituzione somme molto più altre rispetto a quelle di partenza. Secondo il sindacato, in questa trappola stanno cadendo sempre più lavoratori dell'Alto Vicentino.
    «È inaccettabile - considera Mirco Zanini, della Femca Cisl - che in un momento così difficile, quando bisognerebbe far quadrato e trovare il modo di sostenere chi è in difficoltà, ci sia chi cerca di speculare».
    «È chiaro - riconosce Zanini - che 700 euro al mese, mediamente percepiti da un lavoratore in cassa integrazione, non sono sufficienti per far fronte a tutte le spese del vivere quotidiano. Ogni giorno si rivolgono a noi lavoratori in difficoltà perchè non riescono ad onorare i loro impegni, dopo la cassa integrazione o la perdita del lavoro».
    LE MISURE. «Quello che riusciamo a ottenere da parte dei proprietari degli immobili in affitto - dice ancora il sindacalista della Cisl - è la disponibilità a sospendere il pagamento o ridurlo per qualche mese. Anche molti istituti bancari, a fronte della comunicazione dell'azienda della messa in cassa integrazione, danno la possibilità ai lavoratori di interrompere il pagamento delle rate del mutuo durante i periodi di riduzione salariale».
    «Questo dimostra - sottolinea il sindacalista - che, a fronte di una difficoltà generale, sta funzionando una sorta di patto tra "produttori" che sanno generare "sistema" di protezione e contenimento.
    I PRESTITI FACILI. C'è però chi fa leva sulla difficoltà dei lavoratori, aspettandoli nei parcheggi delle aziende in crisi, e facendo sottoscrivere contratti "capestro" che prevedono la cessione del quinto dello stipendio e la cessione del credito del Tfr. Comprendo che, in un momento di esasperazione, per il lavoratore quei 10 mila euro che può ottenere nel giro di pochi giorni siano come la manna dal cielo, ma chi gli fa questa proposta si guarda bene dal dirgli che alla fine ne dovrà restituire molti, ma molti di più, attraverso il pignoramento di un quinto dello stipendio, prelevato direttamente dalla busta paga».
    «In un libero mercato - denuncia Zanini - ognuno può vendere quello che vuole, ma in alcuni casi fanno pagare anche un'assicurazione maggiorata alla rata, la quale garantisce e tutela la società finanziaria ma è pagata mensilmente dal lavoratore».
    LE ALTERNATIVE. Del resto, le alternative esistono. Il sindacato, ad esempio, ha raggiunto recentemente un accordo con l'Inps provinciale il quale garantisce al lavoratore, che l'erogazione dell'integrazione Inps non avverrà alla fine del periodo previsto, ma mensilmente sulla base dell'accordo sindacale sottoscritto con l'azienda. Quindi non ci saranno più, attese per vedere il soldi.
    Sempre il sindacato ha sottoscritto un accordo con la Banca dell'Alto Vicentino che prevede, per i dipendenti in cassa integrazione straordinaria o in mobilità la possibilità di accedere al "Conto Corrente Etico", ottenendo l'anticipazione delle indennità a carico Inps senza alcun costo di apertura e di chiusura del conto corrente.

    Marialuisa Duso

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